Jobs Act, Renzi: contratto unico, assegno universale, nuovo codice. Tutte le novità

Renzi presenta il Jobs Act: cosa prevede il testo della bozza? Assegno universale, contratto unico, nuovo codice del lavoro. Ecco tutte le novità del Piano Lavoro del segretario PD, che entro un mese sarà un vero e proprio documento tecnico.

Il 2014 sarà l’anno di Matteo Renzi? Certamente è presto per rispondere a questa domanda, ma i presupposti ci sono tutti.

Matteo Renzi è il rottamatore, colui che è favorevole al ricambio generazionale, il nuovo segretario del PD e colui che vuole cambiare il Paese.

Il primo passo in questa direzione è l’ormai noto Job Act (o Jobs Act) che Renzi ha presentato oggi sul sito del PD, presentando le proposte sul lavoro che verranno illustrate nella direzione del Partito Democratico del prossimo 16 gennaio.

La bozza del Jobs Act è pronta, ma, appunto è solo una bozza. Renzi specifica che si tratta di

"è un documento aperto, politico, che diventerà entro un mese un vero e proprio documento tecnico”.

Il Jobs Act è diviso in 3 parti:

  • Parte A: il sistema;
  • Parte B: i nuovi posti di lavoro;
  • Parte C: le regole.

L’obiettivo?

«Creare posti di lavoro, rendendo semplice il sistema, incentivando voglia di investire dei nostri imprenditori, attraendo capitali stranieri (tra il 2008 e il 2012 l’Italia ha attratto 12 miliardi di euro all’anno di investimenti stranieri. Metà della Germania, 25 miliardi un terzo della Francia e della Spagna, 37 miliardi). Per la Banca Mondiale siamo al 73° posto al mondo per facilità di fare impresa (dopo la Romania, prima delle Seychelles). Per il World Economic Forum siamo al 42° posto per competitività (dopo la Polonia, prima della Turchia). Vi sembra possibile? No, ovviamente no. E allora basta ideologia e mettiamoci sotto».

Il sistema

La Parte A relativa al sistema è divisa in 8 punti:

  • Energia. Deve essere rilanciata la produttività per sanare il dislivello, che incide sulla produttività, tra imprese italiane ed europee. Da dove iniziare? Ridurre del 10% il costo per le aziende, soprattutto per quelle piccole, le più sofferenti e colpite dalla crisi;
  • Tasse. Ridurre del 10% l’IRAP per le aziende secondo il principio: chi produce lavoro paga di meno, chi si muove in ambito finanziario paga di più (riferendosi all’aumento della tassazione delle rendite finanziarie);
  • Revisione della spesa. Vincolo di ogni risparmio di spesa corrente che arriverà dalla revisione della spesa alla corrispettiva riduzione fiscale sul reddito da lavoro;
  • Azioni dell’agenda digitale. Investire nella rete e promuovere pagamenti e fatturazione elettronica;
  • Eliminazione dell’obbligo di iscrizione alle Camere di Commercio. Un segnale contro le corporazioni che consenta che le funzioni delle Camere vengano assegnate a Enti territoriali pubblici;
  • Eliminazione della figura del dirigente a tempo indeterminato nel settore pubblico. Al fine di arrestare lo strapotere delle burocrazie ministeriali: un dipendente pubblico è a tempo indeterminato se vince concorso, mentre un dirigente no;
  • Burocrazia. Semplificazione amministrativa sulla procedura di spesa pubblica;
  • Adozione dell’obbligo di trasparenza. Obbligo per tutte le amministrazioni pubbliche, partiti, sindacati pubblicare online le entrate e le uscite in modo preciso e trasparente.

I nuovi posti di lavoro

La Parte B relativa ai nuovi posti di lavoro specifica che il Jobs Act metterà a punto un singolo piano industriale con direttive precise e concrete per la creazione dell’occupazione nei seguenti settori:

  • Cultura, turismo, agricoltura e cibo;
  • Made in Italy (dalla moda al design, passando per l’artigianato e per i makers);
  • ICT;
  • Green Economy;
  • Nuovo Welfare;
  • Edilizia;
  • Manifattura.

Le regole

La parte C riguarda le regole ed è suddivisa in 6 punti:

  • Semplificazione delle norme. Entro 8 mesi verrà presentato un codice del lavoro che semplifichi tutte le regole vigenti, che sia ben comprensibile anche all’estero, al fine di attrarre investimenti;
  • Riduzione delle varie forme contrattuali, oltre 40, che hanno prodotto uno spezzatino insostenibile. Favorire un contratto di inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti;
  • Assegno universale. Garantito a coloro che perdono il lavoro, anche per chi oggi non ne avrebbe diritto, con l’obbligo di seguire un corso di formazione professionale e non rifiutare più di una nuova proposta di lavoro (esperimento di reddito minimo garantito?);
  • Obbligo di rendicontazione online ex post per ogni voce dei denari utilizzati per la formazione professionale finanziata da denaro pubblico. Il presupposto deve essere l’effettiva domanda delle imprese e occorre prevedere dei criteri di valutazione meritocratici delle agenzie di formazione con cancellazione dagli elenchi per chi non rispetta determinati standard di performance;
  • Agenzia Unica Federale. L’Agenzia avrebbe il compito di coordinare i centri per l’impiego, la formazione e l’erogazione degli ammortizzatori sociali;
  • Legge sulla rappresentatività sindacale con la presenza dei rappresentanti eletti direttamente dai lavoratori nei CDA delle grandi aziende.

Le altre proposte

Nel Jobs Act sono riportate anche le seguenti proposte:

  • Riforma del Senato. L’obiettivo è quello di eliminare il bicameralismo come lo conosciamo oggi, trasformando il Senato in Camera delle Autonomie. Il passaggio successivo? Abbassare numeri e compensi dei consiglieri regionali;
  • Eliminazione dei politici delle Province. Il DL Delrio è passato alla Camera, ora tocca al Senato dare il via libera definitivo a gennaio: il primo passo verso il miliardo di euro di risparmi dei costi della politica;
  • Scuola. Dopo la figuraccia del Governo Letta sul prelievo di 150 euro sullo stipendio degli insegnanti, Renzi sottolinea: il problema degli insegnanti è di dignità, prima che economico. Bisogna recuperare il ruolo degli insegnanti, sempre meno considerato, coinvolgendoli in una grande campagna per la riforma scolastica.

E ora?

Come abbiamo accennato il Jobs Act presentato da Renzi è solo una prima bozza. Il segretario del PD spiega:

«Noi vogliamo dire che l’Italia può ripartire se abbandoniamo la rendita e scommettiamo sul lavoro. In questa settimana accoglieremo gli stimoli e le riflessioni di addetti ai lavori e cittadini (matteo@matteorenzi.it). Poi redigeremo il vero e proprio Jobs Act».

L’Italia ce la può fare? Secondo Renzi:

«L’Italia ha tutto per farcela. È un Paese che ha una forza straordinaria ma è stato gestito in questi anni da una classe dirigente mediocre che ha fatto leva sulla paura per non affrontare la realtà (...) Un cambiamento radicale è possibile partendo dall’assunto che il sistema Paese ha le risorse per essere leader in Europa e punto di attrazione nel mondo. E che la globalizzazione non è il nostro problema, ma la più grande opportunità per l’Italia (...) che vive un paradosso. Per responsabilità (diffusa) della classe dirigente, abbiamo perso molto tempo. E i dati dell’Istat di oggi – che proiettano una disoccupazione giovanile ai record dal 1977 – sono una fotografia devastante. Bisogna correre, allora. Fermare l’emorragia dei posti di lavoro. E poi iniziare a risalire la china».

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