Romano Prodi, duro attacco al Movimento 5 Stelle: “Se vincono sarebbe un pericolo”

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Romano Prodi, duro attacco al Movimento 5 Stelle: “Se vincono sarebbe un pericolo”

Ospite a Otto e Mezzo, Romano Prodi rimane critico verso la figura di Matteo Renzi ma lancia autentiche bordate contro il Movimento 5 Stelle, bollato come un pericolo.

Romano Prodi contro tutti. Ospite del programma di Lilli Gruber Otto e Mezzo, l’ex premier ha ribadito ancora una volta la sua contrarietà verso le strategie politiche di Matteo Renzi, attaccando in maniera veemente anche il Movimento 5 Stelle.

Più che un colpo al cerchio e uno alla botte, le parole di Romano Prodi sono state autentiche bordate bipartisan. Nella prima parte, l’oggetto delle critiche del professore è stato Matteo Renzi, con il segretario del PD reo di non voler cercare un accordo con le varie anime del centrosinistra.

Se quelle verso Renzi sono state una sorta di critiche costruttive, il giudizio di Prodi sul Movimento 5 Stelle è stato negativo su ogni fronte, con i pentastellati definiti come un pericolo nel caso dovessero vincere le elezioni.

Pensieri questi di Romano Prodi, che al momento è un comune cittadino, che infuocano ancora di più un clima elettorale, non solo per le temperature estive di questi giorni, già rovente di suo visto gli scontri in tema di legge elettorale.

Prodi contro il Movimento 5 Stelle

Diversi anni fa era in voga il termine “picconate” quando si parlava delle forti esternazione dell’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che sul finire della Prima Repubblica non risparmiava critiche a nessuno.

Anche se è stato impallinato nella sua corsa verso il Colle, Romano Prodi ora si sente come un battitore libero esterno all’attuale sistema partitocratico, prendendosi così la libertà di poter esprimere in libertà il proprio pensiero politico.

Eccolo dunque, ospite dalla Gruber, tornare a parlare a ruota libera della situazione nostrana, “picconando” quelli che al momento sembrerebbero essere i grandi duellanti per la vittoria alle prossime elezioni: il Partito Democratico di Matteo Renzi e il Movimento 5 Stelle.

In particolare, molto duro è stato il giudizio del professore a riguardo dei 5 Stelle, definiti come pericolosi e poco inclini a poter governare visto che la loro dimensione è solo quella di opporsi.

Non sono pronti a governare. Fanno dichiarazioni omnicomprensive, la loro vera cifra è quella di opporsi al regime. Il loro successo è dovuto al fatto che giocano solo all’opposizione e hanno rinunciato ad ogni radice politica. Non si capisce nessuna proposta positiva, c’è il rischio che se arrivassero primi alle elezioni, possano rappresentare un pericolo.

Parole dure che ribadiscono il Prodi pensiero sul Movimento 5 Stelle, da sempre poco amato dall’ex premier anche per la sorta di duello personale nato sull’onda delle polemiche sull’entrata in Europa dell’Italia, decisione presa all’epoca dal professore ma che secondo Grillo doveva essere oggetto di un Referendum.

Ma se era logico attendersi giudizi di fuoco sul Movimento 5 Stelle, la vittoria di Matteo Renzi alle primarie del Partito Democratico si pensava potesse mitigare le parole verso il segretario, ma anche qui Prodi ha ribadito le sue critiche mosse anche all’epoca del suo appoggio a Orlando.

Le critiche a Matteo Renzi

Romano Prodi è stato il padre dell’Ulivo, la grande coalizione di centrosinistra che riuscì in due occasioni a battere Silvio Berlusconi portando per la prima volta il Partito Democratico, allora PDS, al governo.

Vista la vittoria di pirro ottenuta da Bersani alle ultime elezioni, si può dire che Prodi sia stato l’unico candidato premier del centrosinistra capace di vincere in maniera netta le elezioni nell’allora scontro tra due poli contro il centrodestra di Berlusconi.

Il principio che muove il pensiero politico di Prodi è sempre lo stesso e rappresenta la maggiore critica che il professore, come espresso più volte negli ultimi tempi, muove all’attuale segretario del PD Matteo Renzi.

Se si vuole perdere, ci si divide. Io sono a favore che si rimettano assieme tutte queste anime e io ho sempre voluto un governo di centrosinistra. Il compito di federare il centrosinistra spetterebbe al segretario del PD, a Renzi, ma non so se questa sia la sua volontà. Un processo di riconciliazione esige un’apertura per rendere possibile di nuovo la convergenza.

Il messaggio è forte e chiaro: se il Partito Democratico vuole vincere alle prossime elezioni, deve formare un’ampia coalizione e il compito di fare da collante spetta proprio a Renzi, essendo il leader dei dem.

Per Prodi quindi o ci si unisce o si perde. Una larga coalizione sarebbe l’ideale anche in ottica della nuova legge elettorale, visto che il Rosatellum con la sua metà parte maggioritaria tende a favorire questo tipo di alleanze.

Peccato però che Matteo Renzi su questo argomento sia abbastanza restio. Per il segretario non ci sarebbe problema ad accogliere nuove forze come i centristi o Pisapia, ma il fare un’alleanza con gli scissionisti o con la sinistra radicale al momento sarebbe fuori discussione.

Probabile quindi che l’appello di Romano Prodi per un’unità di tutto il centrosinistra sia destinato a cadere nel vuoto, anche se in politica non si può mai dire mai con le varie strategie dei partiti che saranno più chiare solo quando verrà approvata la nuova legge elettorale.

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