Parla Lisa Cook, la governatrice della Fed che il Presidente Donald Trump ha cercato di silurare. Tagli tassi inutili ’per colpa’ dell’AI?
Ormai l’AI sembra essere diventata un mostro a più teste, una sorta di Idra di Lerna, che fa paura a tutti, Fed inclusa. E Fed che oggi, per bocca di Lisa Cook, governatrice che ha fatto parlare di sé a causa dei tentativi del Presidente americano Donald Trump di defenestrarla, ha riconosciuto i propri limiti nell’arginare le conseguenze della rivoluzione in atto.
Nello specifico, l’impressione è che Lisa Cook abbia alzato le mani in segno di resa, di fronte al rischio che atterrisce milioni di lavoratori di tutte le parti del mondo: quello di finire per essere messi alla porta a causa dell’intelligenza artificiale. Quello di non servire praticamente più, in un mercato globale del lavoro sempre più capace di prescindere dall’essere umano. (per ora, ancora non del tutto).
Tagli tassi inutili? L’attenti arriva direttamente dalla Fed, che cita impatto AI sulla produttività
In un mondo che sta vedendo sempre di più scenari considerati un tempo distopici farsi realtà, Lisa Cook ha ammesso che l’AI potrebbe tradursi in un aumento della disoccupazione, di fronte al quale la politica monetaria potrebbe finire con alzare la bandiera bianca.
A poco potrebbero servire infatti i tagli dei tassi, intesi come soluzione volta a blindare l’occupazione.
Nel corso di un discorso proferito al National Association for Business Economics, la governatrice della Fed che, a proposito di licenziamenti, il Presidente americano Donald Trump non è riuscito a silurare, non ha bocciato in toto l’intelligenza artificiale, parlando del presentarsi di “nuove opportunità”.
Detto questo, Cook non ha indorato la pillola, dicendo le cose come stanno:
“Se l’AI continuerà ad aumentare la produttività, la crescita economica potrebbe rimanere solida anche se il ricambio nel mercato del lavoro dovesse portare a un aumento della disoccupazione. In una fase di boom della produttività come questa, un aumento della disoccupazione potrebbe (infatti) non indicare un maggiore sottoutilizzo delle risorse. Di conseguenza, la nostra politica monetaria potrebbe non riuscire dal lato della domanda ad attenuare un periodo di disoccupazione causato dall’AI, senza al contempo aumentare le pressioni inflazionistiche.”
In quel caso specifico, insomma, l’AI metterebbe la stessa Fed con le spalle al muro.
“Istruzione e interventi di natura non monetaria potrebbero essere più adatti rispetto a tagli tassi”
Quali strumenti potrebbero dunque essere utilizzati per scongiurare il peggio?
Cook ha dato una chiara risposta a questo interrogativo: “ L’istruzione, la forza lavoro e altri interventi di natura non monetaria potrebbero essere più adatti a far fronte al problema rispetto ai tagli dei tassi della Fed ”.
Tagli dei tassi di interesse, va ricordato, che in primis il Presidente americano Donald Trump ha mostrato di considerare alla stregua di una panacea di tutti i mali: una convinzione granitica che ha portato Trump a scagliarsi ripetutamente contro l’attuale Presidente della Federal Reserve Jerome Powell, ’reo’ di non essersi piegato ai suoi diktat. Ma una convinzione granitica che poggia su basi a dir poco traballanti, soprattutto se sbandierata in un contesto in cui l’inflazione non si è messa ancora in riga. Come nel caso degli Stati Uniti. E soprattutto se si considera anche l’impatto dell’AI sulla produttività e sul mercato del lavoro. Parola di Lisa Cook.
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