Per non pagare l’IMU sulla seconda casa basta una ricevuta

Patrizia Del Pidio

12 Aprile 2026 - 11:27

Non paghi l’IMU sulla seconda casa se dimostri che ci abiti. Per farlo basta soltanto avere una delle ricevute previste. Vediamo la sentenza e come dimostrare di avere diritto all’esenzione.

Per non pagare l’IMU sulla seconda casa basta una ricevuta

Per non pagare l’IMU sulla seconda casa potrebbe bastare soltanto una ricevuta. L’imposta municipale unica fu introdotta nel 2012, e attualmente è l’imposta patrimoniale che tutti i proprietari pagano sugli immobili posseduti (con l’esclusione dell’abitazione principale non di lusso). Oltre all’esenzione della casa in cui si vive, l’IMU prevede altre tipologie di esenzioni che possono riguardare anche la seconda casa, ovvero un immobile diverso da quello in cui il proprietario e il suo nucleo familiare hanno la residenza.

In linea generale si può dire che per la seconda casa, l’IMU è dovuta quasi sempre, tuttavia anche in questo caso sono previste delle eccezioni.

IMU, la sentenza che ha rivoluzionato tutto

Le aliquote IMU variano in base al Comune in cui è ubicato l’immobile. Sono i singoli enti locali, infatti, a deliberare ogni anno in autonomia le percentuali da applicare al valore catastale dell’immobile. Come funziona l’esenzione per le seconde case e in quali casi basta una ricevuta per non dover versare l’imposta?

I coniugi che hanno due case sono obbligati a pagare l’IMU su una delle due? Fino a qualche anno fa l’imposta era dovuta su uno dei due immobili, anche se rappresentava la residenza di uno dei coniugi. Nel 2022 una sentenza della Corte Costituzionale ha rivoluzionato tutto.

La sentenza n. 209 del 13 ottobre 2022 la Corte Costituzionale ha riscritto la definizione di abitazione principale definendola il luogo dove il soggetto ha la residenza anagrafica e dimora abitualmente. Nella definizione, come si può notare, non incide dove hanno residenza e dimora abituale gli altri membri del nucleo familiare. Questo rende legittima l’esenzione IMU per l’abitazione principale in cui dimora solo uno dei due coniugi, sia all’interno dello stesso Comune, sia in Comuni diversi.

La portata della sentenza, ai fini IMU, è rivoluzionaria.

Coniugi con due case, l’esenzione

Il 2022 rappresenta un punto di svolta per le coppie sposate o unite civilmente perché se vivono in due residenze diverse possono godere dell’esenzione dal pagamento dell’IMU per entrambe le abitazioni. Fino a prima della sentenza, invece, anche se la seconda casa era abitata da uno dei due coniugi l’imposta andava pagata comunque. La normativa generava situazioni di disparità tra coppie sposate e quelle non sposate.

Dopo la pronuncia della Consulta non è più determinante l’obbligo di coabitazione per i coniugi previsto dall’articolo 143 del codice civile poiché una decisione comune o una giusta causa non possono impedire di stabilire la residenza in due immobili diversi. L’esenzione, quindi, è prevista sia a vantaggio del coniuge che risiede nella casa coniugale, sia a vantaggio di quello che risiede in un altro immobile di proprietà nello stesso Comune o in un Comune diverso.

Attualmente ai coniugi, così come previsto per le coppie conviventi, è riconosciuta una doppia esenzione, a condizione che ciascun membro della coppia abbia residenza e dimora effettiva in una delle due abitazioni. La doppia esenzione spetta anche se i due coniugi hanno residenze in due case diverse nello stesso Comune. Prima del 2022 questo era vietato, ma ora è possibile (ad esempio per motivi di lavoro o assistenza).

Attenzione, non basta spostare la residenza per avere diritto all’esenzione, ma è necessario che uno dei due coniugi viva veramente nel secondo immobile. In questo modo i coniugi possono beneficiare dell’esenzione dell’IMU sulla prima casa, ma anche sulla seconda perché entrambi gli immobili sono considerati abitazione principale.

Come dimostrare di avere diritto all’esenzione?

Per avere diritto all’esenzione dell’IMU sulla seconda casa, non basta dichiarare di viverci, ma bisogna dimostrare che ci sia una residenza effettiva. Per farlo occorre fornire al Comune, oltre all’iscrizione all’anagrafe della popolazione residente, la prova che il soggetto dimori effettivamente nell’immobile. Quali sono i documenti che potrebbero attestare la residenza?

Tra quelli principali ricordiamo:

  • la scelta del medico di base per l’indirizzo della seconda casa;
  • le bollette delle utenze domestiche che dimostrino consumi reali durante l’anno (e non solo, per esempio, durante l’estate).

Se si riesce a dimostrare, con la ricevuta delle utenze domestiche, che la casa è abitata tutti i giorni si può ottenere l’esenzione dell’IMU sulla seconda casa. Se i consumi elettrici o idrici sono troppo bassi, il Comune rigetta l’esenzione presumendo che la casa sia usata solo per le vacanze.

Allo stesso modo si può dimostrare la residenza con la ricevuta della scelta effettuata per il medico di base. L’utilizzo della scelta del medico di base come prova della residenza effettiva è un elemento che sta acquisendo sempre più peso nelle verifiche fiscali: non si tratta solo di una formalità burocratica, ma di un indicatore della cosiddetta centralità degli interessi vitali del contribuente che dimostra che il contribuente ha organizzato la propria assistenza sanitaria in quella zona.

La domanda di esenzione deve essere presentata al Comune di riferimento, che provvederà a verificare i dati e le prove documentali fornite. La situazione dichiarata potrebbe essere verificata controllando i consumi idrici ed elettrici.

Argomenti

# IMU

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.