Bolla AI, ecco cosa può farla davvero scoppiare

Laura Naka Antonelli

18/05/2026

Mentre tutti si affannano a capire se e quando scoppierà la bolla AI, arriva l’avvertimento sul vero fattore che potrebbe mettere in ginocchio i titoli del settore.

Bolla AI, ecco cosa può farla davvero scoppiare

Bolla AI oppure no. La possibilità che la grande scommessa sull’intelligenza artificiale possa finire con il confermarsi una grande cantonata è stata analizzata e sviscerata da tutti: dai trader ai nomi più noti del mondo della finanza.

Se per Mr. Big Short Michael Burry la febbre per l’AI potrebbe avere i giorni contati, il CEO di BlackRock Larry Fink ritiene che stia accadendo esattamente il contrario di una bolla speculativa, citando la scarsità di computing capacity (capacità di calcolo) e degli stessi chip motori dell’intelligenza artificiale. Praticamente, citando la scarsità di un’offerta a fronte di “una domanda che sta crescendo molto di più di quanto qualsiasi persona avesse anticipato”.

Dunque, altro che bolla AI. C’è poi chi si affanna a individuare minacce e pericoli dietro l’angolo per i titoli AI, ragionando sull’eventuale spillo che potrebbe far scoppiare la bolla: rialzi dei tassi da parte delle principali banche centrali? La prosecuzione della guerra USA-Iran? Nuove tensioni geopolitiche tra USA e Cina (rientrate per ora dopo la visita di Donald Trump a Pechino)? Tutto è possibile, incluso un altro fattore scatenante che, da potenziale, rischia ora di diventare sempre più concreto. Il nome di questo fattore?

Bolla AI, il pericolo si chiama crisi globale dei bond?

Semplice: bond, o anche mercato obbligazionario mondiale.

Tra i vari scenari che terrorizzano gli investitori, c’è proprio una crisi dei bond: scenario neanche così lontano, visto quello che emergendo in queste ore.

Il trend inizialmente negativo dei mercati azionari della sessione di oggi si spiega proprio con i forti smobilizzi che hanno colpito nelle ultime ore le obbligazioni.

Tanto che gli strategist di Morgan Stanley del team che fa capo a Mike Wilson lo hanno scritto: le azioni rischiano di soffrire un dietrofront significativo, a causa di un possibile sell off globale sui bond che minacci di far deragliare il rally dell’intelligenza artificiale.

Se infatti il mercato dei bond diventasse più volatile e i tassi di interesse di lungo periodo continuassero a salire,“ ci aspetteremmo la prima correzione significativa dei corsi azionari da quando i mercati hanno toccato il fondo, alla fine di marzo”.

L’attenti di Morgan Stanley si è già concretizzato nelle ultime ore, con alcune borse tartassate dagli smobilizzi a causa dell’impennata dei rendimenti obbligazionari scatenata dai forti sell sui bond.

Ne hanno parlato anche gli analisti di ING Chris Turner, Frantisek Taborsky e Francesco Pesole che, nell’articolo “FX Daily: Bearish yield curve steepening hits risk assets”, hanno confermato che “le perdite (sofferte dalle azioni) sono state scatenate dalla parte lunga dei rendimenti ”.

Gli esperti hanno poi puntualizzato che, “sebbene la politica del Regno Unito possa essere ritenuta in parte responsabile del sell-off globale, il fattore principale è stato rappresentato dal rialzo dei rendimenti dei Treasury decennali statunitensi, che hanno raggiunto i livelli più elevati dall’inizio del 2025 ”, prima di ritracciare nelle ultime ore. Nuovi record sono stati testati anche dai rendimenti dei Titoli di Stato giapponesi a 10 anni (schizzati al record dal 1996).

L’allarme delle ultime ore è per ora rientrato, ma la paura che un bagno di sangue nel mercato dei bond finisca per inondare l’azionario continua ad aleggiare sui mercati, memori di tutte quelle volte in cui la fuga dalle obbligazioni ha avuto forti ripercussioni sulle azioni, soprattutto azioni growth, dunque anche AI.

La storia docet: crisi bond affligge soprattutto azioni AI

Cosa c’entrano le azioni AI, nello specifico?

C’entrano eccome, e secondo molti fin troppo, vista la loro incidenza crescente sulla capitalizzazione di Wall Street, il mercato azionario numero uno al mondo.

E’ la stessa storia a insegnare l’elevata correlazione che esiste tra il Nasdaq Composite e lo S&P 500 - soprattutto tra le Big Tech USA, ovvero i titani che fanno parte del club delle Magnifiche 7 - e i rendimenti dei Treasury.

Innumerevoli le volte in cui lo scatto rialzista degli yield USA ha scatenato un’avversione al rischio che ha colpito principalmente il settore tecnologico.

Eccezioni a questa regola ce ne sono state e proprio di recente, visto che i balzi dei rendimenti dei Treasury, scatenati dai dati macro relativi all’inflazione USA che hanno dato indicazioni hawkish sui tassi USA, sono stati snobbati proprio dalle azioni AI e in generale dal settore dei chip.

Impennata rendimenti Treasury USA rende sentiment mercato più cauto

Detto questo, alcuni analisti hanno avvertito che il balzo dei rendimenti dei Treasuries USA a 10 e 30 anni rispettivamente al di sopra delle soglie del 4,5% e del 5% ha iniziato a intaccare il sentiment di mercato.

Tra l’altro, l’aumento degli yield tende a deprimere i corsi azionari soprattutto AI non solo in quanto aumenta i costi di finanziamento per le aziende e per i consumatori, ma anche perché rende i bond più competitivi rispetto alle azioni.

C’è poi la semplice e sola questione delle valutazioni. Lo S&P 500, per esempio - indice dove a fare la parte del leone sono proprio le azioni AI, così come avviene nel caso del Nasdaq, è scambiato a un valore pari a 21,3 volte il rapporto prezzi forward/utili, (proprio sulla scia del rally delle azioni AI), molto al di sopra della media di lungo termine pari a 16 volte, sebbene ancora al di sotto del picco di 23,5 volte testato a ottobre. Un terreno, per questo motivo, ancora più esposto al pericolo di una crisi dei bond. Dunque, a chi vuole investire nelle azioni, il messaggio è chiaro: fate attenzione a cosa sta accadendo ai mercati obbligazionari.