Secondo questi geologi, Portogallo e Spagna ruotano attorno ai loro assi

Ilena D’Errico

7 Febbraio 2026 - 21:01

La penisola iberica ruota su sé stessa, con Portogallo e Spagna che si muovono in senso orario attorno agli assi mentre il resto della placca ha un altro movimento.

Secondo questi geologi, Portogallo e Spagna ruotano attorno ai loro assi

C’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire sul nostro pianeta, quelle che sembrano piccole curiosità ma sono in realtà segreti importanti da svelare per capire i fenomeni naturali e non solo. La tettonica, in particolare, è fondamentale per provare comprendere i cambiamenti geologici della Terra e i moltissimi fenomeni che la attraversano, compresi i terremoti e le eruzioni vulcaniche. I geologi studiano continuamente per capire i movimenti delle placche tettoniche e cercare così di salvaguardare la popolazione.

È una disciplina in continua evoluzione, tant’è che proprio di recente alcuni geologi hanno fatto una scoperta mai intuita prima. Sembra che la penisola iberica non segua i movimenti della placca eurasiatica, con Spagna e Portogallo che ruotano intorno ai loro assi in senso orario. Un complesso meccanismo geodinamico da approfondire per analizzare in modo completo il rischio sismico e le zone rosse, magari spiegando terremoti avvenuti nella regione rimasti finora privi di spiegazioni.

Spagna e Portogallo ruotano attorno ai loro assi

Lo studio sui movimenti tettonici nell’area della penisola iberica è stato pubblicato su Gondwana Research e vede il contributo di molti esperti riconosciuti, compreso qualche nome italiano. La squadra di ricerca proviene dall’Università dei Paesi Baschi, ma in collaborazione con l’Università di Palermo e l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv). Questi geologi hanno approfondito le sollecitazioni che deformano la placca eurasiatica e africana nei pressi del confine attraverso dati satellitari e relativi ai terremoti.

Gli esperti hanno così compreso che la penisola iberica ruota in senso orario, a causa dell’azione di molteplici forze sull’area. Mentre la placca eurasiatica si sposta verso nord, le forze asimmetriche fanno ruotare Spagna e Portogallo attorno ai loro assi in senso orario, perché nessuna delle forze (quella proveniente da sud e quella laterale) riesce a prevalere. Nel dettaglio, a est dello Stretto di Gibilterra gran parte della pressione prodotta dalla collisione fra le placche euroasiatica e africana viene assorbita dalla crosta senza trasmettersi alle penisola iberica. In altre aree, a seconda dell’intensità eventuale della spinta laterale, la spinta della placca africana fa comprimere la crosta verso la placca euroasiatica.

Quando l’energia colpisce aree più vaste espandendosi, soprattutto a sud-ovest dello Stretto di Gibilterra, il movimento provoca la rotazione della penisola, in cui la placca africana funziona sostanzialmente come un pistone. Nel frattempo, infatti, continua il movimento laterale verso ovest dovuto al dominio di Alboran, intrappolato tra le due placche e così in lento spostamento. È proprio questo meccanismo a determinare la formazione dell’Arco di Gibilterra, la regione geologica che collega la Cordigliera Betica spagnola ai Monti del Rif in Marocco. A tal proposito, il geologo Asier Madarieta ha spiegato che “finora non sapevamo esattamente come fosse questo confine in quell’ambiente, e quali processi geodinamici vi siano in atto è oggetto di discussione”.

Lo studio geologico per capire i rischi sismici

Questo insieme di condizioni provoca la rotazione della penisola iberica, che si distacca dall’andamento ordinario del resto della placca. Oltretutto, nell’area non ci sono confini chiari e delimitati che permettono di prevedere le interazioni tettoniche senza un’analisi precisa. Come viene spiegato nello studio:

Per quanto riguarda la penisola iberica, ci sono molti luoghi in cui si verifica una deformazione significativa o dove si verificano terremoti, ma non sappiamo quali strutture tettoniche siano attive lì. Questi campi di stress e deformazione ci dicono dove dobbiamo andare per cercare queste strutture. E in questo modo, potremmo scoprire che tipo di pieghe e faglie potrebbero esserci, come sarebbe il loro movimento, che tipo di terremoti potrebbero causare e di quale magnitudo.

Si tratta quindi di una scoperta sensazionale che consentirà, auspicabilmente, di identificare le strutture geologiche a rischio e anticipare i possibili terremoti nell’area.

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