Cosa prevede il «Pronti per il 55%» dell’UE e perché potrebbe aumentare gli affitti

Patrizia Del Pidio

09/03/2026

Il pacchetto di norme UE per la riduzione dei gas a effetto serra rischia di comportare un aumento dei costi del canone di affitto. Vediamo i particolari e quello che potrebbe accadere.

Cosa prevede il «Pronti per il 55%» dell’UE e perché potrebbe aumentare gli affitti

Il pacchetto “Fit for 55” (Pronti per il 55%) è un insieme di proposte legislative europee presentato nel 2021 che fa parte del Green Deal e mira a ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030. Si tratta della base per il raggiungimento della neutralità climatica fissata per il 2050.

L’obiettivo della norma è quello di raggiungere una transizione energetica socialmente equa senza danneggiare la competitività europea a livello industriale e produttivo. Cosa c’entra questa normativa con i prezzi dell’affitto? L’obiettivo chiaro dell’intervento è ridurre le emissioni dei trasporti, agricoltura, edifici e rifiuti.

Dalle Case Green al “Pronti per il 55%”

Negli ultimi anni si è parlato molto delle Case Green e forse troppo poco del Fit for 55, il complesso di norme che mira a ridurre le emissioni di gas serra nel territorio europeo. La direttiva Case Green si inserisce all’interno di questo pacchetto che ha l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% rispetto al 1990 entro il 2030.

Il pacchetto di norme spazia tra moltissimi settori e coinvolge anche l’edilizia. E proprio laddove entra a modificare l’edilizia minaccia di far aumentare alle stelle i prezzi dell’affitto in Italia e in Europa.

Il caro affitti in Italia è già un problema sentito, il prezzo delle locazioni, infatti, è sempre meno sostenibile per le famiglie e quanto previsto dalla nuova normativa potrebbe rappresentare un costo ulteriore che ricadrebbe proprio su chi vive in affitto.

Cosa prevede il Fit for 55?

In campo immobiliare la normativa prevede che gli edifici esistenti dovranno aumentare l’efficienza energetica. Per chi non si adegua alle novità sono previste restrizioni sulla compravendita e l’affitto dell’immobile. Se, quindi, il problema per i proprietari che risiedono nell’immobile non si pone nell’immediato (se la casa non deve essere venduta o affittata non ci sono ripercussioni attuali), il problema ricade su chi mette i propri immobili a reddito.

Per adeguarsi, infatti, è necessario eseguire interventi di efficientamento energetico come la realizzazione di isolamento termico, il cambio degli infissi, sostituire gli impianti di riscaldamento con la pompa di calore e installare, laddove possibile, pannelli fotovoltaici.

Quanto costa ai proprietari l’intervento?

Per gli immobili italiani bisogna considerare che nella maggior parte dei casi si tratta di edifici molto vecchi che risalgono al 1970/1980 con classi energetiche che nella migliore delle ipotesi sono D (ma ci sono immobili che si collocano anche in classi più basse come la F o la G). In questi casi per adeguarsi alle normative dell’Ue è necessario fare in modo che l’intervento porti la classe energetica a salire di due o tre livelli.

È chiarissimo che un efficientamento energetico di questo livello ha costi molto elevati e richiede la realizzazione del cappotto termico, sostituzione degli infissi e installazione dei pannelli solari. Interventi che, per una casa di 100 metri quadrati, richiedono il pagamento di somme variabili dai 30.000 ai 60.000 euro.

Anche se oggi si può contare ancora sui bonus edilizi per queste tipologie di intervento, va ricordato che per le seconde case (e quelle destinate all’affitto lo sono) la percentuale di detrazione riconosciuta nel 2026 è del 36%. Gran parte della spesa, quindi, nonostante il bonus, resta sulle spalle del proprietario che, dopo la riqualificazione, inevitabilmente aumenta i canoni di locazione: da una parte per rientrare dalla spesa sostenuta e dall’altra perché vivere nell’immobile efficiente dal punto di vista energetico comporta spese minori per riscaldamento e raffrescamento.

Anche se il “Pronti per il 55%” nasce da nobili motivazioni volte alla salvaguardia ambientale e anche se porterà ad avere un parco immobiliare più efficiente, rischia di essere un ulteriore aumento dei prezzi per le locazioni, in un mercato in cui i costi sono già molto elevati a causa della continua domanda.

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