Dopo quello di zucchero, arriva l’asfalto di plastica, prodotto direttamente usando le bottiglie da smaltire.
Immagine rappresentativa generata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale.
È sempre più importante trovare delle alternative al classico asfalto, con soluzioni più economiche, sostenibili ed efficienti. Riuscire a farlo riusando materiali difficili da riciclare, come la plastica, sembra quasi un sogno, proveniente direttamente dal cassetto di un’azienda scozzese. MacRebur è una compagnia con sede a Lockerbie che produce materiali per nuove composizioni dell’asfalto partendo proprio dalla plastica riciclata.
Non a caso, si definisce la “Plastic road company”, la compagnia della strada di plastica. Con un attento studio del manto stradale e dei materiali da riciclo è riuscita a creare un business attivo in più di 30 Paesi, cercando di rendere le strade un alleato dell’ambiente. La quantità di bottiglie smaltite da piccoli tratti stradali gioca senza dubbio a favore di quest’obiettivo. Si parla di ben 684.000 bottiglie oppure 1,8 milioni di sacchetti per appena 1 chilometro di strada, il tutto senza compromettere la tenuta dell’asfalto, ma anzi migliorandone la qualità.
Come 684.000 bottiglie di plastica diventano 1 chilometro di strada
MacRebur muove la sua attività su problemi ben precisi, diffusi pressoché in tutto il mondo. L’enorme quantità di plastica da smaltire e l’altrettanto elevata richiesta di asfalto per nuove costruzioni e manutenzioni. Bottiglie, sacchetti e altri rifiuti che non vengono prodotti appositamente, ma esistono comunque e dovrebbero essere riutilizzati, possono finire direttamente nell’asfalto. Ovviamente, non si tratta di costruire le strade accumulando la plastica, ma di lavorarla per modificare la miscela dell’asfalto. MacRebur, in particolare, utilizza i rifiuti plastici per produrre un additivo per l’asfalto utile a sostituire il bitume.
Quest’ultimo, derivato dal petrolio, è largamente impiegato come agente legante, ma non è ovviamente una soluzione ottimale. Riuscire a sostituirlo o quanto meno a ridurlo sarebbe già un successo, farlo riusando la plastica è ancora meglio. L’azienda scozzese ha progettato i prodotti MR6 e MR8 proprio per questo scopo, essendo necessari rispettivamente a migliorare le prestazioni dell’asfalto e a ridurre il quantitativo di bitume.
Secondo quanto riportato dalla compagnia, entrambi i prodotti sono impiegati da aziende di 30 Paesi diversi, come soluzione adatta a realizzare strade più economiche e sicure, oltre che alleate nella tutela dell’ambiente. Sembra infatti che l’impiego degli additivi di MacRebur sia in grado di migliorare del 60% la resistenza delle strade e allungare la loro durata di 10 anni, rispetto alla tradizionale miscela di asfalto. Questi risultati provengono da stime e misurazioni interne che non tengono conto di variabili come il clima, il traffico e così via. Ciononostante, si tratta di risultati piuttosto promettenti, anche qualora da ribassare in certe circostanze.
Per questo progetto bisogna ringraziare un viaggio in India di Toby McCartney, cofondatore dell’azienda insieme Gordon Reid e Nick Burnett. McCartney ha avuto l’illuminazione quando ha visto dei lavoratori indiani riparare le buche stradali con la plastica fusa. Un metodo di comodo, quasi rudimentale, che ha acceso l’idea per un progetto su larga scala, rivisitato in chiave industriale.
Così, nel 2016 è nata la sua versione, in cui la plastica che sarebbe destinata a inceneritori o discariche viene lavorata finemente e usata nella miscela dell’asfalto. La miscela MacRebur, nel dettaglio, impiega oltre 80.000 bottiglie di plastica per ogni tonnellata. Di questo passo, presso dovremo dire addio all’asfalto che conosciamo oggi, in favore di queste alternative orientate al riciclo, nell’attesa di modifiche più ampie.
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