Che differenze ci sono ta imposte, tasse e contributi? Vediamo quali sono le differenziazioni di questi balzelli con esempi pratici.
Quando si parla di Fisco nelle conversazioni comuni, spesso, erroneamente, si intende la stessa cosa quando si pronunciano le parole tasse, imposte e tributi che, però, non sono sinonimi.
Iniziamo col dire che per tributo, in termini tecnici, si intende l’insieme delle somme dovute dai cittadini al Fisco: i tributi, quindi, comprendono imposte, tasse e contributi e sono tutti i versamenti previsti dalla legge.
Anche se nell’uso comune, quindi, si tende a utilizzare in modo intercambiabile i tre termini, dietro questa confusione si nascondono significati distinti e importanti. Proprio per tale motivo, cerchiamo di capire la differenza tra imposte e tasse, visto che si tratta di un distinguo sostanziale che riguarda il rapporto stesso che il cittadino ha con il Fisco. Senza dimenticare il significato dei contributi, altro aspetto che molto spesso viene confuso con altri ma che ha una definizione tutta sua.
Cosa sono i tributi
Il tributo è un dovere previsto dalla legge per tutti coloro che fanno parte della comunità e abbiano almeno una minima disponibilità economica. Possiamo dire che il tributo è il prezzo che si paga per vivere in una società organizzata.
Per fare un esempio concreto si potrebbe immaginare che l’Italia sia un condominio grandissimo: per fare in modo che tutto funzioni (ascensore, luce delle scale, pulizia del giardino, manutenzione) ogni condomino versa una quota.
Non tutti i versamenti dei tributi sono uguali e possiamo riconoscere tre situazioni diverse:
- l’imposta come contributo per il bene di tutti. Si tratta di spese che servono a tutti indipendentemente da quante volte utilizzi il servizio. Si pagano le imposte per finanziare gli ospedali, l’istruzione, la sicurezza;
- la tassa come pagamento di un servizio che si usa. Si paga una quota specifica perché si sta usufruendo di un servizio specifico;
- contributo come versamento per un vantaggio speciale. Si paga perché una determinata opera pubblica ti ha portato un beneficio diretto (per esempio il contributo di bonifica si paga perché l’ente che gestisce i canali vicino al tuo terreno o la tua casa fa in modo che non esondi e questo aumenta il valore del tuo bene).
Mentre il tributo è la somma di denaro che lo Stato chiede per mantenere i servizi essenziali, la tassa, l’imposta e il contributo sono la modalità con cui si pagano i tributi. Le imposte sono tributi, così come lo sono anche le tasse e i contributi.
Cosa sono le tasse: definizione ed esempi concreti
Le tasse rappresentano pagamenti obbligatori che i cittadini devono versare allo Stato, alle Regioni o agli enti locali per finanziare le spese pubbliche.
Le tasse sono prelevamenti effettuati sul cittadino per aver usufruito effettivamente di un atto, provvedimento, bene o servizio pubblico.
La tassa, quindi, viene richiesta per sovvenzionare un servizio pubblico di cui si usufruisce. A differenza di quanto accade nel mercato privato (chiamo l’elettricista e pago la fattura per il suo intervento), le tasse sono prelevamenti di ricchezza basati sui principi di correlatività: il prelievo fiscale è legato all’erogazione di uno specifico servizio pubblico. La tassa finanzia le cosiddette spese divisibili, ma può essere dovuta anche se il cittadino non utilizza concretamente il servizio pur avendone la possibilità.
In altre parole, la distinzione tra le tasse imposte dallo Stato e il prezzo dei servizi erogati dai privati (l’elettricista, l’insegnante privato per le ripetizioni, l’idraulico, l’avvocato, ecc.) non va individuata nella natura del servizio ma nel diverso regime giuridico.
Le tasse sono stabilite dallo Stato per finanziare servizi specifici rivolti ai cittadini a cui i cittadini possono accedere in modo (relativamente) semplice.
In questo senso, un classico esempio è quello della Tari, ovvero la tassa sui rifiuti che viene pagata dai cittadini come corrispettivo per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Paghi perché il Comune passa a raccogliere la tua spazzatura. Se tieni la casa chiusa e non produci rifiuti, la paghi comunque perché il servizio è messo a disposizione per te.
Altri esempi di tasse sono:
- tasse scolastiche: si paga per usufruire dell’istruzione pubblica, ma solo al momento dell’iscrizione;
- tasse universitarie paghi all’atto dell’iscrizione per poter frequentare le lezioni e sostenere gli esami;
- tassa di occupazione spazi ed aree pubbliche (Tosap);
- tassa sui permessi di soggiorno;
- ticket sanitario: quando fai un’analisi del sangue, paghi una tassa (il ticket) come partecipazione alla spesa di quel servizio specifico che stai ricevendo in quel momento;
- tassa di concessione governativa.
Come vedremo, quindi, a differenza delle imposte, le tasse devono finanziare le cosiddette “spese divisibili”, ovvero quelle spese che sono destinate a fornire specifici servizi rivolti ai cittadini.
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Cosa sono le imposte
Le imposte rappresentano un’altra forma di prelievo fiscale, ma differiscono dalle tasse in quanto sono stabilite direttamente dal governo e sono obbligatorie per tutti i contribuenti.
Le imposte sono prelevamenti coattivi di ricchezza (reddito o patrimonio) che lo Stato effettua sulla base di principi stabiliti a livello costituzionale.
In Italia, per esempio, i principi costituzionali cardine nel prelevamento delle imposte sono:
- il principio di capacità contributiva (articolo 53 della Costituzione), secondo il quale ogni cittadino è chiamato a contribuire alle spese dello Stato in ragione della propria capacità di produrre reddito. Gli indicatori di capacità contributiva sono tre, ovvero il reddito, il patrimonio e il consumo;
- il principio di solidarietà (articoli 2 e 53 della Costituzione), secondo il quale le imposte sono comunque dovute da ciascun cittadino, anche al fine di venire incontro alle esigenze dei cittadini meno abbienti.
Le imposte sono destinate a finanziare quelle spese che la dottrina tributaria definisce “indivisibili”, nel senso che vanno a finanziare servizi rivolti alla pluralità dei cittadini.
Le imposte principali che si pagano in Italia sono:
- Irpef (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche): progressiva a scaglioni, colpisce i redditi. Ogni mese, sulla tua busta paga, viene trattenuta una quota di imposta. Più guadagni, più paghi (principio di progressività). Questo serve a finanziare la scuola pubblica, anche se tu non hai figli;
- Iva: ogni volta che compri il pane o un nuovo smartphone, paghi l’Imposta sul Valore Aggiunto. Non ricevi un servizio dallo Stato in quel momento, ma contribuisci alle casse pubbliche in base al tuo consumo;
- Ires (Imposta sul Reddito delle Società): colpisce il reddito delle società.
- Addizionali Irpef: regionali e comunali.
- Imu (Imposta Municipale Unica): Sulla proprietà di immobili (non prima casa, salvo lusso). Se possiedi un immobile oltre alla tua abitazione principale, paghi un’imposta sul tuo patrimonio. Il Comune non fa nulla di specifico per quella casa, ma tu contribuisci perché possiedi una ricchezza;
- Imposta sostitutiva: Applicata ad esempio su rendimenti finanziari (26% o 12,5%) o cedolare secca sugli affitti;
- Imposta di registro: quando compri casa da un privato, l’imposta di registro è la voce di spesa principale. Se è «prima casa», si paga il 2% sul valore catastale; se è «seconda casa», sale al 9%. L’imposta di registro si paga anche quando registri un contratto di locazione (se non scegli la cedolare secca) ed è pari al 2% del canone annuo, divisa a metà tra proprietario e inquilino.;
- Imposta ipotecaria: quando compri casa, paghi questa imposta affinché il passaggio di proprietà venga annotato ufficialmente nei pubblici registri (conservatoria);
- Imposta catastale: si paga per la voltura catastale, ovvero per cambiare il nome del proprietario nel database del Catasto;
- Imposta di bollo;
- Imposta di successione;
- Accise: si pagano sulla base del tuo consumo di quel bene (carburante e sigarette, per esempio);
- tassa automobilistica (conosciuta come bollo auto) è diventata un’imposta sul possesso del veicolo;
- Imposta di soggiorno: grava su chi alloggia in strutture ricettive in comuni turistici o città d’arte. È un’imposta perché il ricavato non finisce direttamente per pulire la «tua» specifica stanza, ma serve al Comune per finanziare servizi generali come la manutenzione del decoro urbano, i monumenti o il trasporto pubblico locale, di cui beneficiano tutti (turisti e residenti);
- Canone Rai: sebbene si chiami canone, la Corte Costituzionale lo ha definito un’imposta sul possesso dell’apparecchio televisivo, non una tassa sul servizio (perché lo paghi anche se guardi solo canali privati).
Le imposte sono pagate da tutti i cittadini: alcune si pagano in base al reddito (come l’Irpef che segue il principio che più guadagni e più paghi), altre, invece sono fisse e uguali per tutti come (l’Iva, l’imposta di bollo, le accise, ecc..).
Qual è la differenza tra imposte e tasse?
La distinzione tra imposte e tasse viene da sé e può essere ulteriormente chiarita analizzando le finalità di ciascuna. La legge italiana stabilisce le regole e le aliquote per entrambe, riconoscendo la differenza sostanziale tra l’applicazione delle imposte e delle tasse.
In linea generale, è importante distinguere tra imposte e tasse nel seguente modo: mentre le prime servono a sostenere servizi generali a carico dello Stato, le seconde servono per finanziare servizi identificabili e riconoscibili dai cittadini.
Ricapitolando: le imposte sono prelevamenti coattivi di ricchezza operati dallo Stato ai cittadini al fine di finanziare le cosiddette spese indivisibili (ovvero quelle per le quali non è possibile stabilire l’effettivo utilizzo da parte di ciascuno: si pensi all’istruzione o alla sicurezza); le tasse, invece, sono prelevamenti di ricchezza imposti ai cittadini sulla base di un provvedimento, bene o servizio pubblico effettivamente richiesto/utilizzato dai cittadini medesimi e che vanno a finanziare le cosiddette spese divisibili (si pensi alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti, come enunciato).
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Chi può non pagare tasse e imposte?
E per contributi cosa si intende?
La differenza tra imposte e tasse non esaurisce l’insieme delle definizioni necessarie per comprendere cosa e, soprattutto, perché paghiamo periodicamente allo Stato importanti somme di denaro.
Oltre a tasse e imposte, infatti, esiste un’altra forma di prelievo fiscale chiamata contributi. Ma sappi che il termine contributi si presta a essere utilizzato in una molteplicità di situazioni.
Tecnicamente, il diritto tributario riconduce i contributi ai prelevamenti di ricchezza aventi come presupposto “l’accrescimento reddituale e patrimoniale di cui un cittadino ha beneficiato per effetto di un’opera pubblica”.
Il termine contributi si utilizza anche per definire le prestazioni che alcune categorie di cittadini devono garantire all’organizzazione pubblica alla quale appartengono (si pensi ai professionisti che versano i contributi annuali ai propri ordini di appartenenza).
Nel settore previdenziale, infine, i contributi sono i versamenti effettuati dai cittadini al proprio ente di previdenza (INPS, previdenza complementare o casse professionali) al fine di accumulare il montante contributivo su cui verrà calcolata la futura pensione.
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