Naspi con le dimissioni per giusta causa, la guida per non perdere la disoccupazione

Simone Micocci

29 Luglio 2026 - 19:08

Le dimissioni per giusta causa non compromettono il diritto alla Naspi. Ma è bene seguire correttamente la procedura; ecco come fare.

Naspi con le dimissioni per giusta causa, la guida per non perdere la disoccupazione

Solitamente l’indennità di disoccupazione Naspi non spetta in caso di dimissioni volontarie. Esiste, però, un’eccezione importante: quella delle dimissioni per giusta causa.

Escludendo dalla Naspi chi decide volontariamente di lasciare il lavoro, infatti, il legislatore ha voluto evitare che il lavoratore possa interrompere il rapporto senza una ragione effettiva per poi richiedere l’indennità di disoccupazione.

Tuttavia, possono verificarsi situazioni talmente gravi da non consentire la prosecuzione, neppure temporanea, dell’attività lavorativa. In questi casi le dimissioni rappresentano formalmente una scelta del dipendente, ma sono in realtà la conseguenza di un comportamento imputabile al datore di lavoro. È ciò che accade, ad esempio, quando gli stipendi non vengono pagati oppure quando il lavoratore subisce condotte particolarmente gravi e dannose.

In presenza di una giusta causa, quindi, la cessazione del rapporto viene considerata involontaria ai fini dell’accesso alla Naspi e per la stessa ragione il lavoratore può dimettersi con effetto immediato, senza rispettare il periodo di preavviso.

È bene precisare, però, che non è sufficiente trovarsi in una situazione riconducibile alla giusta causa, in quanto le dimissioni devono essere presentate seguendo la procedura corretta e il lavoratore deve essere in grado di dimostrare le ragioni che hanno reso impossibile proseguire il rapporto.

In caso contrario, il rischio è quello di perdere comunque l’indennità di disoccupazione.

Dimissioni per giusta causa e Naspi: quando spetta la disoccupazione

Quando le dimissioni presentate dal lavoratore rientrano nella casistica della giusta causa, vi è per questo la possibilità di richiedere e godere dell’indennità di disoccupazione Naspi.

È l’Inps a confermarlo. L’Istituto, pur ribadendo che si considerano “disoccupati i soggetti privi di impiego che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione e che dichiarino in forma telematica al portale nazionale delle politiche del lavoro la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il centro per l’impiego”, ha precisato che l’accesso alla Naspi è possibile anche per le dimissioni per giusta causa.

Queste, infatti, anche se presentate dal lavoratore non sono comunque riconducibili alla libera scelta dello stesso. Si tratta di una decisione indotta da comportamenti altrui che implicano la condizione d’improseguibilità del rapporto di lavoro. Un principio posto nero su bianco nella circolare Inps n°163 del 20 ottobre 2003.

Esempi di Naspi per dimissioni per giusta causa

A questo punto possiamo vedere quali sono i principali esempi di dimissioni per giusta causa, ossia le situazioni che consentono al lavoratore di interrompere immediatamente il rapporto senza perdere il diritto all’indennità di disoccupazione Naspi.

Come anticipato, deve essersi verificato un inadempimento del datore di lavoro talmente grave da rendere impossibile la prosecuzione del rapporto, anche solo temporaneamente. Non basta, quindi, una semplice incomprensione o una difficoltà momentanea: la condotta contestata deve essere rilevante e, soprattutto, dimostrabile.

Tra i casi che possono giustificare le dimissioni in tronco rientrano:

  • il mancato pagamento degli stipendi o i ritardi reiterati nel versamento delle retribuzioni;
  • l’omesso versamento dei contributi previdenziali o assistenziali;
  • un comportamento ingiurioso o lesivo della dignità del lavoratore da parte del datore di lavoro o di un superiore;
  • la pretesa di svolgere prestazioni o attività illecite;
  • il mobbing, quando le condotte vessatorie sono sistematiche, prolungate e provocano un danno al lavoratore;
  • le molestie sessuali sul luogo di lavoro;
  • il demansionamento, quando comporta un significativo svuotamento delle mansioni e un danno alla professionalità del dipendente;
  • gravi discriminazioni, violazioni delle norme di sicurezza o modifiche unilaterali e sostanziali delle condizioni di lavoro.

La presenza di una di queste circostanze, tuttavia, non determina automaticamente il riconoscimento della giusta causa. Il lavoratore deve poter documentare quanto accaduto, poiché il datore di lavoro potrebbe contestare le dimissioni e chiedere il pagamento dell’indennità sostitutiva del preavviso.

Come richiedere la Naspi nelle dimissioni per giusta causa

La procedura per la richiesta dell’indennità di disoccupazione è la stessa prevista per le altre ipotesi di cessazione del rapporto di lavoro.

Prima di presentare la domanda di Naspi, però, bisogna assicurarsi che le dimissioni siano state rassegnate correttamente: non basta, infatti, che sussista una giusta causa per vedersi riconoscere automaticamente la prestazione.

Anche le dimissioni per giusta causa devono essere trasmesse attraverso la procedura telematica prevista dall’articolo 26 del decreto legislativo n. 151 del 2015. Il lavoratore può procedere autonomamente tramite il portale ClicLavoro, accedendo con Spid o Carta d’identità elettronica, oppure rivolgersi a un patronato, a un’organizzazione sindacale o a un altro soggetto abilitato.

Durante la compilazione bisogna selezionare espressamente l’opzione “dimissioni per giusta causa”. Non è invece necessario descrivere nel dettaglio, all’interno della comunicazione, tutti i fatti che hanno portato all’interruzione del rapporto.

E attenzione, perché basta un errore nella scelta della causale per compromettere il diritto alla Naspi visto che potrebbe essere molto complicato modificare successivamente la propria indicazione.

È inoltre opportuno presentare le dimissioni tempestivamente rispetto al comportamento contestato al datore di lavoro. Il dipendente deve infatti essere in grado di dimostrare la sussistenza della giusta causa qualora questa venga contestata. Per tale ragione, prima di procedere è consigliabile raccogliere la documentazione utile e magari farsi assistere da un sindacato o da un patronato.

Una volta cessato correttamente il rapporto, la domanda di Naspi può essere presentata seguendo la procedura ordinaria, nel rispetto dei termini e degli altri requisiti previsti per l’accesso all’indennità.

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