Il vicepremier Tajani propone un nuovo taglio Irpef per il 2027 accompagnato da una flat tax per la tredicesima mensilità. Vediamo la proposta.
I desideri per la Manovra 2027 quest’anno partono prima, e dopo la dichiarazione di Maurizio Leo sull’eventuale proroga dei bonus edilizi e sul possibile ritorno della cedolare secca per i negozi, ora è la volta del vicepremier.
Antonio Tajani propone un nuovo taglio Irpef per il 2027, che questa volta dovrebbe coinvolgere i redditi fino a 60.000 euro. L’idea è stata illustrata sul palco del Festival del Lavoro di Roma insieme all’ipotesi di detassazione della tredicesima.
Si tratta di due importanti cavalli di battaglia che negli ultimi anni sono stati spesso riproposti ma che, finora, non hanno trovato spazio (o coperture) per l’attuazione.
Nuovo taglio Irpef
L’idea che illustra Tajani è quella di allargare il taglio Irpef che nel 2026 ha coinvolto il secondo scaglione di reddito ai redditi fino a 60.000 euro. L’intenzione era stata fatta trapelare anche dal Viceministro all’Economia, Maurizio Leo, che però, che coerentemente con la sua linea di rigore finanziario, si era mostrato molto cauto al riguardo.
L’idea non è nuova, se ne parla da diversi anni e già il taglio Irpef applicato quest’anno, inizialmente, doveva coinvolgere i redditi fino a 60.000 euro, ma per motivi finanziari non era stato possibile allargare il secondo scaglione di reddito, oltre a prevedere il taglio di due punti percentuali dell’aliquota Irpef.
Con la Legge di Bilancio 2026, infatti, la seconda aliquota è stata tagliata dal 35% al 33%, ma la novità ha coinvolto soltanto i redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro e i benefici pieni dello sconto si applicano a tutti coloro che hanno redditi fino a 200.000 euro (oltre i quali lo sconto d’imposta è azzerato dal meccanismo di sterilizzazione delle detrazioni).
Nuovo taglio, che effetti avrebbe?
Estendere la seconda aliquota ai redditi fino a 60.000 euro avrebbe un costo molto elevato. Attualmente l’Irpef è applicato in base a questi scaglioni di reddito:
- fino a 28.000 euro 23% (già su questo scaglione è intervenuto un primo taglio nel 2024 reso strutturale nel 2025 che ha portato i redditi da 15.000 a 28.000 a rientrare nel primo scaglione e a pagare il 23% invece del 25%);
- da 28.000 a 50.000 euro 33% (novità entrata in vigore nel 2026, prima questo scaglione pagava il 35%);
- oltre i 50.000 euro 43%.
L’idea di allargare il taglio per i redditi fino a 60.000 euro, però, porterebbe coloro che hanno redditi compresi tra 50.000 e 60.000 euro a pagare il 10% di tasse in meno (oggi pagano il 43% sui redditi eccedenti i 50.000 euro e con un simile intervento pagherebbero il 33%).
Detassazione tredicesima
Anche l’idea di detassare la tredicesima non è nuova. Era già stata ventilata negli anni passati (prima nel 2023 e poi lo scorso autunno), ma il tutto si era concluso in un nulla di fatto (al posto della detassazione era stato riconosciuto il Bonus Natale, ma solo a lavoratori con determinati requisiti).
Tajani afferma che se dipendesse da lui le tredicesime sarebbero interamente detassate per far aumentare il potere di acquisto dei lavoratori, ma tagliare le imposte sulla tredicesima ha costi molto alti. Le condizioni dei conti pubblici italiani non sono certamente cambiate e l’idea di poter detassare la tredicesima, per ora, sembra abbastanza lontana.
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