Dal 1° gennaio 2026 i proprietari di casa potrebbero pagare di meno questa tassa

Patrizia Del Pidio

30 Novembre 2025 - 16:49

Il prossimo anno entreranno in vigore le nuove aliquote Imu e in alcuni casi l’imposta potrebbe anche essere di importo inferiore rispetto a quest’anno. Vediamo le novità.

Dal 1° gennaio 2026 i proprietari di casa potrebbero pagare di meno questa tassa

Dal 1° gennaio 2026 l’Imu sugli immobili potrebbe subire cambiamenti che determineranno un costo inferiore rispetto a oggi. La modifica che interesserà l’imposta sulla casa entrerà in vigore a partire dal prossimo anno: cambia il modo di determinare le aliquote da applicare per il calcolo dell’Imu, che seguiranno regole diverse a partire dal prossimo anno. Anche se c’è chi temeva un aumento del costo per i proprietari, la novità potrebbe essere vantaggiosa per chi ha una seconda casa.

Le aliquote Imu, dal 2026, saranno determinate in base a un nuovo sistema. La semplificazione è a vantaggio dei Comuni che potranno stabilire quanto i proprietari di casa dovranno versare di Imu. L’intervento introduce un maggiore ordine e un’attenzione particolare per le seconde case che si trovano in località turistiche. Il 12 novembre scorso, sulla Gazzetta Ufficiale, è stato pubblicato il decreto del Ministero dell’Economia 6 novembre 2025 che definisce in modo più chiaro gli spazi di manovra che avranno i Comuni dal prossimo anno nella determinazione dell’aliquota per il calcolo dell’Imu. Vediamo cosa cambia e chi potrebbe pagare meno.

Nuova Imu 2026, cosa cambia

A stabilire le novità è il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 6 settembre 2024 che porta a una drastica riduzione delle fattispecie (con relative aliquote) da cui attingere per la determinazione dell’imposta (che oggi sono circa 250.000). L’allegato A del decreto del 6 settembre 2024 è stato sostituito dall’allegato A del decreto 6 novembre 2025. Cosa cambia?

Il comma 2 dell’articolo 1 del decreto 6 novembre 2025 stabilisce che:

L’allegato A del presente decreto modifica e integra le condizioni in base alle quali i Comuni possono introdurre ulteriori differenziazioni all’interno di ciascuna delle fattispecie in materia d’imposta municipale propria (IMU) gia’ individuate dal decreto 7 luglio 2023, in virtu’ delle quali i comuni possono diversificare le aliquote di cui ai commi da 748 a 755 dell’art. 1 della legge 27 dicembre 2019, n. 160.

Allegato A
Decreto 6 novembre 2025

Nel documento il Ministero fissa i nuovi criteri da seguire a partire dal divieto di superare l’aliquota massima prevista a livello nazionale con lo scopo di uniformare la tassa su tutto il territorio italiano.
A un anno dall’entrata in vigore per le amministrazioni di inviare al Mef le aliquote entro il 14 ottobre di ogni anno, arrivano le nuove casistiche previste dal Ministero.

Dal 2026, i 7.904 Comuni italiani si dovranno uniformare alle nuove disposizioni e per chi non si adegua l’applicazione è quella di una aliquota standard.

La determinazione e il versamento saranno possibili grazie a tutti gli elementi che l’amministrazione tributaria e le altre amministrazioni già conoscono a cui si possono aggiungere anche altri elementi di informazione.

Il Comune, in ogni caso, potrà esercitare il suo diritto a regolamentare l’Imu entro un preciso perimetro (nel rispetto, in ogni caso, dei principi costituzionali) e allo stesso tempo i contribuenti avranno a disposizione un supporto per il pagamento dell’imposta.

Imu oggi e domani

Al momento l’Imu, in base a quello che prevede la legge nazionale, prevede delle aliquote standard per ogni fattispecie di immobile che il Comune può aumentare o diminuire entro determinati margini (stabiliti dalla stessa legge che fissa le aliquote standard). Ogni Comune, ogni anno, poi fissa le proprie aliquote con la pubblicazione delle delibere del Consiglio Comunale.

Dal 2026, invece, i Comuni potranno scegliere tra le diverse voci previste nell’allegato A per adattare la tassazione degli immobili alle specifiche esigenze locali (sempre entro i limiti stabiliti a livello nazionale). A stabilire le categorie di immobili tra cui l’ente locale potrà scegliere è stato l’ultimo decreto del Mef: in questo modo si vuole rendere il quadro normativo maggiormente uniforme e, al tempo stesso, limitare le decisioni dei Comuni.

In base alla propria autonomia, il Comune ha la facoltà di introdurre altre differenziazioni per ciascuna delle fattispecie (in base alle condizioni elencate nell’Allegato A del decreto 6 novembre 2025).

Imposta più bassa sulle case a disposizione

Nelle indicazioni del Mef è previsto che i Comuni possano prevedere riduzioni dell’Imu per le seconde case tenute a disposizione dal proprietario. A prevedere la novità era già stato il decreto del 2024. Le abitazioni non locate e non concesse in comodato che il proprietario utilizza per una parte dell’anno, potrebbero trovarsi nella condizione di vedersi riconoscere un’aliquota agevolata in base a quanti mesi all’anno vengono utilizzate. La scelta viene lasciata alla discrezionalità dei Comuni.

L’opzione concessa ai sindaci non si deve basare solo sui mesi di permanenza nella casa di vacanza, ma anche su altri parametri, come ad esempio le utenze di luce, acqua e gas o l’arredamento presente nell’immobile (come avviene per la Tari).
Gli immobili per le vacanze affittati o destinati alle locazioni brevi, invece, sono esclusi dal beneficio.

Imu più bassa per gli immobili inagibili?

Un’altra novità contenuta nell’allegato riguarda le case inagibili e la loro tassazione. I Comuni possono scontare o azzerare l’aliquota nel caso le unità immobiliari siano inutilizzabili a seguito di calamità naturali. L’esenzione potrebbe essere estesa dai sindaci anche per “cause diverse” dagli eventi naturali.

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