Le sanzioni UE contro la Russia sono un atto di autolesionismo, i dati lo confermano

Pierandrea Ferrari

14 Dicembre 2020 - 17:10

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Il Consiglio UE ha deciso di prorogare fino al 2021 le sanzioni contro la Russia. Ma, dati alla mano, l’operazione è già un fallimento economico per l’Unione europea.

Le sanzioni UE contro la Russia sono un atto di autolesionismo, i dati lo confermano

Le sanzioni UE contro la Russia sono un atto di autolesionismo. A rivelarlo i dati snocciolati dalla Dusseldorf Chamber of Commerce and Industry, che nel suo ultimo rapporto ha evidenziato una perdita di 120 miliardi di euro per le casse continentali a causa dell’impianto sanzionatorio ordinato sei anni fa da Bruxelles.

Come noto, infatti, nel 2014 i vertici politici dell’Unione europea decisero di colpire l’economia russa in risposta all’annessione della Crimea e di Sebastopoli da parte del Cremlino. Sanzioni, queste, che sono state rinnovate la scorsa settimana dal Consiglio UE (scadenza 2021), mentre i vertici politici di Mosca – per tutta risposta - continuano a battere la strada dell’embargo sulle derrate alimentari occidentali.

Un’escalation delle ostilità che ripercorre il filo delle tensioni USA-URSS durante la guerra fredda: non più truppe né trincee, ma elaborate strategie volte a reprimere le rispettive economie. Il conto finale, però, potrebbe essere alto per Bruxelles.

Sanzioni UE contro la Russia: Bruxelles ha bruciato 120 miliardi di euro

Le sanzioni imposte dall’Unione europea alla Russia hanno indubbiamente fiaccato i fondamentali economici di Mosca, ma sei anni di politiche ostili nei confronti del Cremlino hanno sconquassato anche le casse europee.

La ferma risposta alle mire espansionistiche della nomenklatura russa sono costate a Bruxelles – nell’arco di sei anni – 120 miliardi di euro, per un impatto economico stimabile in 21 miliardi l’anno. Ad incassare i colpi, in prima fila, la Germania, che a causa del crescendo delle ostilità ha rinunciato ad accordi commerciali bilaterali da 5,5 miliardi.

Guardando alle conseguenze economiche della crisi diplomatica UE-Russia da un’altra prospettiva, il conto che Bruxelles deve pagare è pari al bilancio annuale aggregato delle spese militari delle prime economie continentali: Germania, Francia e Regno Unito. O, in alternativa, rappresenta una porzione rilevante del pacchetto finanziario globale approvato la scorsa settimana dal Consiglio UE (poco più di 1.800 miliardi di euro).

Tuttavia, l’Unione europea – che, come accennato, ha prorogato la validità del suo impianto sanzionatorio fino al 2021 – non sembra fin qui scalfita dalle ripercussioni interne delle manovre continentali sul fronte russo. Anzi, come ribadito dal belga Charles Michel – presidente del Consiglio europeo in carica – i ventisette leader non intendono abbandonare la strada fin qui battuta, ponendo l’accento sulla mancanza di progressi nei negoziati di pace relativi alla crisi ucraina come parziale giustificazione di una condotta altrimenti irrazionale.

Gli USA dietro alla proroga delle sanzioni UE

Ma l’approccio dell’Unione europea non può essere ascritto esclusivamente al disappunto di Bruxelles per lo stallo dei dialoghi diplomatici sulla crisi innescata sei anni fa: d’altronde, il Normandy Format – tavolo che riunisce Russia, Germania, Francia e Ucraina – non si aggiorna da oltre un anno, il che rende implausibile la narrazione dei vertici europei tesa perlopiù a gettare la responsabilità sul Cremlino per l’impasse delle negoziazioni.

A pesare sulla classe politica del vecchio continente, in realtà, potrebbe esserci l’influenza degli Stati Uniti, quest’ultima destinata a mantenersi solida con il riavvicinamento ai partner europei promesso dal nuovo corso Biden. D’altronde Washington già persegue da anni la sua personale linea sanzionatoria nei confronti della Russia, alimentata non solo dalla questione ucraina, ma anche dalle interferenze di Putin sulle elezioni statunitensi.

In breve, la condotta controintuitiva di Bruxelles potrebbe essere legata ad una piena condivisione della politica estera della Casa Bianca, per un incremento della sfera di influenza americana che ripercorre alcuni capitoli salienti della storia delle relazioni internazionali.

Ma la posizione dell’Unione europea e degli Stati Uniti, sebbene concordino sulla necessità di mantenere inalterata l’architettura sanzionatoria nei confronti di Mosca, è differente. Le conseguenze economiche saranno infatti del tutto trascurabili per Washington, data la distanza geografica tra la Casa Bianca e il Cremlino e la tendenza dei vertici USA a stringere i propri accordi commerciali oltreoceano con i partner europei: a saldare il conto, per ora, solo Bruxelles.

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