Sondaggi, dati clamorosi: M5S a pochi decimi dal PD, ma attenzione alla Meloni!

Dopo le trattative UE, sale notevolmente l’indice di gradimento nel governo e nel Premier Conte. C’è ancora poco interesse sul referendum, mentre le intenzioni di voto penalizzano Lega e PD.

Sondaggi, dati clamorosi: M5S a pochi decimi dal PD, ma attenzione alla Meloni!

Il sondaggio politico che vi andiamo a presentare oggi, sorprende per i dati relativi alle intenzioni di voto ai partiti. Le rilevazioni di Nando Pagnoncelli sono molto diverse rispetto a quelle di altri istituti. Infatti, i sondaggi elettorali Ipsos del 23 luglio 2020 indicano che, i consensi di PD, M5S e Fratelli d’Italia sono raccolti in appena l’1,6%, mentre la Lega continua a calare pesantemente.

Sondaggi politici Ipsos: trema il Partito Democratico, ma teme anche la Lega

A distanza di circa quattro settimane dall’ultima rilevazione, il sondaggio elettorale per le elezioni politiche di Pagnoncelli, evidenzia l’ennesimo calo della Lega di Salvini che cede lo 0,9% e scende al 23,1%, mai così basso dalle Europee 2019. L’unico a non approfittarne è proprio il diretto inseguitore: il PD di Zingaretti perde lo 0,8% e precipita sotto la soglia del 20% (19,6%).

Alle spalle del Partito Democratico, si fa sotto il Movimento 5 Stelle che guadagna lo 0,9% e sale al 18,9%, a soli sette decimali di distanza. Ma, chi cresce di più nell’ultimo mese è il partito di Giorgia Meloni, FdI registra un rialzo dell’1,7% e si attesta al 18,0%. Tre forze politiche in un range dell’1,6%, con la Lega che sembrava lontana anni luce a fine febbraio (31,6%), e che adesso detiene un vantaggio di poco più del 5% sull’alleato di centrodestra, Fratelli d’Italia.

Gli altri partiti

Per il terzo mese consecutivo, Forza Italia perde consensi. Ad oggi, il partito di Silvio Berlusconi è stimato al 6,9%, in calo dello 0,3% rispetto a quattro settimane fa. Sotto la soglia del 3% tutte le restanti forze politiche: Liberi e Uguali fa un balzo in avanti notevole, guadagna lo 0,6% e si attesta al 2,9%.

Chi fa ancora meglio, in crescita di un punto, è Europa Verde che raggiunge Leu al 2,9%. Tutto questo, a svantaggio di Italia Viva e Azione appaiati al 2,5%: i partiti di Renzi e Calenda, perdono rispettivamente lo 0,4% e lo 0,3%. Scende di un decimale +Europa che passa all’1,3%. Altre liste sono segnalate all’1,4%, mentre in forte calo la percentuale degli astensionisti sommata a quella degli indecisi, che passa dal 43,7% al 39,8%.

Vince Giuseppe Conte

Pareri contrastanti si sono susseguiti all’interno dei partiti di maggioranza e opposizione, alla luce del risultato portato a casa dall’Italia dopo un Consiglio europeo combattuto e lungo. I Paesi frugali hanno ottenuto gli sconti che volevano, ma Conte è riuscito ad ottenere 209 miliardi, tra fondo perduto e prestiti. Una cifra, che per come si era messo il vertice UE, sembrava davvero insperata.

Tuttavia, anche se è stato bocciato il freno di emergenza proposto dal premier olandese Rutte, il controllo e il giudizio sul Recovery Plan da parte del Consiglio Europeo ci sarà. Tenuto conto che servirà la maggioranza per bocciare quello dei singoli Paesi, tutto è nelle mani del governo.

Fatta questa premessa, gli italiani hanno sicuramente apprezzato, tanto che l’indice di gradimento nel governo Conte II ha raggiunto il massimo storico: 61%, quattro in più rispetto al mese scorso. Sale anche la fiducia nel Premier al 65%, in rialzo di due punti e vicino al record ottenuto in piena emergenza sanitaria ad aprile (66%).

Il referendum costituzionale

Il sondaggio Ipsos si è occupato anche del referendum costituzionale del 20 e 21 settembre, per cui si voterà in contemporanea alle elezioni regionali 2020 di sette regioni. Gli italiani sono chiamati a confermare o a respingere il taglio dei parlamentari, da 630 a 400 alla Camera, da 315 a 200 al Senato.

Seppure in rialzo di sette punti, resta bassa la percentuale di coloro che ne sono al corrente (35%). Aumenta al 72% coloro che ritengono importante il referendum, il cui esito appare scontato. Il 49% voterà a favore, l’8% contro. Gli italiani, chiamati ad una previsione, si esprimono così: il 48% crede che la riforma venga approvata, il 12% la pensa al contrario, il 40% preferisce non rispondere.

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