Rendite finanziarie, aliquota al 26%. Titoli interessati, calcoli, confronti. Tutti i dettagli della nuova tassazione

Sale al 26% l’aliquota sulle rendite finanziarie. Esclusi i titoli di Stato. Ecco su cosa peserà, quanto, e come. Tutte le informazioni necessarie per investire

Lo scopo è quello di ridurre del 10% l’IRAP sulle imprese e dare un po’ di respiro alle industrie italiane strozzate da tasse che le stanno praticamente uccidendo, una per una, giorno dopo giorno.

È questo il motivo per cui il Governo Renzi ha deciso di aumentare l’aliquota sulle rendite finanziarie che passerà dall’attuale 20% al 26%. Ma, ed è un punto fondamentale di questa riforma, il rincaro non riguarderà i Titoli di Stato. Bot, Btp, Ctz, CCT e BTP Italia saranno soggetti alla solita aliquota del 12,50%.

«Parlando delle imprese, dal 1° maggio partirà un abbassamento dell’IRAP pari al 10%. Le risorse deriveranno da un aumento dal 20% al 26% della tassazione sulle rendite finanziarie che raggiungerà così la media europea. Così abbasseremo il costo del lavoro. Dal 1° maggio dunque le aziende risparmieranno il 10% sull’IRAP. Questa operazione non rientra poi nell’abbassamento del cuneo fiscale di cui si è tanto parlato, è una misura a parte che consiste in una rimodulazione.»

Ha affermato Matteo Renzi nel corso della conferenza stampa di ieri pomeriggio.

Il Premier ha dunque deciso di spegnere le polemiche delle ultime settimane relative all’inutilità dell’aumento dell’aliquota sui titolo di Stato escludendoli dal provvedimento.
Vediamo dunque di capire, quanto peserà questo rincaro, quali titoli colpirà e come funzionerà dal 1°maggio in poi la tassazione sulle rendite finanziarie.

Gli strumenti coinvolti
Come abbiamo già detto gli strumenti che subiranno l’aumento al 26% sono tutti quelli che attualmente sono soggetti all’aliquota del 20%. Rimangono esclusi dunque i titoli di Stato, la cui aliquota continuerà ad essere del 12,50%, i fondi pensione e il risparmio previdenziale che godono di un’aliquota separata pari all’11%.

Il nuovo regime di tassazione, come specificato ieri da Renzi, si applicherà quindi a:

  • azioni;
  • bond societari;
  • pronti contro termine,
  • fondi comuni d’investimento,
  • polizze,
  • depositi di liquidità vincolati.

Non è ancora chiaro se il Governo deciderà esenzioni o quali saranno esattamente i criteri di rimodulazione. Il tutto sarà specificato nei provvedimenti in arrivo da oggi al 1° maggio, giorno in cui entreranno in vigore.

Un po’ di calcoli

Prendendo come esempio l’investimento più classico, cioè le azioni, fino al 2012 chiunque decidesse di acquistare 20.000 euro di azioni con un rendimento annuale del 3% (600 euro) era soggetto ad un’aliquota del 12,50% e cioè versava 75 euro.

A partire dal 2013, con l’aumento al 20% lo stesso investimento costava in tasse circa 120 euro, cui si aggiungevano ulteriori 30 euro derivanti dalla patrimoniale dello 0,15% sull’importo dell’investimento.

Dal 1°maggio 2014, l’ulteriore incremento dell’aliquota al 26% e della patrimoniale allo 0,2% (rincaro scattato il 1°gennaio) faranno sì che su un investimento di 20.000 euro con rendimento del 3% e quindi 600 euro, le tasse da pagare arriveranno a 196 euro (156 + 40).

Sottolineiamo inoltre che questo calcolo non tiene conto della Tobin Tax entrata in vigore nel marzo del 2013.

Rendite finanziarie in Europa
L’incremento della tassazione sulle rendite finanziarie è una tendenza che a livello europeo si è imposta da tempo. Basti pensare che in Francia le tasse arrivano al 39,5% (24% di aliquota ordinaria + 15,5% di contributo sociale), mentre in Germania si attestano al 26,3%. La media dell’aliquota per l’Unione Europea rimane comunque pari al 25%.

L’Italia dunque, con la decisione annunciata da Renzi, sembra adeguarsi al trend continentale.

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