Un’analisi effettuata sul QI di 300.000 individui ha fatto emergere che i nati dal 1986 in poi hanno una tendenza ad essere meno intelligenti. Ecco i motivi,
Considerando il periodo storico in cui viviamo, caratterizzato da enormi progressi tecnologici e da una crescente diffusione dell’istruzione grazie alla globalizzazione, verrebbe naturale pensare che il quoziente intellettivo medio sia superiore rispetto a quello dei nostri genitori, dei nostri nonni o delle generazioni precedenti. In passato, infatti, l’accesso allo studio era molto più difficile e non esistevano le moderne tecnologie in grado di facilitare l’apprendimento. Eppure una ricerca condotta nel 2023 da un team internazionale di studiosi su circa 300.000 individui ha portato alla luce una tendenza sorprendente.
I ricercatori hanno analizzato i quozienti intellettivi di persone provenienti da 72 Paesi diversi, prendendo in considerazione il periodo compreso tra il 1948 e il 2020. Ciò che è emerso è che tra il 1948 e il 1985 il quoziente intellettivo medio è aumentato di circa 2,4 punti ogni decennio. Al contrario, per i nati dal 1986 in poi la tendenza si sarebbe invertita, con una diminuzione di circa 1,8 punti ogni dieci anni. Un dato sorprendente, che gli studiosi hanno cercato di spiegare individuando una serie di possibili cause.
Secondo la ricerca, i fattori genetici ed ereditari non sarebbero sufficienti a spiegare questo cambiamento. È stato osservato, ad esempio, che due fratelli nati a distanza di diversi anni possono presentare differenze significative nelle capacità cognitive, indipendentemente dal patrimonio genetico e dall’ambiente familiare condiviso. Per questo motivo gli studiosi ritengono che l’origine del declino debba essere ricercata soprattutto in fattori esterni.
Perché oggi siamo meno intelligenti
Tra le ipotesi più accreditate c’è il cambiamento delle abitudini quotidiane, soprattutto nei Paesi occidentali a partire dagli anni Novanta. I ricercatori sostengono che il fenomeno del declino cognitivo sia in larga parte legato a fattori ambientali e che, proprio per questo, possa essere contrastato adottando comportamenti più salutari. Nel corso del tempo, infatti, le persone hanno iniziato a leggere sempre meno, a utilizzare sempre di più la tecnologia e a delegare alle macchine numerose attività quotidiane. Questo avrebbe ridotto l’allenamento naturale del cervello e di alcune capacità cognitive fondamentali.
Secondo gli studiosi, le generazioni nate negli anni Cinquanta, Sessanta e nella prima parte dei Settanta, non disponendo delle moderne tecnologie e avendo meno distrazioni digitali, tendevano a leggere di più, a informarsi maggiormente e a utilizzare con più frequenza creatività, memoria e capacità di ragionamento per svolgere compiti quotidiani. Dagli anni Ottanta in poi, invece, questa tendenza sarebbe cambiata: le persone hanno iniziato ad avere molte più forme di intrattenimento, hanno progressivamente abbandonato la lettura tradizionale e si sono abituate a consumare contenuti digitali sempre più brevi e veloci.
Tutto questo, secondo i ricercatori, potrebbe aggravarsi ulteriormente nell’epoca dell’intelligenza artificiale, che già oggi sostituisce molte attività quotidiane. Alcuni studiosi parlano di «cervello popcorn», ovvero della tendenza della mente a saltare rapidamente da un’informazione all’altra senza mai soffermarsi davvero. Diversi studi hanno evidenziato che il consumo eccessivo di contenuti brevi sui social network e sulle piattaforme streaming può ridurre capacità di attenzione, concentrazione e analisi critica.
Anche l’intelligenza artificiale contribuisce a questo fenomeno, perché semplifica molte attività e spinge le persone a delegare sempre più sforzi cognitivi alle macchine. Non abbiamo più bisogno di memorizzare informazioni, scrivere testi o analizzare dati complessi, perché spesso lo fanno già gli algoritmi al nostro posto. Anche il sistema educativo è finito sotto osservazione: secondo alcuni esperti i programmi scolastici sarebbero diventati più semplici e il tempo dedicato alla lettura si sarebbe ridotto sensibilmente. Inoltre, gli studiosi ipotizzano che anche fattori come gli interferenti endocrini e i cambiamenti nelle abitudini alimentari possano influenzare lo sviluppo cerebrale.
Proprio perché si tratta soprattutto di fattori esterni, gli esperti sostengono che sia possibile mantenere il cervello allenato adottando abitudini più sane, come leggere di più, limitare l’uso compulsivo della tecnologia e stimolare quotidianamente memoria, attenzione e capacità di ragionamento.
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