La Spagna compie un passo avanti enorme e decide di ospitare il primo data center per l’intelligenza artificiale ecosostenibile. Ecco come funzionerà
Una delle maggiori criticità dell’intelligenza artificiale è quella relativa alla sua sostenibilità a livello ambientale. I data center in cui vengono sviluppate e addestrate le IA richiedono enormi quantità di energia e hanno un impatto negativo sulle risorse di un pianeta già molto provato.
Ma per fortuna la soluzione a questo problema sembra dietro l’angolo grazie a due Paesi: l’Italia e la Spagna.
L’azienda italiana Mediterra Datacenters ha acquisito un’area in Catalogna per creare un nuovo data center alimentato totalmente da energie rinnovabili.
Scopriamo come funzionerà.
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Cosa sono i data center e come funzionerà quello di Mediterra
I data center sono grandi infrastrutture che contengono server, sistemi di archiviazione dati e componenti di rete. Oltre, ovviamente agli enormi sistemi di alimentazione necessari per farli funzionare.
Il loro scopo è quello di elaborare e distribuire dati nel settore pubblico e in quello privato. E da qualche tempo anche quello di “addestrare” i software di intelligenza artificiale.
Il centro di Mediterra che, in fase iniziale avrà una superficie superiore ai 9.500 mq e una capacità di circa 8 MW funzionerà come hosting per applicazioni cloud e servizi di colocation e avrà il compito di fornire supporto ad applicazioni HPC e AI. Il tutto recuperando e scambiando il calore residuo prodotto con le utenze locali.
Perché Mediterra ha scelto la Spagna e non l’Italia
La domanda che molti si fanno è perché un’azienda italiana abbia scelto la Spagna e non il proprio Paese per un progetto così innovativo.
Per dare una risposta dobbiamo confrontare la situazione dei due Paesi: in terra iberica il mercato è in fortissima espansione, trainato dalla crescita della richiesta di servizi digitali, e circa il 60% della produzione energetica proviene da fonti rinnovabili. Aggiungiamo anche la posizione geografica strategica ed è facile intuire perché sempre più aziende tech guardano alla Spagna.
In Italia, invece, il problema maggiore è il consumo del suolo. Basti pensare che secondo i report ufficiali del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente nel 2024 abbiamo “perso” 78,5 km² di suolo naturale per colpa di nuove infrastrutture e nuovi edifici.
Una “fame” edilizia che non accenna a diminuire e che spesso si traduce nell’autorizzazione a costruire in aree verdi o terreni agricoli velocemente riconvertiti in terreni edificabili tramite puntuali modifiche ai piani urbanistici locali.
Difficile pensare che a queste condizioni possano trovare spazio lungo lo Stivale data center che hanno bisogno di aree vaste e di una rete di energie rinnovabili diversificata ed efficace.
Il progetto di Mediterra potrebbe diventare uno standard mondiale
Il data center di Mediterra è un passo avanti enorme sia a livello concettuale che prettamente operativo. Per la prima volta si pensa a un’infrastruttura di questo tipo non come a un’enorme fabbrica di bit che distrugge l’ambiente ma come a un impianto sostenibile capace di “restituire” una parte dell’energia prodotta sotto forma di calore alla rete locale.
Una strada che dimostra che è possibile coniugare innovazione e sostenibilità e integrare esigenze aziendali e pubbliche in maniera virtuosa.
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