Si pagano tasse dai profitti bitcoin?

Tassazione bitcoin persone fisiche (non titolari di partita IVA) residenti in Italia: come funziona?

Si pagano tasse dai profitti bitcoin?

Come funziona la tassazione dei bitcoin in Italia? Si tratta di un quesito complesso da affrontare in questo particolare momento storico.

I bitcoin, infatti, stanno ancora cercando una loro collocazione all’interno del sistema fiscale italiano. In questo intervento analizziamo la posizione dell’Agenzia delle Entrate su questo tema e la visione dei principali esperti del settore.

Partiamo da una breve premessa terminologica. Cosa sono realmente i bitcoin? I bitcoin sono una valuta elettronica, esistente solo in forma virtuale, introdotta nel gennaio del 2009 da un informatico del quale è noto solo lo pseudonimo: Satoshi Nakamoto. Nel giro di un breve periodo questo tipo di valuta è diventata la più famosa tra le valute elettroniche; ciò che la rende unica è l’assenza di un organo che ne controlla e ne regola l’immissione nel mercato, come di solito fa una banca centrale.

La tassazione dei bitcoin funziona in modo diverso a seconda che si consideri il privato cittadino persona fisica non titolare di partita IVA dal contribuente (persona fisica o società) titolare di partita IVA. In questo intervento ci soffermeremo sul primo aspetto.

Tassazione bitcoin persona fisica non titolare di partita IVA: la posizione del fisco italiano nella risoluzione dell’Agenzia delle Entrate numero 72/E del 2016

L’Agenzia delle Entrate è intervenuta per la prima volta in materia di tassazione dei bitcoin in Italia con la risoluzione numero 72/E del 2 settembre 2016.

Tassazione bitcoin: risoluzione Agenzia delle Entrate numero 72/E del 2 settembre 2016
Clicca sull’icona per eseguire il download della risoluzione Agenzia delle Entrate numero 72/E del 2 settembre 2016 in materia di tassazione dei bitcoin.

In relazione alla tassazione dei bitcoin per le persone fisiche ha lasciato particolarmente sopresi il seguente passaggio:

Per quanto riguarda, la tassazione ai fini delle imposte sul reddito dei clienti della Società, persone fisiche che detengono i bitcoin al di fuori dell’attività d’impresa, si ricorda che le operazioni a pronti (acquisti e vendite) di valuta non generano redditi imponibili mancando la finalità speculativa

Alla luce dell’interpretazione letterale fornita dall’Agenzia delle Entrate, le persone fisiche che utilizzano bitcoin al di fuori dell’attività di impresa non possono essere tassate poiché non ci sono conti correnti, conti deposito e manca la finalità speculativa.

Questo ragionamento comporta che le società che svolgono attività professionale di intermediazione nel mercato bitcoin non devono adempiere agli obblighi tipici del sostituto d’imposta (certificazione unica e modello 770).

Tuttavia, questa interpretazione ha lasciato parecchi dubbi agli esperti del settore.

Effettivamente la non imponibilità dei profitti da bitcoin per le persone fisiche sembrerebbe comunque soggetta all’eccezione delle operazioni poste in essere sul mercato Forex. Il TUIR classifica i guadagni derivanti dal Forex come redditi diversi, ovvero tutti quei redditi che non trovano collocazione naturale nelle prime cinque categorie di reddito disciplinate dalla normativa fiscale (redditi da lavoro dipendente, autonomo, di impresa, di capitale e agrari).

In particolare, ai sensi del comma 1-ter dell’articolo 67 del Tuir “le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di valute estere rivenienti da depositi e conti correnti concorrono a formare il reddito a condizione che nel periodo d’imposta la giacenza dei depositi e conti correnti complessivamente intrattenuti dal contribuente, calcolata secondo il cambio vigente all’inizio del periodo di riferimento sia superiore a 51.645,69 euro per almeno sette giorni lavorativi continui”.

Su questo punto è bene che il legislatore intervenga con un provvedimento ad hoc, in modo da chiarire se la non imponibilità dei profitti da bitcoin per le persone fisiche abbia delle eccezioni ed in che misura. Ciò per evitare il rischio che si ripeta una situazione simile a quella verificatasi tra il 2010 ed il 2011 in ordine alla tassazione delle plusvalenze realizzate sul mercato Forex.

Tassazione bitcoin persone fisiche: la tipologia di reddito e la posizione degli esperti del settore

In un interessante articolo apparso su Econopoly lo scorso mese di settembre, Stafano Capaccioli - uno dei massimi esperti italiani di sviluppo delle tecnologie blockchain, presidente di Assob.it e dottore commercialista - è intervenuto per proporre la sua interpretazione della corretta tassazione dei bitcoin in capo alle persone fisiche.

Il dottor Capaccioli non condivide l’interpretazione fornita dall’Agenzia delle Entrate nella risoluzione citata per 4 motivi:

  • il bitcoin non è moneta, non è valuta né può esserlo: è un mezzo di pagamento semplice su base volontaria (Sentenza C-264/14);
  • se proprio si vuole riflettere su bitcoin e moneta si può dire che è moneta merce senza l’oro, è moneta a corso forzoso senza Stato ed è moneta bancaria senza banca. Fondamentalmente è qualche cosa di diverso, innovativo e che non può essere compreso semplicisticamente nelle categorie conosciute;
  • la normativa fiscale italiana non definisce il concetto di moneta e di valuta estera;
  • l’assimilazione tra bitcoin e valuta estera contrasta con i principi generali.

Il rischio, sempre secondo il presidente di Assob.it, è che di crei la convinzione che le plusvalenze derivanti dall’utilizzo di bitcoin non siano mai imponibili, mentre le plusvalenze derivanti dall’utilizzo di bitcoin dovrebbero essere inquadrate tra i redditi diversi di natura finanziaria perché non sono valute estere ma sono, invece, assimilabili a titoli non rappresentativi di merce.

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