Aiuti economici, non solo reddito di cittadinanza: tutte le misure di contrasto alla povertà

Reddito e pensione di cittadinanza sono due misure importanti per il sostegno delle famiglie in difficoltà economica, ma non sono i soli.

Aiuti economici, non solo reddito di cittadinanza: tutte le misure di contrasto alla povertà

Con il “reddito di cittadinanza la povertà verrà abolita”; con queste parole nei mesi scorsi il Governo ha annunciato l’introduzione di questo nuovo sostegno economico, una misura di contrasto alla povertà già richiesta da oltre un milione di famiglie.

È importante ricordare però che il reddito di cittadinanza non è il solo aiuto economico con cui lo Stato supporta persone e famiglie che versano in uno stato di difficoltà economica: ci sono diverse misure per il sostegno del reddito, infatti, che è possibile richiedere per ricevere, una tantum oppure in maniera continuativa, un aiuto economico dallo Stato.

D’altronde, come rilevato dai recenti dati Istat, in Italia più di 5 milioni di italiani vivono in una condizione di povertà assoluta, per un totale di circa 1 milione e 700 mila famiglie.

Il reddito di cittadinanza, così come la pensione di cittadinanza, sarà sicuramente un aiuto utile per alcune di queste famiglie, ma in alcuni casi il sussidio riconosciuto a titolo di integrazione del reddito familiare non sarà sufficiente per far fronte a tutte le spese.

Ecco perché conoscere tutte le misure di sostegno del reddito alle quali fare ricorso quando ci si trova in una condizione di difficoltà economica è molto importante, così da capire qual è la più vantaggiosa a seconda della propria situazione.

Lo Stato fa il possibile per non lasciare sole le famiglie in povertà: infatti, ci sono diversi sostegni economici che lo Stato riconosce loro, così da aiutarle ad affrontare questo momento di difficoltà.

Assegno sociale INPS

Uno degli strumenti che l’INPS riconosce alle persone in difficoltà economica e senza un lavoro è l’assegno sociale; si tratta di una prestazione economica rivolta sia ai cittadini italiani che a quelli stranieri (purché residenti in Italia da almeno 10 anni) che hanno un reddito inferiore alle seguenti soglie:

  • 5.953,87€ annui per le persone sole;
  • 11.907,74€ annui per le persone coniugate.

L’importo è di 457,99€ mensili, riconosciuti in misura intera ai soggetti non coniugati che non possiedono alcun reddito e in misura ridotta a quelli che non superano la suddetta soglia.

Per i soggetti coniugati, invece, l’assegno sociale spetta in misura intera quando non si supera la soglia di reddito di 5.953,87€, parziale quando questo non supera gli 11.907,74€.

In alcuni casi sull’importo dell’assegno sociale si applicano anche delle maggiorazioni, pari a:

  • fino a 12,92€ per coloro che hanno un reddito che non supera i 6.121,23€. Nel caso del reddito familiare questo non deve superare i 12.790,96€;
  • fino a 192,46€ al compimento dei 70 anni, ma solo quando il reddito è inferiore a 8.442,85€ (il reddito familiare, invece non deve superare i 14.396,72€).

Anche le maggiorazioni si applicano per intero o in misura parziale a seconda del reddito dell’interessato.

La domanda per l’assegno sociale va presentata online all’INPS, oppure chiamando il numero verde 803 164; in alternativa potete rivolgervi agli enti di patronato e intermediari dell’istituto.

Naspi

Per i dipendenti che perdono improvvisamente il lavoro invece c’è la possibilità di richiedere la Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego - la cosiddetta NASpI - un’indennità mensile di disoccupazione riconosciuta a chi soddisfa i seguenti requisiti:

  • stato di disoccupazione involontario: chi ha perso il lavoro per cause a lui non imputabili. La NASpI quindi si può richiedere in caso di licenziamento e di mancato rinnovo, ma anche per le dimissioni per giusta causa;
  • ha maturato almeno 13 settimane di contribuzione negli ultimi 4 anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione;
  • ha lavorato per almeno 30 giorni effettivi nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

L’assegno viene riconosciuto mensilmente per un numero di settimane pari alla metà del periodo contributivo presente negli ultimi 4 anni; ad esempio, per chi vanta 12 mesi di contributi la NASpI verrà corrisposta per 6 mesi.

L’importo dell’assegno è variabile; questo, infatti, è pari al 75% della retribuzione media imponibile ai fini previdenziali degli ultimi 4 anni qualora questa non sia superiore ai 1.221,44€.

In caso contrario all’importo dell’assegno di aggiunge il 25% della differenza tra imponibile e la suddetta soglia. Comunque è bene ricordare che la NASpI non può superare i 1.328,76€ mensili.

Per farne domanda vale quanto detto per l’assegno sociale; quindi si può richiedere o tramite la modalità telematica disponibile sul sito INPS, o chiamando il numero verde INPS oppure rivolgendosi ad un patronato.

Sostegni economici per le famiglie

Ci sono poi dei sostegni economici che lo Stato riconosce all’intero nucleo familiare, quale appunto il reddito di cittadinanza. Questo - che potete approfondire nella nostra guida dedicata - consiste in un sostegno economico con il quale il reddito familiare viene integrato mensilmente di una certa somma, sufficiente per far fronte alle spese di prima necessità, pagare le bollette di luce e gas e, se presenti, il contratto di affitto o la data del mutuo.

Simile al reddito di cittadinanza, ma con importi differenti, c’è la pensione di cittadinanza che invece spetta ai nuclei familiari composti solamente da over 67 oppure da almeno un over 67 e da altri componenti in stato di disabilità grave o non autosufficienti (indipendentemente dall’età).

Se nel caso del reddito di cittadinanza il reddito familiare viene integrato fino ad un massimo di 500,00€ al mese per la persona sola (più altri 280,00€ nel caso si viva in affitto, oppure 150,00€ se il titolare ha sottoscritto un mutuo per l’acquisto della prima casa) per la pensione di cittadinanza si parla di 630,00€ per la persona sola, più altri 150,00€ per chi vive in affitto.

Questi probabilmente sono i sostegni più importanti - almeno dal punto di vista dell’importo - che lo Stato riconosce alle famiglie in difficoltà, ma non sono i soli: ad esempio le famiglie numerose possono rivolgersi al Comune per fare richiesta del cosiddetto bonus terzo figlio, per un importo pari a 144,42€. Questo spetta solo alle famiglie con un ISEE pari o inferiore a 8.745,26€.

Ci sono poi dei sostegni che lo Stato riconosce in caso di nascite e gravidanze: il primo - che spetta a tutti i nuclei familiari indipendentemente dal reddito - è il premio nascita, un assegno erogato una tantum, al raggiungimento del 7° mese di gravidanza, di importo pari a 800,00€.

Solo alle famiglie con reddito inferiore a 25.000€, invece, spetta il bonus bebè: un assegno mensile di 80,00€ riconosciuto nei primi 12 mesi di vita del bambino (per un totale di 960,00€). Per chi ha un ISEE compreso tra 0,00€ e 7.000€ l’importo del bonus bebè è raddoppiato: non più 80,00€ ma 160,00€ mensili, per un totale di 1.920,00€. Sempre sul fronte bonus bebè è bene ricordare che per il 2019 è stata introdotta un’ulteriore maggiorazione del 20% per ogni figlio successivo al primo.

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