Bolla AI, tutti i nomi delle vittime più o meno illustri che rischia di mietere se esplode. Alert, profezie e commenti rilasciati dagli esperti a Money.it.
Bolla AI o, in inglese, AI bubble. Se ne parla ormai con cadenza quotidiana e negli ultimi giorni ancora di più, visto che i titoli delle società attive nel settore dell’intelligenza artificiale e quotati a Wall Street hanno continuato a schizzare.
Più che le parole, sono alcuni numeri ben precisi a raccontare cosa sta succedendo e a spiegare come sia ormai inevitabile chiedersi fino a che punto la situazione attuale sia davvero sostenibile.
Basta guardare al trend dell’indice Philadelphia Stock Exchange Semiconductor Index, che comprende le azioni dei produttori di chip.
Il listino si appresta a concludere il trimestre migliore della storia, dopo essere volato del 69% negli ultimi due mesi. Guadagni per molti esperti palesemente esagerati, che avallano i timori e le profezie di chi dice che ormai ci siamo: ergo, la bolla AI sta per esplodere.
Accanto gli SOS si affianca così l’altra grande domanda: se la bolla AI esiste e se davvero scoppierà, quali saranno le vittime più o meno illustri che pagheranno il conto?
Money.it ha raccolto le risposte di alcuni grandi esperti.
La parola alla voce di Wall Street. Bolla AI, rischiano soprattutto Anthropic, OpenAI e SpaceX
Ha commentato il rischio di una bolla AI Igor Pejic, strategist del mercato hi-tech e banchiere, autore dei libri Tech Money, Blockchain Babel e Big Tech in Finance.
Pejic è venuto subito al dunque, avvertendo che “ le aziende a più alto rischio sono quelle che si quoteranno a Wall Street nei prossimi mesi: Anthropic, OpenAI e xAI (come parte di SpaceX) ”. E questo non solo perché si tratta di “player focalizzati esclusivamente sull’AI, ma perché si concentrano su un tipo specifico di AI, cioè sui modelli di frontiera ”.
Di fatto, le società menzionate “stanno inseguendo una super-intelligenza artificiale che riesca a eguagliare il ragionamento umano”, lanciando “ una scommessa ad altissimo rischio che richiederà ulteriori scoperte tecnologiche per funzionare”.
Di conseguenza, se l’obiettivo non dovesse essere raggiunto, “l’intero modello di business potrebbe collassare”.
Non finisce qui, in quanto questi player “dipendono da capitali esterni e quindi dal contesto macroeconomico”.
Blindati invece, secondo Pejic, i titani del calibro di “ Google, Amazon e Microsoft, che hanno business stabili e altamente diversificati, con enormi flussi di cassa disponibili” e che “beneficiano della crescita dell’AI, indipendentemente da chi sviluppa il modello migliore”, visto che, controllando le infrastrutture, vincono in ogni caso.
Riguardo alla possibilità che gli investitori stiano sottovalutando il rischio di una bolla AI, il guru - interpellato più volte dal New York Times, da American Banker, Forbes e Bloomberg, autore anche della newsletter di Substack The New Frontier - ha risposto a Money.it facendo notare che, in realtà, “rispetto alle bolle del passato, gli investitori sono diventati molto più sofisticati e competenti dal punto di vista tecnologico”, sottolineando che, “anche se è possibile che molti investimenti siano guidati dalla FOMO (Fear of Missing Out), la maggior parte degli investitori ha già collocato mentalmente i titoli AI nella categoria ’ad alto rischio’ ”.
Detto questo, qualcosa che gli investitori stanno sottovalutando c’è. Si tratta, secondo Pejic, dell’“impatto che un eventuale crollo dell’AI avrebbe sull’economia nel suo complesso. Soprattutto negli Stati Uniti, il settore tecnologico ha raggiunto un peso nei mercati finanziari mai visto prima”.
Ciò significa che, “anche se si investe in fondi indicizzati, un collasso dell’AI sarebbe devastante ”, mandando in fumo una mole inimmaginabile di risparmi.
C’è chi vede in pericolo anche i titani AI Amazon, Google, Meta, Microsoft
Con Money.it ha parlato anche David Viney, professionista del settore IT e consulente AI che, nel rispondere alla domanda se le azioni AI siano sopravvalutate, ha sottolineato come “tutto sia prezzato alla perfezione”.
Questo “significa che basta che una sola, tra le molte cose possibili non vada per il verso giusto, perché qualcosa vada davvero storto”.
Ovvero? Viney ha menzionato quanto scritto da “ Goldman Sachs, che prevede $1,15 trilioni di spesa in conto capitale (capex) per l’AI tra il 2025 e il 2027”. Cifra che “non sarebbe neanche irrazionale, se la domanda si materializzasse al ritmo richiesto dalla tesi sulle infrastrutture. Ma secondo me ciò non avverrà, o almeno non ancora ”.
Lo scetticismo è tale che, secondo l’esperto, a essere più esposte allo scoppio di una bolla AI sono le stesse “Mag4” Amazon, Alphabet-Google, Meta, Microsoft, dunque “ i costruttori di infrastrutture e gli hyperscaler ”, che stanno tra l’altro “finanziando la loro stessa domanda”.
Nel ricordare che i 4 titani dell’AI hanno indicato $635–665 miliardi di capex solo nel 2026 ”, Viney ha infatti così commentato:
“Per usare l’analogia di Woodstock, (questi colossi) sono quelli che stanno organizzando il festival e prenotando le band, mentre il pubblico - ovvero i clienti enterprise che considerano il ROI che possono incassare - non ha ancora comprato il biglietto”.
Guardando inoltre all’Europa, qui non c’è neanche “energia sufficiente a fare funzionare tutto. Irlanda, Paesi Bassi e Danimarca sono tutti ’chiusi per business’ e moratorie sulle connessioni alla rete stanno bloccando numerosi progetti già completamente autorizzati.”.
D’altronde, “non si possono certo aggirare i vincoli delle leggi della termodinamica con l’ingegneria finanziaria ”.
Dunque sì, “ gli investitori stanno sottovalutando i rischi, nello specifico i vincoli fisici”.
Per l’esperto, in primis, “non c’è capitale sufficiente nel mondo per finanziare tutto”. Se si tratta di una bolla? Viney ha risposto che lui non la chiamerebbe bolla, in quanto “le bolle scoppiano, lasciando il nulla alle spalle”.
In questo caso, invece, “le infrastrutturre sopravviveranno, ma molti investitori non ce la faranno ”.
Bolla come nel 2000? Certo che sì
Non ha certo problemi a parlare di bolla, invece, Mike Roberts, co-fondatore e CEO di City Creek Mortgage: “In questo momento i titoli AI sono scambiati più sulla scia della speculazione che sulla base di dati finanziari concreti”, riflettendo un trend “molto simile a quello visto nei casi in cui si sono formate le classiche bolle speculative ”.
E il punto è che, a fronte di “mega cap hi-tech che possono ovviamente permettersi di investire decine di miliardi per costruire infrastrutture massicce, ci sono molte società di software di livello medio le cui valutazioni in Borsa stanno salendo in modo drammatico solo perché i loro prodotti sono stati bollati come ‘AI’, e in quanto gli investitori stanno scommettendo in modo selvaggio sul loro potenziale futuro”.
Di conseguenza, per Roberts il parallelismo tra il rally dei titoli AI e quanto accadde nel 2000 e l’esplosione della bolla dot-com ha senso eccome.
Tra l’altro, “la comunità degli investitori sta sottovalutando in modo significativo l’estrema pressione sui margini di profitto a cui le aziende faranno fronte, una volta che la tecnologia AI sarà diventata una commodity e, anche, a causa dell’aumento della competizione ”.
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Bolla AI, attenzione a chi sta facendo i conti senza l’oste
Contattato anche lui da Money.it, ha commentato le possibili conseguenze disastrose dello scoppio di una bolla AI anche Brent Fisher, co-fondatore e responsabile di GTM presso Cognetryx, fornitore di soluzioni e di piattaforme private sull’AI volte a proteggere i dati sensibili.
A suo avviso, in pericolo sarebbero soprattutto le aziende attive nel comparto “ cloud-AI middleware ”, in quanto “le previsioni sui (loro) ricavi si basano sull’ipotesi secondo cui le industrie regolamentate continueranno a far transitare i loro dati più sensibili all’interno dei modelli ospitati esternamente”.
Peccato che tali aziende stiano facendo i conti senza l’oste.
Il dirigente ha ricordato infatti che che ad aprile la Federal Reserve, l’OCC e la FDIC hanno pubblicato nuove linee guida sui rischi legati ai modelli e che la normativa HIPAA sulla sicurezza è stata aggiornata per affrontare direttamente la gestione dell’intelligenza artificiale ai fini della tutela dei dati sanitari. Nel frattempo, in Europa sta per entrare in vigore l’AI Act dell’Unione Europea.
Risultato: potenziali buyer di servizi di AI cloud attivi nei “settori healthcare, bancario, legale e governativo, che controllano migliaia di miliardi di spese stanno rispondendo sempre di più alle offerte di servizi di AI cloud, sottolineando di non potere inviare quei dati al di fuori dalla loro rete ”. Per motivi di tutela della privacy, praticamente.
Il rischio di un “repricing imminente” per le aziende AI che stanno scommettendo sull’arrivo di ordini per i loro servizi è dunque serio. E questo perché, se una società sta crescendo in quanto ritiene che clienti come banche e ospedali utilizzerano l’AI cloud in piena libertà, quando invece, a causa di una regolamentazione più severa, ciò non potrà avvenire, alla fine il suo valore rischierà di scendere, in quanto gli investitori capiranno che le previsioni di crescita su cui si basa sono fin troppo rosee.
Se si può parlare di una bolla simile a quella dot com?
Per il co-fondatore di Cognetryx “una bolla c’è”, ma la maggior parte delle persone sta sbagliando nell’interpretarla: così “come lo scoppio della bolla dot-com non ha ucciso Internet ”, in questo caso a morire non sarà l’AI in quanto business, ma “il secondo livello”, dunque quei “prodotti AI il cui modello di business dipende dal processare dati che il cliente non è più autorizzato o disposto a inviare all’esterno ”.
E le conseguenze potrebbero essere notevoli in quanto chi sarà colpito “rappresenta una quota significativa della capitalizzazione attuale di mercato, come dimostra la quantità di aziende che fanno marketing proprio su questo”.
In sintesi, attenzione: così come accaduto in passato con le altre bolle speculative, questa bolla AI, quando scoppierà, avvierà un processo di selezione naturale che, inevitabilmente, mieterà diverse vittime, affossando valutazioni gonfiate fin troppo dall’entusiasmo e suffragate poco o per nulla dai fondamentali. E qualcuno, come visto, sta già facendo i loro nomi.
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