Bonus disoccupati 2026. L’elenco completo con tutti gli importi

Simone Micocci

21 Luglio 2026 - 16:43

Sei disoccupato? Ecco quali sono i bonus che puoi richiedere nel 2026 e gli importi aggiornati.

Bonus disoccupati 2026. L’elenco completo con tutti gli importi

Essere disoccupati può rappresentare un problema molto serio, soprattutto quando la ricerca di un nuovo impiego si prolunga nel tempo e diventa difficile tornare nel mercato del lavoro. Proprio per questo, chi si trova senza occupazione è tra i principali destinatari delle misure previste dal sistema di welfare, che interviene sia con sostegni economici che con percorsi finalizzati al reinserimento lavorativo.

D’altronde, il modo più efficace per aiutare una persona disoccupata è intervenire sulla causa del problema, accompagnandola verso una nuova opportunità professionale. Le indennità e i contributi economici servono infatti a garantire una tutela durante il periodo in cui manca uno stipendio, ma l’obiettivo finale resta quello di ridurre il più possibile la durata della disoccupazione.

È per questa ragione che molti dei bonus per i disoccupati sono collegati a iniziative di orientamento, formazione e ricerca attiva del lavoro. Allo stesso tempo, la normativa prevede una serie di obblighi, generalmente ricondotti al principio di condizionalità, il cui mancato rispetto può comportare la riduzione o la perdita del beneficio. È il caso, ad esempio, di chi non partecipa alle attività indicate dal centro per l’impiego oppure rifiuta, senza una valida motivazione, un’offerta di lavoro considerata congrua.

In questa guida facciamo quindi chiarezza su quali sono oggi i bonus e le prestazioni rivolte ai disoccupati. Non esiste, infatti, una sola misura valida per tutti, ma diversi strumenti che cambiano a seconda della situazione personale e delle finalità perseguite. Vediamo quali sono, quali requisiti bisogna rispettare e quali importi è possibile ottenere.

Chi è disoccupato

Generalmente si potrebbe pensare che la persona disoccupata sia quella priva di impiego.

Effettivamente è così, ma limitarci a questa definizione è riduttivo. Come chiarito dall’articolo 19 del decreto legislativo n. 150 del 2015, infatti, lo stato di disoccupazione si acquisisce quando contestualmente sussistono queste due condizioni:

  • essere privi di un impiego, o comunque quando dall’attività lavorativa non si percepisce un reddito da lavoro dipendente superiore a 8.500 euro l’anno, 5.500 euro nel caso del lavoro autonomo;
  • aver dichiarato la propria immediata disponibilità allo svolgimento di un’attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro. Tale passaggio va espletato attraverso il rilascio della dichiarazione di immediata disponibilità (Did).

Fatta chiarezza su questo importante aspetto, possiamo vedere quali sono i bonus che nel 2026 spettano a coloro che sono disoccupati e, a seconda dei casi, soddisfano particolari requisiti.

Bonus disoccupati 2026, le indennità di disoccupazione

Cominciamo da un elenco delle indennità di disoccupazione, ossia quelle prestazioni di sostegno al reddito riconosciute a coloro che improvvisamente, e per cause indipendenti dalla propria volontà, si trovano senza un impiego. Come anticipato, ci sono diverse misure, ognuna riservata a una categoria specifica di lavoratori:

  • indennità di disoccupazione Naspi: per i lavoratori subordinati che hanno almeno 13 settimane contributive negli ultimi 4 anni spetta un’indennità pari al 75% dello stipendio medio percepito nel periodo di riferimento entro i 1.456,72 euro, più il 25% per la parte residua, fino ad arrivare al massimo a 1.584,70 euro nel 2026. Viene erogata per un periodo pari alla metà delle settimane contributive maturate negli ultimi 4 anni, quindi per un massimo di 24 mensilità. Chi decide di mettersi in proprio può richiedere l’anticipazione della Naspi. Per le domande presentate dal 1° gennaio 2026, però, l’importo non viene più pagato interamente in un’unica soluzione: una prima rata pari al 70% viene erogata al momento dell’accoglimento della domanda, mentre il restante 30% viene riconosciuto successivamente, dopo la verifica dei requisiti previsti;
  • Indennità di disoccupazione Dis-Coll: simile alla Naspi, ma riservata ai collaboratori coordinati e continuativi in caso di cessazione di una o più collaborazioni, come pure agli assegnisti e dottorandi di ricerca con borsa di studio. Requisito essenziale è aver maturato almeno 1 mese di contribuzione nella Gestione Separata Inps. Il calcolo dell’importo è simile a quello della Naspi: nel 2026 la soglia di riferimento è pari a 1.456,72 euro, mentre il massimale mensile è di 1.584,70 euro. A differenza della Naspi, non si tiene conto dello stipendio percepito ma del reddito imponibile ai fini previdenziali risultante dai versamenti contributivi effettuati nell’anno solare in cui si è verificata la cessazione del lavoro e in quello precedente, diviso per il numero di mesi di contribuzione, o frazione di essi;
  • sostegno al reddito Sar: erogato da Forma.Temp, spetta invece ai lavoratori disoccupati che hanno avuto contratti di somministrazione e soddisfano almeno uno dei requisiti previsti. Possono richiederlo i disoccupati da almeno 45 giorni con almeno 110 giorni di lavoro maturati, oppure coloro che, sempre disoccupati da almeno 45 giorni, hanno concluso la procedura Mol (Mancanza di Occasioni di Lavoro). In tal caso spetta un bonus di 1.000 euro lordi, che si riduce a 780 euro lordi per coloro che sono disoccupati da almeno 45 giorni e hanno maturato almeno 90 giorni di lavoro nell’arco degli ultimi 12 mesi;
  • Indennità di disoccupazione agricola: per i lavoratori agricoli dipendenti vi è poi una misura riservata, spettante per un numero di giornate pari a quelle lavorate entro il limite massimo di 365 giorni l’anno. Ci sono una serie di requisiti da soddisfare: iscrizione negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli dipendenti, 2 anni di anzianità nell’assicurazione contro la disoccupazione involontaria e almeno 102 contributi giornalieri nel biennio. L’importo è pari al 40% della retribuzione di riferimento, con la trattenuta del 9% a titolo di contributo di solidarietà.

Le politiche attive

Ci sono poi le politiche attive, ossia quei percorsi nei quali il disoccupato, con il supporto del centro per l’impiego o delle agenzie private per il lavoro, partecipa a iniziative che dovrebbero favorirne il reimpiego.

Nel dettaglio, oggi le politiche attive che riconoscono a chi vi partecipa anche un sostegno economico sono due:

  • Assegno di inclusione, spettante alle famiglie in cui c’è almeno un componente disabile, minore oppure over 60. Può essere riconosciuto anche quando nel nucleo è presente una persona in condizione di svantaggio e inserita in un programma di cura e assistenza dei servizi sociosanitari territoriali certificato dalla pubblica amministrazione. Attenzione, però: a differenza di quanto avveniva con il Reddito di cittadinanza, una persona disoccupata non è automaticamente considerata tra i percettori dell’Assegno di inclusione. La normativa, infatti, tiene conto di coloro che hanno un’età compresa tra i 18 e i 59 anni solamente se hanno una disabilità oppure se gravano su di loro carichi di cura nei confronti dei figli o di persone con disabilità. In caso contrario, per il disoccupato considerato occupabile non ci sarà alcuna quota di Assegno di inclusione, con la possibilità però di richiedere altre prestazioni come il Supporto per la formazione e il lavoro;
  • Supporto formazione lavoro: per coloro che non percepiscono l’Assegno di inclusione, o comunque non sono considerati tra i beneficiari, hanno un Isee non superiore a 10.140 euro e si trovano nella condizione di poter lavorare, è previsto un percorso che parte dalla sottoscrizione del patto di servizio personalizzato con il centro per l’impiego e si sviluppa attraverso la partecipazione a iniziative di formazione e orientamento. Per tutto il periodo di effettiva partecipazione alle attività, e comunque per un massimo di 12 mensilità, spetta un bonus del valore di 500 euro al mese, pagato direttamente alla singola persona. La durata può essere prorogata per ulteriori 12 mesi quando, alla scadenza, il beneficiario sta ancora partecipando a un percorso formativo, con il necessario aggiornamento del patto di servizio personalizzato. È bene sottolineare che il Sfl non è compatibile con la Naspi e con gli altri strumenti pubblici di sostegno al reddito per la disoccupazione.

I bonus al disoccupato

Infine, ci sono dei bonus che spettano direttamente al disoccupato, una parte dei quali costituisce una prosecuzione degli strumenti di tutela che sarebbero stati riconosciuti in costanza di lavoro.

Ne sono un esempio:

  • indennità di malattia: in caso di malattia certificata dal medico entro i 60 giorni dalla cessazione del contratto di lavoro dipendente spetta un’indennità, tra il 4° e il 180° giorno, pari al 50% della retribuzione media giornaliera fino al 20° giorno e al 66,66% dal 21° al 180° giorno;
  • congedo matrimoniale: per coloro che nei 90 giorni che precedono il matrimonio o l’unione civile hanno lavorato per almeno 15 giorni alle dipendenze di aziende industriali, artigiane o cooperative, spetta un’indennità sostitutiva del congedo matrimoniale con importo variabile a seconda del settore lavorativo e della qualifica. Ad esempio, per gli operai è pari a 7 giorni di retribuzione;
  • congedo di maternità: spetta anche alle disoccupate un’indennità sostitutiva del congedo di maternità obbligatorio, della durata di 5 mesi, a patto che tra la sospensione del lavoro e l’inizio del congedo siano trascorsi non più di 60 giorni, oppure quando l’ex lavoratrice risulta titolare della Naspi. Spetta anche alle lavoratrici impiegate in settori nei quali non è dovuto il contributo contro la disoccupazione involontaria che, negli ultimi 2 anni, possono vantare almeno 26 contributi settimanali e hanno iniziato il periodo di congedo a una distanza massima di 180 giorni dall’ultimo giorno di lavoro. Così come per le lavoratrici dipendenti, l’importo è pari all’80% dell’ultima retribuzione percepita.

Per le lavoratrici che non soddisfano i suddetti requisiti e non hanno copertura contributiva vi è la possibilità di richiedere il bonus maternità al Comune, un sostegno che nel 2026 ammonta a 413,10 euro per 5 mensilità, per un totale di 2.065,50 euro, a patto di avere un Isee non superiore a 20.668,26 euro.