Ecco cosa prevede la legge sull’installazione delle telecamere che riprendono direttamente i lavoratori dipendenti.
Le telecamere nei luoghi di lavoro sono un frequente motivo di dibattito e spesso causa di illeciti. I datori di lavoro, infatti, possono installare sistemi di videosorveglianza soltanto a determinate condizioni e comunque rispettando le normative sul trattamento dei dati personali. I dipendenti non possono essere ripresi in spazi privati, ma neanche controllati nello svolgimento delle mansioni lavorative.
In linea generale sono consentite soltanto le riprese per fini di sicurezza, organizzativi e patrimoniali. Per questa ragione molti lavoratori contestano l’installazione dei sistemi di sorveglianza, soprattutto quando le telecamere li riprendono direttamente.
È molto importante per un lavoratore dipendente sapere quando l’uso delle telecamere è legittimo, poiché Ie sanzioni disciplinari e in particolare i licenziamenti possono essere contestati se derivanti da riprese illecite. In alcuni casi i lavoratori hanno quindi diritto al risarcimento del danno, ma ciò non riguarda la generalità delle telecamere che inquadrano il personale. Di seguito tutte le regole da conoscere.
Le telecamere sul posto di lavoro possono inquadrarti direttamente?
Contrariamente a quanto si pensi, in Italia non c’è nessuna legge che vieta alle telecamere sul posto di lavoro di inquadrare direttamente i dipendenti. I sistemi di sorveglianza possono essere leciti o meno, ma ciò non dipende dall’inquadratura o quanto meno non nello specifico.
Le telecamere installate correttamente possono riprendere il personale, purché vengano rispettati i requisiti previsti di legge. Altrimenti, le riprese non sono utilizzabili, anche quando non riguardano prettamente i dipendenti. Puntare le telecamere direttamente sui dipendenti, tuttavia, può essere sintomatico di un illecito. Per comprenderlo, bisogna capire quali sono le regole di installazione delle telecamere sul luogo di lavoro.
Quando sono legali le telecamere sul posto di lavoro
L’installazione dei sistemi di videosorveglianza negli ambienti di lavoro è lecita soltanto per esigenze organizzative e produttive, come pure per finalità di sicurezza e tutela del patrimonio aziendale. Il datore di lavoro deve inoltre darne comunicazione alle Rappresentanze sindacali unitarie o alle Rappresentanze sindacali aziendali per trovare un accordo, dovendo altrimenti rivolgersi alla Direzione territoriale del lavoro, e avvisare i dipendenti. Sono lecite le telecamere necessarie a riprendere il funzionamento di un macchinario o garantire la sicurezza in contesti di rischio (come le casse con denaro contante), ma non è possibile installarle per controllare come e quanto lavorano i dipendenti.
Di conseguenza, le telecamere che inquadrano direttamente i dipendenti potrebbero essere illecite se non rientrano in queste finalità. I dipendenti possono essere inclusi nella registrazione, anche con una ripresa diretta, soltanto nei limiti delle finalità lecite e dell’accordo sindacale, avendo comunque diritto a essere avvisati (in parallelo all’apposizione del cartello previsto dal Gdpr). La legge richiede inoltre la nomina di un gestore dei dati nel rispetto della privacy, prevedendo comunque un tempo massimo di 24 ore per la conservazione delle riprese, salvo diverse necessità di trattamento.
Di conseguenza, anche quando le immagini del dipendente vengono conservate in maniera difforme rispetto alle regole sulla tutela della privacy si è dinanzi a un illecito. Di pari passo, bisogna fare particolare attenzione quando le telecamere riprendono soltanto alcuni dipendenti o addirittura un solo lavoratore. Ciò è possibile soltanto nei limiti sopra enunciati e quindi piuttosto raramente, costituendo più spesso un illecito che a seconda dei casi va dalla discriminazione agli atti persecutori.
Tutto dipende dal rispetto della procedura e dal contesto complessivo, ma se la ripresa di una parte circoscritta del personale non è stata preventivamente messa in conto, il datore di lavoro che riduce i dipendenti filmati in seguito dovrebbe poter fornire delle spiegazioni.
Attenzione ai controlli difensivi
Nonostante quanto detto sopra c’è un caso specifico, uno soltanto, in cui i datori di lavoro possono filmare direttamente un dipendente senza comunicarlo nemmeno ai sindacati. Si tratta dei cosiddetti controlli difensivi, che secondo la giurisprudenza sono legittimi quando sono mirati a illeciti specifici di cui il datore ha già dei sospetti fondati e proporzionati. Il controllo, che avviene di nascosto, può così servire ad acquisire le prove di un illecito presumibilmente commesso dal dipendente, come un furto. L’uso stesso delle riprese è vincolato rispetto alla finalità originale.
Le telecamere non possono in ogni caso servire a controllare il rispetto delle pause, la produttività o violazioni di lieve entità. Le telecamere, inoltre, non possono riprendere luoghi privati come bagni e spogliatoi.
Cosa si rischia
Il datore di lavoro che filma i dipendenti o comunque installa delle telecamere senza rispettare la legge non può utilizzare i filmati, quindi licenziamenti e sanzioni sono contestabili. La condotta può inoltre integrare alcuni reati come la violazione della privacy, l’unico aspetto che vincola gli ambienti in cui non sono presenti lavoratori subordinati, gli unici che godono delle tutele specifiche finora enunciate. I dipendenti, d’altra parte, possono essere sanzionati in caso di gravi condotte scoperte con l’uso di telecamere legittime.
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