Preavviso dimissioni, ecco quanti giorni prima vanno rassegnate nel 2026 e per quanto tempo bisognerà restare al lavoro. Le regole aggiornate.
Sai che quando rassegni le dimissioni devi dare il congruo preavviso? Il preavviso di dimissioni, infatti, è un passaggio molto importante perché consente al lavoratore di interrompere correttamente il rapporto di lavoro senza rischiare una decurtazione dello stipendio a seguito della pretesa di un’indennità sostitutiva da parte del datore.
Nel dettaglio, con il termine “preavviso” ci si riferisce al periodo di tempo che deve trascorrere tra la comunicazione delle dimissioni e l’ultimo giorno di lavoro effettivo, una fase fondamentale per garantire una gestione ordinata della cessazione del rapporto. Durante il preavviso il dipendente continua a lavorare e a percepire la normale retribuzione, mentre l’azienda ha il tempo necessario per organizzare la sostituzione.
Ma quanto dura il preavviso di dimissioni? E soprattutto, come si calcolano i giorni da rispettare? La risposta dipende da diversi fattori, come il Ccnl applicato, l’anzianità di servizio, il livello di inquadramento e la tipologia di contratto.
A tal proposito, ecco tutto quello che c’è da sapere per evitare errori e lasciare il lavoro nel modo corretto.
Preavviso e dimissioni, ecco come funziona
Come visto sopra, il preavviso di dimissioni è il periodo che il lavoratore è tenuto a rispettare prima di interrompere il rapporto di lavoro, salvo specifiche eccezioni previste dalla legge o dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) applicato. La finalità è quella di garantire una cessazione graduale del rapporto, permettendo al datore di lavoro di organizzarsi per la sostituzione del dipendente e assicurare la continuità dell’attività aziendale.
L’obbligo di preavviso è regolato dall’articolo 2118 del Codice Civile, che stabilisce che entrambe le parti (datore di lavoro e lavoratore) possono recedere dal contratto, ma con preavviso, a meno che non vi siano giuste cause di cessazione immediata. Il mancato rispetto comporta il pagamento di un’indennità sostitutiva.
Con il Decreto Legislativo 151/2015 è stato inoltre introdotto l’obbligo di presentare le dimissioni online tramite il portale del ministero del Lavoro, misura pensata per contrastare il fenomeno delle dimissioni in bianco.
Di fatto, gli obblighi per il lavoratore che intende dimettersi sono pochi ma fondamentali.
Fatta eccezione per il contratto a tempo determinato - per il quale le dimissioni anticipate non sono normalmente consentite - il dipendente non è tenuto a motivare la propria scelta, a differenza di quanto accade nel caso del licenziamento. Deve però rispettare la procedura prevista e osservare il periodo di preavviso stabilito.
Proprio per questo motivo, il mancato rispetto del preavviso comporta una vera e propria sanzione economica. Questo periodo serve infatti a consentire all’azienda di individuare e formare un sostituto, continuando nel frattempo a beneficiare della prestazione lavorativa del dipendente dimissionario. Di conseguenza, il preavviso deve essere effettivamente lavorato: eventuali interruzioni - come nel caso di ferie fruite durante il preavviso - ne sospendono il decorso.
Quanti giorni di preavviso sono necessari per le dimissioni volontarie?
Per il calcolo del preavviso, che vedremo più avanti, e per il rispetto dei giorni necessari, va ricordato che il periodo stesso - anche se in modalità differenti - si applica a tutti i lavoratori dipendenti, con alcune eccezioni.
- Non è richiesto per le dimissioni per giusta causa.
- Può non essere applicato in periodi di prova, in base al CCNL.
- È regolato in modo specifico per contratti particolari come apprendistato e tempo determinato.
Per quanto riguarda il numero di giorni di preavviso, invece, sono diversi i fattori che agiscono sulle tempistiche:
- tipologia di contratto (full-time, part-time, tempo determinato, apprendistato);
- anzianità di servizio (maggiore anzianità di solito comporta periodi di preavviso più lunghi);
- livello di inquadramento e qualifica;
- CCNL di riferimento, che stabilisce regole specifiche per ogni settore.
Sia per il contratto di apprendistato e sia per il contratto a tempo indeterminato, in caso di dimissioni volontarie, è opportuno consultare il CCNL con cui si è assunti per determinare il periodo di preavviso obbligatorio. Per i contratti a tempo indeterminato, inoltre, giocano un ruolo fondamentale anche l’anzianità e la qualifica. Generalmente, i tempi per il preavviso delle dimissioni sono la metà di quelli previsti per il licenziamento, quindi:
- lavoro full time e massimo 5 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro: 8 giorni di calendario;
- lavoro full time e più di 5 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro: 15 giorni di calendario;
- lavoro part-time e massimo 2 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro: 4 giorni di calendario;
- lavoro part-time e più di 2 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro: 8 giorni di calendario.
Come calcolare il preavviso delle dimissioni: i tempi da rispettare per ogni CCNL
Come detto, i singoli CCNL potrebbero prevedere dei termini differenti e specifici in base ad anzianità e qualifiche. Quindi, in questi casi i contratti collettivi stabiliscono i periodi di preavviso da rispettare. Ecco alcune indicazioni in base ai principali settori.
CCNL terziario, della distribuzione e dei servizi
| Anni di servizio | Quadro | Giorni di preavviso |
|---|---|---|
| 5 anni | I° Livello | 45 giorni |
| II° e III° livello | 20 giorni | |
| IV° e V° livello | 15 giorni | |
| VI° e VII° livello | 10 giorni | |
| Operatori di vendita | 30 giorni | |
| dai 5 ai 10 anni | I° livello | 60 giorni |
| II° e III° livello | 30 giorni | |
| IV° e V° livello | 20 giorni | |
| VI° e VII° livello | 15 giorni | |
| Operatori di vendita | 45 giorni | |
| oltre i 10 anni | I° livello | 90 giorni |
| II° e III° livello | 45 giorni | |
| IV° e V° livello | 30 giorni | |
| VI° e VII° livello | 15 giorni | |
| Operatori di vendita | 60 giorni |
CCNL Metalmeccanici
| Anni di servizio | Quadro | Giorni di preavviso |
|---|---|---|
| 5 anni | VI° e VII° categoria professionale | 2 mesi |
| IV° e V° categoria professionale | 1 mese e 15 giorni | |
| II° e III° categoria professionale | 10 giorni | |
| 1° categoria professionale | 7 giorni | |
| dai 5 ai 10 anni | VI° e VII° categoria professionale | 3 mesi |
| IV° e V° categoria professionale | 2 mesi | |
| II° e III° categoria professionale | 20 giorni | |
| 1° categoria professionale | 15 giorni | |
| oltre i 10 anni | VI° e VII° categoria professionale | 4 mesi |
| IV° e V° categoria professionale | 2 mesi e 15 giorni | |
| II° e III° categoria professionale | 1 mese | |
| 1° categoria professionale | 20 giorni |
CCNL Commercio
| Anni di servizio | Quadro | Giorni di preavviso |
|---|---|---|
| 5 anni | Quadri e I° Livello | 60 giorni |
| II° e III° livello | 30 giorni | |
| IV° e V° livello | 20 giorni | |
| VI° e VII° livello | 15 giorni | |
| dai 5 ai 10 anni | Quadri e I° Livello | 90 giorni |
| II° e III° livello | 45 giorni | |
| IV° e V° livello | 30 giorni | |
| VI° e VII° livello | 20 giorni | |
| oltre i 10 anni | Quadri e I° Livello | 120 giorni |
| II° e III° livello | 60 giorni | |
| IV° e V° livello | 45 giorni | |
| VI° e VII° livello | 20 giorni |
Periodo di preavviso: cosa deve sapere il dipendente dimissionario
I giorni di preavviso in caso di dimissioni volontarie vanno calcolati secondo le indicazioni date fin qui. Ma, oltre ai tempi e alle modalità di comunicazione, ci sono altri aspetti che richiedono un’attenzione particolare tanto per i dipendenti quanto per i datori di lavoro.
Quando parte il periodo di preavviso?
Per prima cosa, bisogna ricordare che nella maggior parte dei CCNL viene stabilito che il periodo del preavviso decorra dal 1° o dal 16° giorno di ogni mese.
Se il dipendente dimissionario invia la comunicazione in un momento diverso, il calcolo della data del termine del rapporto di lavoro inizia nel momento di decorrenza più prossimo.
Ad esempio, per una comunicazione delle dimissioni inviata il 18 giugno, il periodo di decorrenza scatterà dal 1° luglio dello stesso anno.
Come si contano i giorni di preavviso delle dimissioni
Un’altra domanda che molti si pongono a riguardo è: per il calcolo del preavviso si considerano i giorni lavorativi o quelli di calendario? Un’informazione importante di cui essere a conoscenza per non rischiare di commettere errori di calcolo.
Nella durata del preavviso si tiene conto di tutti i giorni di calendario, compresi quelli non lavorativi. Questo tipo di calcolo favorisce il dipendente che ha fretta di lasciare l’azienda.
Come vedremo meglio di seguito, però, non prestare attività nei giorni solitamente lavorativi interrompe la durata del preavviso.
Il preavviso deve essere lavorato?
La regola vuole che il preavviso debba essere lavorato. Non si può, ad esempio, approfittare di questo periodo per smaltire le ferie residue. A tal proposito, è opportuno sapere che nel periodo di preavviso non vengono conteggiati eventuali giorni di assenza del lavoratore per:
- malattia;
- infortunio;
- ferie;
- maternità;
- congedi.
Il periodo di preavviso riparte, dunque, dal giorno di rientro del lavoratore.
Il periodo di preavviso viene retribuito?
Il preavviso viene trattato al pari degli altri giorni lavorativi. Il dipendente ha, dunque, diritto alla normale retribuzione, compresa di tutti gli emolumenti accessori. Durante il preavviso, inoltre, si continuano a maturare ferie, TFR e tredicesima, somme che verranno poi riconosciute alla fine del rapporto di lavoro.
Cosa succede se non si rispettano i giorni del preavviso: sanzioni e conseguenze
Nel caso in cui il lavoratore non rispetti il periodo di preavviso previsto per legge il datore di lavoro ha diritto a richiedere un’indennità di mancato preavviso.
Tale indennità è pari all’importo delle retribuzioni che sarebbero spettate per il periodo di preavviso non lavorato, come stabilito dall’articolo 2118 del Codice Civile.
Pensiamo, ad esempio, a un lavoratore che dovrebbe dare preavviso di 30 giorni ma non lo fa.
Al momento della liquidazione delle ultime competenze a questo viene sottratto un importo pari allo stipendio che sarebbe stato percepito in quei 30 giorni nel caso in cui fossero stati lavorati.
Preavviso dimissioni: quando non esiste (e quando non è dovuto)
Esistono situazioni particolari in cui il periodo di preavviso non è obbligatorio o, addirittura, è assente dal contratto. Questi casi specifici vanno trattati diversamente, soprattutto dal punto di vista del lavoratore.
Periodo di preavviso per i contratti a tempo determinato
Nel contratto a tempo determinato non è previsto il recesso anticipato e di conseguenza non è previsto nemmeno il preavviso. Il rapporto di lavoro può concludersi prima del preavviso di dimissioni solo in caso di accordo di entrambe le parti o in caso di recesso per giusta causa (art. 2119 Codice Civile).
Se, quindi, il lavoratore decide di dimettersi, in mancanza di giusta causa, il datore di lavoro potrà chiedere un risarcimento pari al periodo mancante alla conclusione del contratto. In questi casi cosa fare? Essendo riconosciuta la possibilità di recesso anticipato in caso di accordo di entrambe le parti, il lavoratore dovrà accordarsi con il datore di lavoro.
I casi in cui non è dovuto il preavviso
Come anticipato, ci sono circostanze in cui il lavoratore non è obbligato a rispettare il periodo di preavviso. Può, quindi, non presentarsi al lavoro già nella giornata successiva a quella in cui sono state comunicate le dimissioni.
Ad esempio, non è previsto il preavviso non è dovuto per il recesso di un contratto a progetto, di uno stage o per la fine di una collaborazione coordinata continuativa, come pure nel caso delle già citate dimissioni per giusta causa: in queste situazioni, l’effetto del licenziamento è immediato.
Altra situazione in cui il preavviso non è necessario è quella della lavoratrice che rassegna le dimissioni nel periodo di maternità - vale a dire dal momento in cui viene a conoscenza della gravidanza e fino al compimento dell’anno di vita del figlio.
Non c’è l’obbligo di preavviso, né lato azienda né lato lavoratore, neppure nel caso delle dimissioni rassegnate durante il periodo di prova.
Rinuncia del preavviso
È comunque facoltà del datore di lavoro rinunciare al preavviso di dimissioni, consentendo dunque al lavoratore di cambiare subito lavoro. Si tratta di un accordo tra le parti che va messo per iscritto, con sottoscrizione di entrambi.
Sconsigliamo di credere alla rinuncia del preavviso semplicemente dichiarata per voce. In questo caso, sarebbe la parola del datore di lavoro contro il dipendente. Il rischio è che il datore pretenda - con tutto il diritto di farlo - il pagamento della suddetta indennità di mancato preavviso.
Preavviso più lungo, può deciderlo il datore di lavoro?
Un tema molto importante sul preavviso di dimissioni riguarda la possibilità di prevedere, nel contratto individuale, un termine più lungo rispetto a quello stabilito dal Ccnl.
Proprio su questo punto è intervenuta di recente la sentenza del Tribunale di Tivoli del 13 novembre 2025, che ha chiarito quando tali clausole possono essere considerate legittime.
Nel dettaglio, il caso nasce da un rapporto di lavoro in cui le parti avevano concordato un preavviso sensibilmente più ampio rispetto a quello previsto dalla contrattazione collettiva, accompagnato dal riconoscimento di un vantaggio economico per il lavoratore.
Dopo le dimissioni rassegnate senza rispettare il termine pattuito, l’azienda aveva richiesto l’indennità prevista dalla clausola, sostenendo la validità dell’accordo.
Il giudice ha quindi dovuto stabilire se l’autonomia individuale possa allungare o meno il periodo di preavviso oltre i limiti fissati dal Ccnl e, soprattutto, a quali condizioni ciò sia possibile senza limitare in modo eccessivo la libertà del lavoratore di lasciare il posto.
Dalla decisione emerge un principio chiave: il prolungamento del preavviso è ammissibile solo se accompagnato da una controprestazione reale e adeguata, cioè da un vantaggio per il dipendente (economico o professionale). Non sono sufficienti benefici “ordinari”, come la maturazione dell’anzianità o delle ferie, che si verificano comunque durante il rapporto di lavoro. In assenza di un equilibrio tra vincolo imposto e beneficio riconosciuto, la clausola rischia di essere considerata nulla perché peggiorativa rispetto alla disciplina collettiva.
Quindi, chi firma un contratto con un preavviso più lungo deve verificare che esista un vantaggio reale e proporzionato. In caso contrario, il patto potrebbe non essere valido e non giustificare richieste economiche da parte del datore di lavoro, situazione che comunque deve comunque essere valutata dal giudice caso per caso.
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