Vladimirò Giacchè e il paragone tra l’unione monetaria europea e l’unificazione della Germania

Lo scrittore Vladimirò Giacchè discute con CSEPI i temi affrontati nel suo libro “Anschluss” e su quanto sta avvenendo in Russia e in Cina

Vladimirò Giacché, laureato in filosofia e dirigente nel settore finanziario, ha scritto libri di filosofia, politica ed economia. L’associazione CSEPI lo ha intervistato in merito ai contenuti del suo ultimo libro “Anschluss – Annessione. L’unificazione della Germania e il futuro dell’Europa” (Imprimatur, 2013) in cui paragona l’annessione della Germania Est alla Germania Ovest all’unificazione monetaria europea, rilevando le somiglianze e le criticità di entrambe le operazioni.

La prima somiglianza per Giacchè si osserva nel considerare la rivalutazione che ha di fatto subito la moneta della Germania orientale: 350%. In questo modo le merci dell’ex Paese comunista sono diventate meno competitive: una situazione simile allo svantaggio che subiscono oggi i Paesi UE meno tecnologicamente e produttivamente sviluppati, impossibilitati a svalutare la moneta nazionale per recuperare competitività avendo ceduto sovranità con l’ingresso nell’euro.

Per CSEPI tuttavia lo svantaggio di aver perso la moneta nazionale non è tanto nella possibilità di dare una spinta alle esportazioni, quanto nel non poter dare ora una spinta alla domanda interna e effettuare piani occupazionali attraverso l’uso di spesa pubblica, da effettuare in deficit e attraverso emissione monetaria; per Giacchè però rimane rilevante la questione commerciale, visto che la Germania Est era ben integrata negli scambi con l’estero: molte esportazioni e molte importazioni, e scarso indebitamento con l’estero, condizione sviluppata invece successivamente con tassi anche alti.

La questione del mercato interno è comunque anche per lui fondamentale: senza puntare al suo sviluppo attraverso una banca centrale dipendente dalle decisioni della politica e controlli dei movimenti di capitale uscire dalla moneta unica potrebbe essere ancora più disastroso che rimanerci.

Un’altra critica somiglianza tra i due processi storici è l’avvio della privatizzazione dei beni pubblici: nella Germania Est l’operazione fu massiccia e, a detta di Giacché, del tutto fallimentare perché ha distrutto il tessuto produttivo di quel territorio. Con l’unificazione, la Germania ha comunque mantenuto una banca pubblica per il servizio al credito a medio e lungo termine (la Kreditanstalt für Wiederaufbau, KFW), che contiene una buona parte di asset pubblici non conteggiato nel debito pubblico e i cui bond possono essere utilizzati come collaterale da parte delle istituzioni finanziarie per ottenere prestiti dalla BCE; l’Italia, invece, ha privatizzato il suo equivalente (il Mediocredito centrale).

La privatizzazione fu portata avanti creando una istituzione ad hoc che se ne occupasse, la Treuhand: sia CSEPI che Giacchè concordano sul fatto che tale modello è lo stesso che viene oggi applicato in Grecia per la vendita di beni pubblici prevista nel memorandum recentemente accettato dal governo greco. Giacché ricorda in particolare la cessione della gestione di 14 aeroporti a una società pubblica tedesca, la Fraport, e che una gestione tedesca degli aeroporti non rappresenta affatto un esempio di efficienza, visti i problemi che sono presenti nell’aeroporto di Berlino.

Per porre rimedio a queste difficili situazioni, Giacchè è favorevole ad un terreno di lotta nazionale, e non concorda con l’idea di Riccardo Bellofiore di una lotta di classe di tipo europeo perché essa non è a suo dire realizzabile (su questo punto, Bellofiore ha scritto una nota su Facebook in cui chiarisce il suo pensiero).

Infine, nell’intervista Giacché elogia la capacità della Russia di essersi scollegata dal capitale occidentale e l’essersi avvicinata nella Cina e in generale all’alleanza dei Paesi BRICS. Entrambi i Paesi stanno avviando un processo di investimenti pubblici da lui visto molto bene; nel caso della Cina inoltre (Paese la cui attuale crisi finanziaria è secondo Giacchè sopravvalutata, in quanto lì l’economia reale è meno collegata alla borsa) c’è stata la creazione di una banca di sviluppo asiatica, la Asian Infrastructure Investment Bank, alternativa alla Asian Development Bank, sponsorizzata dagli USA e attualmente a guida giapponese ed è in corso un tentativo di sviluppo degli scambi commerciali con l’Europa. Tutto questo contribuisce a superare, per Giacché, l’attuale sistema monetario internazionale, che dà troppo peso al dollaro rispetto al peso economico effettivo degli USA sul mondo.

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