Naspi: se non mi presento più a lavoro e mi licenziano, spetta?

Lorenzo Rubini

16 Giugno 2021 - 07:55

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La Naspi spetta se non ci si presenta più al lavoro e si induce, di fatto, il proprio datore di lavoro a procedere con il licenziamento?

Naspi: se non mi presento più a lavoro e mi licenziano, spetta?

Il sistema previdenziale italiano, molto spesso, richiede ai lavoratori sforzi abnormi per raggiungere il pensionamento con un carico di anni di lavoro che non sempre è sopportabile. Proprio per questo motivo è lavoratori italiani sono diventati sempre più bravi a trovare escamotage per lasciare il mondo del lavoro prima del previsto.

Rispondiamo ad un lettore di Money.it che ci scrive:

“Salve, ho 41 anni e un mese di contributi versati al 20 giugno 2021, devo compiere 60 anni a luglio 2021. Stando le cose come sono attualmente mi toccherebbe fare altri due anni di lavoro per andare in pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi più i 3 mesi di comporto, oppure (ma il risultato non cambia) potrei andare in pensione al compimento dei 62 anni in qualità di Capotreno. La mia domanda è: se domani non mi presento più al lavoro e quindi dopo 6 giorni scatta il licenziamento per assenza ingiustificata posso prendere la Naspi per due anni e così avere i contributi per andare in pensione a 43 anni e un mese?”

Naspi se mi faccio licenziare

L’assenza ingiustificata dal lavoro porta al licenziamento per giusta causa. Ma anche il dipendente che viene licenziato per una propria colpa ha diritto ad avere l’indennità di disoccupazione, visto che il licenziamento è rimesso sempre alla volontà del datore di lavoro e, quindi, provoca una perdita involontaria del posto di lavoro.

La sua previsione, quindi, è giusta, potrebbe raggiungere il pensionamento con i 24 mesi di contributi figurativi della Naspi, ma attenzione, con l’assenza ingiustificata che si protrae per diversi giorni lei cagiona al suo datore di lavoro un danno per il quale potrebbe pretendere un risarcimento del danno.

Quando un dipendente si assenta dal lavoro, infatti, ha l’obbligo di comunicarlo all’ufficio del personale e proprio per questo motivo l’assenza ingiustificata e prolungata porta al licenziamento poiché per garantire un servizio efficiente gli altri lavoratori devono farsi carico anche della mole di lavoro dell’assente ingiustificato.

In ogni caso il datore di lavoro non potrà rifarsi né sull’ultima busta paga né sul TFR spettante che deve essere erogato in misura intera, ma il datore di lavoro potrà pretendere eventuali risarcimenti danni dal dipendente licenziato intentando causa.

Le ricordo, infine, che con la sentenza 160 del 2020 la Corte di Cassazione pone a carico del dipendente che resta assente ingiustificato il ticket licenziamento Naspi a titolo di risarcimento al proprio datore di lavoro.

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