Tari 2026, chi non la paga? Tutte le esenzioni e riduzioni

Patrizia Del Pidio

23 Aprile 2026 - 08:37

Guida alla Tari 2026: requisiti ISEE per il bonus Arera, regole per le case disabitate e riduzioni obbligatorie. Scopri se puoi smettere di pagare la tassa rifiuti.

Tari 2026, chi non la paga? Tutte le esenzioni e riduzioni

Chi non paga la Tari 2026 perché ha diritto a riduzioni ed esenzioni? Quest’anno è un anno particolare per la tassa sui rifiuti visto che tra le varie agevolazioni previste sulla Tari, il Dpcm del 21 gennaio 2025, entrato in vigore il 28 marzo 2025, individua i criteri per il riconoscimento del bonus Tari, previsto, 5 anni fa, dal decreto fiscale 2020 e finora concesso a livello regionale. Il bonus è entrato in vigore lo scorso anno, ma viene riconosciuto per la prima volta sulla Tari da corrispondere nel 2026.

La Tari è una tassa a livello locale che serve a finanziare il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Il gettito della tassa deve servire solo a coprire il costo del servizio e il Comune non deve generare entrate ulteriori, raggiungendo il pareggio di bilancio

Si tratta di un tributo che si versa ogni anno, ma che in alcuni casi potrebbe prevedere esenzioni e riduzioni dell’importo che si deve pagare. Possono essere agevolazioni a livello locale o sconti ed esenzioni a livello nazionale.

Essendo una tassa a livello locale a stabilire la cadenza dei pagamenti, in quante rate suddividere l’importo e la scadenza di ogni rata è il Comune che, in alcuni casi, può prevedere anche una certa flessibilità nei versamenti.

In genere, l’importo della Tari viene suddiviso in due o tre rate, da versare:

  • entro la fine di aprile (primo acconto);
  • entro la fine di luglio (secondo acconto);
  • entro il 31 dicembre (saldo finale).

Quest’anno sembra che molti Comuni, però, stiano spalmando il pagamento del tributo in quattro rate, per agevolare i cittadini nel versamento. Prima di procedere al versamento della Tari è però importante conoscere tutte le regole sulla tassa sui rifiuti e sapere quali sono le esenzioni previste e chi non paga la tassa rifiuti.

Bonus Tari 2026

Tra le novità per il 2026 si deve considerare il bonus Tari che finalmente dovrebbe essere applicato a livello nazionale. Fino allo scorso anno il beneficio è rimasto solo sulla carta perché mancavano i criteri di riconoscimento del beneficio che sono stati definiti, con estremo ritardo, dal Dpcm del 21 gennaio 2025 (entrato in vigore dal 28 marzo 2025), dopo oltre 5 anni di attesa visto che l’agevolazione era stata prevista dal decreto fiscale 2020.

Il bonus Tari prevede una riduzione del 25% dell’importo da versare per tutti coloro che rientrano in determinati requisiti Isee (che devono essere stati soddisfatti lo scorso anno), gli stessi previsti per i bonus sociali nel 2025, ovvero:

  • 9.530 euro per la generalità dei nuclei familiari;
  • 20.000 euro per i nuclei familiari numerosi in cui sono presenti almeno 4 figli.

Fino allo scorso anno il bonus era applicato a livello locale dai singoli enti con requisiti variabili e con beneficio a discrezione del Comune. C’erano, quindi, zone in cui era previsto uno sconto più alto, altre in cui era più basso e luoghi in cui non era proprio contemplato.

Ora che c’è un criterio per la ripartizione del bonus dovrebbe essere applicato direttamente da Arera a livello nazionale e uguale per tutti. Il passaggio alla gestione Arera permette al il bonus di uscire dalla discrezionalità dei Comuni.

Esenzione Tari 2026, chi non paga?

Per capire chi non paga la Tari è necessario soffermarsi su quale sia il presupposto dell’imposta, ovvero chi deve pagare la tassa sui rifiuti.

Il presupposto della tassa è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o aree scoperte operative suscettibili di produrre rifiuti urbani.

Per essere esenti dal versamento della Tari non basta non abitare l’immobile. Non paga la tassa sui rifiuti soltanto chi dimostra che il locale è inidoneo a produrre rifiuti, in quanto oggettivamente inutilizzabile: è necessario che l’immobile sia privo di mobilio e di utenze domestiche.

Sono escluse dalla Tari le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili, nonché le aree comuni condominiali di cui all’art. 1117 del Codice Civile che non siano detenute od occupate in via esclusiva.

La legge prevede alcune agevolazioni obbligatorie, come quelle in caso di disservizi, alle quali se ne aggiungono altre facoltative.

A queste, inoltre, si aggiungono anche i numerosi e spesso contraddittori chiarimenti forniti dal Mef e dalle sentenze della Cassazione. Vedendo punto per punto tutti i casi in cui si può richiedere l’esenzione dal pagamento della tassa sui rifiuti, ovvero la riduzione della tassa sui rifiuti, vediamo quando non si paga la Tari.

Esenzione per la casa disabitata

Se la casa è disabitata si paga la Tari? La risposta è no, ma per poter richiedere l’esenzione è necessario rispettare due condizioni:

  • all’interno dell’immobile non devono essere attive le utenze di gas, luce e acqua
  • non devono esserci arredi.

Sono questi i presupposti per poter richiedere l’esenzione Tari sulla casa non abitata: insomma, bisognerà provare che la casa non è adatta a ospitare nessuno.

Basta anche la presenza o degli arredi o di una sola utenza a impedire al contribuente di poter beneficiare dell’esonero dal pagamento della Tari per il 2026.

Tari 2026 seconda casa

Discorso in parte diverso riguarda la Tari sulla seconda casa utilizzata soltanto per pochi mesi all’anno.

In questo caso la Tari si paga, ma non in misura piena bensì ridotta (e sempre a discrezione del Comune in cui l’immobile è ubicato).

Per i non residenti, che vivono per la maggior parte dell’anno in un’altra casa, il Comune deve applicare una riduzione dell’imposta. Solitamente sono le delibere a stabilirne la misura percentuale ma, in caso contrario, sarà necessario presentare ricorso.

La riduzione della Tari prevista per le case utilizzate soltanto pochi mesi all’anno è uno dei casi richiamati nello specifico dalla legge di Stabilità 2014, nella quale al comma 659 viene previsto che il Comune può stabilire esenzioni o riduzioni nei casi di:

  • abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale o altro uso limitato e discontinuo;
  • locali, diversi dalle abitazioni, e aree scoperte adibiti a uso stagionale o a uso non continuativo, ma ricorrente;
  • abitazioni occupate da soggetti che risiedano o abbiano la dimora, per più di sei mesi all’anno, all’estero;
  • fabbricati rurali a uso abitativo.

Tari 2026, esenzione per chi vive in affitto? Chi paga tra inquilino e proprietario?

Chi vive in affitto è esonerato dal pagamento della Tari o no? In questo caso la norma è abbastanza chiara e per capire chi paga la tassa tra inquilino e proprietario bisogna considerare il tempo di permanenza nell’immobile.

L’inquilino è obbligato a pagare la Tari in caso di detenzione di durata superiore a 6 mesi. In caso contrario, invece, la tassa non è dovuta dall’utilizzatore, ma resta esclusivamente in capo al proprietario.

Esenzione tassa rifiuti, come verificare se c’è il diritto a riduzioni

Oltre ai casi di esenzione, la legge prevede alcune situazioni in cui è possibile richiedere la riduzione della Tari.

La legge prevede due tipologie di esenzioni: quelle obbligatorie e quelle facoltative, che possono essere introdotte dai Comuni.

Partendo da quelle obbligatorie, ci sono casi specifici in cui la tassa sui rifiuti si paga soltanto in parte: quando il servizio di raccolta è effettuato in violazione della legge o quando i cassonetti della spazzatura sono troppo distanti dalla propria abitazione.

Quando il servizio di raccolta dei rifiuti è insufficiente e quando le strade delle nostre città sono piene di spazzatura, la Tari è dovuta nella misura massima del 20% della tariffa.

Lo stesso sconto dell’80% spetta in caso di interruzione del servizio per motivi sindacali, o per imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione riconosciuta dall’autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all’ambiente.

La Tari può inoltre essere ridotta nelle zone in cui non è effettuata la raccolta e l’imposta dovuta sulla base della tariffa deliberata dal comune dovrà essere non superiore al 40%, da calcolare in base alla distanza dal più vicino punto di raccolta.

Argomenti

# Tari
# MEF

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.