Sondaggi regionali: a pochi giorni dal voto ne spunta uno!

La divulgazione dei sondaggi elettorali è vietata, ma ne abbiamo scoperto uno pubblicato sui social e che potrebbe essere attendibile, il condizionale è d’obbligo. Le possibili conseguenze del voto regionale.

Sondaggi regionali: a pochi giorni dal voto ne spunta uno!

I sondaggi politici sono vietati dalla legge In Italia, se diffusi o pubblicati entro 15 giorni dalla data del voto. Eppure, negli anni scorsi non sono mancati i sondaggi elettorali clandestini, dove i politici erano rappresentati da cavalli o da auto da corsa, mentre gli istituti che fornivano le intenzioni di voto erano rappresentati da ippodromi e circuiti.

Il 20 e 21 settembre 2020, si vota per le elezioni regionali in Valle d’Aosta (mai presa in considerazione dai sondaggi), in Veneto, in Liguria, in Toscana, nelle Marche, in Campania e in Puglia. Inoltre, si vota in tutta Italia per il referendum sul taglio dei parlamentari. A quanto pare, quest’anno anche i sondaggi clandestini classici sono mancati, ma invece, continuano a circolare sondaggi segreti sui social o sulle chat.

Quanto sono attendibili? Ovviamente, senza la citazione di una fonte nota e riconosciuta come un istituto di ricerca, potrebbero essere numeri inventati. Ma sappiamo benissimo che i partiti politici continuano a commissionare i sondaggi elettorali fino agli ultimi giorni prima del voto e, talvolta, durante la campagna elettorale, le dichiarazioni delle aspettative dei leader politici, tra ottimismo e pessimismo, lasciano pensare che siano legate alle intenzioni di voto ricevute.

Chi pare snobbare il divieto di divulgazione dei sondaggi regionali nel periodo di divieto, è il giornalista Fabrizio Rondolino. Sulla sua pagina Facebook, un post dal titolo ULTIMO SONDAGGIO OPINIO DEL 16 SETTEMBRE, riporta le intenzioni di voto ai candidati di tutte e sette le regioni coinvolte nel voto di settembre.

I più curiosi possono andare sulla pagina FB del suddetto giornalista per vedere i dati del sondaggio, rintracciabili anche tramite Twitter. In osservanza del divieto di divulgazione, preferiamo evitarne la pubblicazione.

Le possibili conseguenze del voto regionale e referendario

L’esito del referendum sul taglio dei parlamentari, appare importante solo per il Movimento 5 Stelle che è stato l’unico partito a volere fortemente la riduzione di deputati e senatori e su cui Di Maio si sta giocando tutto, come dimostrato anche dalla campagna elettorale. Anche la Lega, Fratelli d’Italia e PD sono per il Sì, tuttavia non ne hanno fatto un cavallo di battaglia, soprattutto all’interno dell’alleato di governo principale, ci sono diversi e autorevoli dissensi. Per questo motivo, la vittoria del sarebbe una vittoria più che altro del M5S, così come in caso vittoria del No, sarebbe una sconfitta quasi esclusiva dei pentastellati.

Il risultato delle elezioni regionali può provocare una crisi di governo, nel caso il centrodestra vincesse 5 a 1 sul centrosinistra? Non prendiamo in considerazione l’eventualità di un 6 a 0, visto che anche per Salvini e Meloni, la vittoria di De Luca appare scontata. Lo stesso leader della Lega, ha dichiarato di recente che un esito nettamente favorevole al centrodestra, non sarà usato per fare cadere il governo.

Ma il problema, potrebbe scatenarsi proprio all’interno della maggioranza. Pensiamo che solo in Liguria, Ferruccio Sansa ha messo d’accordo M5S e PD, i due principali alleati di governo, eppure il loro sentiment è che Toti sia imbattibile. Date per scontate le vittorie di Zaia in Veneto e di De Luca in Campania, non c’è dubbio che nelle Marche e soprattutto in Toscana e in Puglia, il risultato delle regionali sia il più atteso.

Una vittoria per 4 a 2 del centrosinistra, praticamente la situazione attuale pre elettorale, significherebbe un semaforo verde per il governo ad andare a fine legislatura, o quanto meno la certezza di eleggere con questo esecutivo il Presidente della Repubblica nel 2022. Non andrebbe male nemmeno un 3 a 3, in questo caso, oltre alla Campania, il centrosinistra si confermerebbe alla guida della Toscana e della Puglia.

E’ anche vero, che la vittoria in Toscana e in Puglia, darebbe la forza a Zingaretti di poter chiedere un rimpasto di governo, anche perché è risaputo, che il M5S non ha speranze di vittoria in alcuna regione al voto. Perdendo anche la Puglia, il PD potrebbe rinfacciare a Renzi di aver presentato Scalfarotto contro Emiliano e naturalmente accusare il M5S di aver portato avanti la candidatura di Antonella Laricchia, il tutto per far perdere l’attuale governatore PD.

La catastrofe PD, più che quella del governo, potrebbe materializzarsi con la sconfitta in Toscana, una roccaforte rossa la cui leadership è messa in discussione dalla presenza leghista di Susanna Ceccardi, decisamente più presente di Eugenio Giani sin dall’inizio della campagna elettorale, quest’ultimo considerato un renziano.

In conclusione, il risultato delle elezioni regionali dovrebbe incidere poco sulla tenuta del governo, anche se il centrosinistra dovesse nettamente perdere. Una sconfitta per 6-0 o 5-1, potrebbe però, mettere in discussione il segretario del PD Nicola Zingaretti, di cui qualcuno chiederebbe la testa.

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