Candidati Partito Democratico elezioni politiche 2018: i nomi tra novità e addii

I candidati del Partito Democratico alle elezioni politiche 2018: tante le novità che saranno presenti nei collegi e nelle liste ma diversi sono anche gli addii.

Candidati Partito Democratico elezioni politiche 2018: i nomi tra novità e addii

Il Partito Democratico ha ufficializzato i propri candidati in vista delle elezioni politiche del 4 marzo. Dopo la definizione del programma elettorale, il grande nodo che il segretario Matteo Renzi ha dovuto sciogliere è stato quello quello delle liste e dei collegi.

Con la nuove legge elettorale, il Partito Democratico è stato chiamato a decidere i nomi di chi farà parte delle liste proporzionali alla Camera e al Senato oltre che, assieme ai propri compagni di coalizione, i candidati nei vari collegi uninominali.

I candidati del Partito Democratico

Entro i giorni 28 e 29 gennaio dovevano essere consegnate presso le cancellerie delle Corti d’Appello le liste dei candidati. Con un giorno d’anticipo il Partito Democratico ha ufficializzato sul proprio sito tutti i nomi.

QUI TUTTI I CANDIDATI

Grazie in molti casi a una deroga causa sopraggiunto limite di legislature a cui si è preso parte, tutti i big del Partito Democratico saranno in corsa a cominciare dal segretario Matteo Renzi che si candiderà nel collegio di Firenze.

Dopo diverse polemiche, Maria Elena Boschi è stata candidata alla Camera nel collegio maggioritario di Bolzano, considerato più che sicuro vista la presenza dell’alleato SVP.

Il premier Paolo Gentiloni così come i ministri Andrea Orlando, Dario Franceschini, Luca Lotti, Maurizio Martina, Roberta Pinotti, Marco Minniti e Graziano Delrio, saranno tutti della partita. Dopo una iniziale esclusione, alla fine ci sarà anche Claudio De Vincenti nel collegio di Sassuolo.

Anche Debora Serracchiani correrà per un posto in Parlamento avendo rinunciato a candidarsi per un secondo mandato alle elezioni regionali in Friuli. Per lei oltre al listino proporzionale, c’è la presenza al collegio uninominale per la Camera di Trieste.

Diversi saranno anche i volti nuovi provenienti soprattutto dalla società civile, tra cui spiccano la giornalista e scrittrice Francesca Barra e l’avvocatessa Lucia Annibali, uno dei simboli della lotta alla violenza contro le donne essendo stata sfregiata al volto con l’acido da un suo ex.

Dopo che per settimane era stato dato come sicuro candidato, alla fine il medico Roberto Burioni , divenuto famoso per le sue battaglie web contro gli antivaccinisti, ha rifiutato l’offerta di Renzi preferendo continuare la sua crociata fuori dal Parlamento.

Tanti gli esclusi eccellenti. Gianni Cuperlo ha rifiutato di candidarsi a Sassuolo con il suo posto preso dal ministro De Vincenti, mentre sono stati tagliati anche il senatore Luigi Monconi, Rosario Crocetta e Marina Sereni.

Da tempo invece hanno già annunciato il loro passo indietro esponenti storici e di primo piano come Rosy Bindi, Anna Finocchiaro, Vannino Chiti, Ugo Sposetti e Massimo Mucchetti.

Cosa cambia con il Rosatellum-bis

Il sistema di voto denominato Rosatellum-bis, approvato a larga maggioranza lo scorso autunno, farà il suo esordio in occasione delle elezioni politiche del 4 marzo. Dopo lunghe trattative, alla fine si è optato per un mix tra proporzionale e maggioritario.

Come previsto da questa nuova legge elettorale, il Partito Democratico sarà il perno della coalizione di centrosinistra che comprenderà anche altre tre liste: Lista Insieme (Verdi, Socialisti e Area Civica), Più Europa-CD (Bonino, europeisti e Centro Democratico) e infine Civica Popolare (centristi ed ex alfaniani capitanati dalla ministra Lorenzin).

Con il Rosatellum-bis sono stati ridisegnati anche di conseguenza i collegi elettorali. Alla Camera ci saranno 232 collegi uninominali mentre 386 saranno i seggi assegnati tramite i listini proporzionali. I restanti 12 posti sono riservati alla circoscrizione Estero.

Al Senato invece i collegi uninominali della parte maggioritaria saranno 116 a fronte di 193 seggi dei listini proporzionali. A completare il quadro anche qui ci sono 6 senatori che verranno eletti tramite il voto per corrispondenza degli italiani all’estero.

I collegi tra proporzionale e maggioritario

Il Partito Democratico quindi in ciascun collegio proporzionale dovrà presentare un proprio listino formato da massimo quattro nomi ( due uomini e due donne o tre uomini e una donna e viceversa), mentre il candidato di ogni collegio uninominale per la Camera e il Senato andrà scelto assieme agli alleati della coalizione.

Per quanto riguarda i seggi maggioritari, verrà eletto direttamente in Parlamento il candidato che prenderà anche un solo voto in più degli altri. A seconda poi dei voti presi da ciascuna lista, si andrà a pescare nei listini per eleggere i parlamentari per quanto riguarda la parte proporzionale.

La scheda elettorale sarà una per la Camera e una per il Senato, inoltre non sarà ammesso il voto disgiunto. Se nella scheda l’elettore andrà a barrare il simbolo di una lista, il voto andrà direttamente al partito scelto per il proporzionale e al candidato collegato nel collegio uninominale.

Se invece si andrà a barrare il nome del candidato al seggio uninominale, il voto andrà alla persona scelta per quanto riguarda il collegio maggioritario e verrà poi spalmato in maniera proporzionale tra le liste che lo sostengono per la parte proporzionale.

Le caselle da riempire per il Partito Democratico quindi sono state molte, anche se gli ultimi sondaggi danno il centrosinistra in calo rispetto a cinque anni fa. Con ogni probabilità quindi gli eletti nella prossima legislatura saranno meno di quanti ne sono sbarcati in Parlamento nel 2013.

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