Cosa ha detto il Presidente USA Donald Trump nel discorso alla nazione. La frase sull’Iran che gela i mercati azionari e che fa schizzare i prezzi del petrolio.
Nuova fiammata per i prezzi del petrolio e sell off su Wall Street e sull’azionario globale dopo il discorso del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump sulla guerra USA-Iran.
I contratti WTI e Brent schizzano fino a +7% circa, mentre le borse asiatiche e i futures sui principali indici azionari della borsa USA sono attaccati dalle vendite.
Male anche le borse europee, con l’indice Ftse Mib di Piazza Affari, che apre la giornata di contrattazioni di oggi, giovedì 2 aprile 2026, scendendo subito di oltre l’1%, a quota 45.124,74 punti. Giù l’indice Dax della borsa di Francoforte, il Cac 40 della borsa di Parigi e il Ftse 100 della borsa di Londra.
Trump, “nelle prossime 2-3 settimane colpiremo l’Iran in modo estremamente duro”
Pur affermando che la fine del conflitto è vicina “Siamo molto vicini a finire il lavoro”, nel breve discorso alla nazione ( durato appena 19 minuti), il Presidente americano Donald Trump ha affermato che “nelle prossime 2-3 settimane colpiremo in modo estremamente duro l’Iran, lo riporteremo all’età della pietra”.
Proprio la frase “extremely hard” è quella che sta facendo al momento da market mover, inducendo gli investitori a scaricare le azioni e a continuare a scommettere su uno scenario di continui shock per l’offerta di petrolio.
Trump ha attaccato le economie che ricevono il petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz: “Noi non ne importiamo e non ne importeremo. Non ne abbiamo bisogno”, ha dichiarato, insistendo sul fatto che lo Stretto aprirà una volta che la guerra sarà finita e lanciando un messaggio al vetriolo a chi ha la necessità che venga riaperto subito: “Andate allo Stretto e prendetelo”.
Prezzi petrolio boom fino a +7%, Brent a un passo da $108. Sell off su borse asiatiche, Seoul -5%
Corrono così le quotazioni del crude oil, con il contratto WTI scambiato sul Nymex di New York che scatta del 5,80% a quota $106 al barile circa e i prezzi del Brent in rally di quasi +7%, a $107,94 al barile.
Male l’azionario globale: a Wall Street i futures sul Dow Jones crollano di 550 punti, mentre i futures sullo S&P 500 e sul Nasdaq Composite scivolano rispettivamente dell’1,4% e dell’1,8% circa.
Molto male anche le borse asiatiche: l’indice Nikkei 225 della borsa di Tokyo arretra del 2,6% circa, mentre occhio all’Kospi della borsa di Seoul, tra le borse che stanno scontando più le conseguenze del conflitto in Medio Oriente, che crolla fino a oltre il 5%.
Sul mercato del forex, in evidenza i nuovi buy sul dollaro USA, con il rapporto euro-dollaro EUR-USD che cede più di mezzo punto percentuale, a quota $1,1525 circa.
Il dollaro sale anche nei confronti dello yen, con il cambio USD-JPY in crescita dello 0,34% a JPY 159,38 e verso la sterlina, con il rapporto GBP-USD che capitola di oltre lo 0,70% a quota $1,3209.
Sul mercato dei Titoli di Stato USA, in rialzo i rendimenti dei Treasury a 10 e a 2 anni, che avanzano rispettivamente al 4,38% e al 3,86%, tornando a scommettere su un’accelerazione dell’inflazione degli Stati Uniti a causa di nuovi shock dei prezzi energetici che i mercati stanno mettendo in conto. E, dunque, su una Fed sempre meno propensa a tagliare i tassi, facendo piuttosto il contrario.
Di conseguenza, occhio anche ai BTP e ai bond dell’area euro, colpiti più volte dai sell dall’inizio della guerra USA-Iran, proprio a causa del timore di un’impennata dei prezzi: impennata già in atto, come ha messo in evidenza il dato appena diffuso che ha sicuramente gelato la BCE di Christine Lagarde.
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