Spagna: le 6 grandi sfide economiche per il nuovo governo Sanchez

Quali sono le sfide che il nuovo governo Sanchez dovrà affrontare in materia economica in Spagna?

Spagna: le 6 grandi sfide economiche per il nuovo governo Sanchez

Il nuovo governo Sanchez, nato finalmente tra mille difficoltà grazie all’astensione in Parlamento del partito indipendentista catalano, avrà ora il difficile compito di governare un’economia che comincia a dare preoccupanti segnali di rallentamento, dopo anni di tassi di crescita superiori alla media europea.

Cerchiamo di capire insieme quali sfide il Governo dovrà affrontare in materia economica.

Spagna: quali le sfide economiche per Sanchez?

Innanzitutto occorre dire che questi mesi di stallo hanno determinato un chiaro peggioramento dei conti pubblici, con il “Presupuestos generales del estado” (che corrisponde alla nostra manovra finanziaria) prorogato sia per la bocciatura ottenuta dal Parlamento e sia a causa delle richieste di revisione giunte da Bruxelles.

I conti pubblici

Questo, di conseguenza, sarà sicuramente il primo grande ostacolo che si troverà di fronte Sanchez, che dovrà trovare una difficile quadra fra le rivendicazioni del suo alleato Podemos, che vuole sforare ulteriormente il deficit per lanciare le sue costose proposte a favore disoccupati, pensionati e lavoratori dipendenti e le richieste di Bruxelles che non pare troppo intenzionata a permettere che si sfori da quanto stabilito sul deficit pubblico.

L’aumento delle tasse

Forse, la soluzione potrebbe essere andare nella direzione che le imprese e il mondo economico vedono come il fumo negli occhi: un consistente aumento delle tasse, come da sempre auspicato da Iglesias, leader di Podemos. Imposte sul diesel e un consistente aumento dell’Irpef per le società e per tutti in redditi sopra i 130.000 sono le prime proposte già sul tavolo. Ma sicuramente, sulla base degli accordi fatti dai due partiti che compongono l’esecutivo, appare quantomeno improbabile che si possa arrivare a un accordo con Bruxelles.

La legge sul cambiamento climatico

Un altro argomento piuttosto complicato è quello che riguarda lo sviluppo della “Ley del cambio Climatico” che, secondo quanto stabilito da Sanchez in campagna elettorale, prevede una spesa di 235 miliardi in dieci anni.

La riforma del lavoro

Uno scoglio assai grosso poi sarà sicuramente quello della riforma del lavoro. Podemos vuole infatti una profonda revisione delle misure messe in campo dal governo Rajoy, che tanto avevano contribuito alla crescita economica degli ultimi anni. Podemos vuole a tutti i costi un aumento del minimo salariale e maggiori tutele a favore dei lavoratori in tema di licenziamenti, ma anche allargare le tutele sociali alla platea sempre più vasta nel paese dei lavoratori autonomi. E qui entrerebbe in gioco un altro degli argomenti spinosi che dovrà affrontare l’esecutivo e che riguarda le pensioni.

Le pensioni

L’obiettivo dichiarato del governo sarebbe infatti quello di ritoccare le pensioni minime in un sistema che già ora rischia seriamente di andare fuori controllo fra pochi anni, considerando che lo squilibrio è già a livelli di guardia. Il deficit pensionistico, infatti, è assestato attualmente a circa 17 miliardi di euro e secondo le stime statistiche recenti circa il 22% degli spagnoli vive esclusivamente grazie al reddito della pensione.

Il controllo della spesa pensionistica non è né di destra né di sinistra, ma solo di una politica di buon senso” sostiene Santiago Lago Penas, docente di economia all’Università di Vigo.

La disoccupazione

D’altra parte la Spagna dopo la Grecia è il paese con il più alto tasso totale di disoccupazione dell’Europa, ben sopra il 14%, mentre quella giovanile con oltre il 32% ha da poco superato la Grecia nel non certo invidiabile primato di più alto tasso in Europa.

Il problema irrisolto della Spagna, come dice Rafael Pampillon, economista e professore di economia alla università Insituto de Impresa di Madrid, è la mancanza di produttività del lavoro e della scarsa offerta di personale qualificato - “Il governo dovrebbe investire di più in innovazione, dove il nostro paese investe appena il 1,2% del Pil contro il 2% della media europea. Occorre agire sul taglio della spesa pubblica.”

Conclusioni

Insomma anche qui il governo dovrebbe mettere mano al portafoglio, ma la situazione delle casse pubbliche non lascia troppo margini di manovra. Ecco perché la Spagna rischia presto di trovarsi in una situazione assai scomoda dal punto di vista dei conti pubblici e dell’economia, essendo già tra gli osservati speciali, insieme ad Italia e Grecia sul tema dei conti pubblici. Senza contare che le difficili trattative con la Catalogna potrebbero essere un ulteriore freno allo sviluppo di quella che da sempre è considerata come la locomotiva economica del paese.

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Spagna Pedro Sanchez

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