India e fine del contante: effetti e fallimenti della demonetizzazione

Quali effetti della demonetizzazione iniziata a novembre in India, che ha annullato il valore dell’86% delle valute in circolazione?

India e fine del contante: effetti e fallimenti della demonetizzazione

Riepiloghiamo: all’improvviso, gli indiani si sono sentiti dire che la maggior parte dei loro contanti non avrebbe avuto più alcun valore. Era l’8 novembre 2016, il mondo era concentrato a piangere o ad esultare per la vittoria di Trump, mentre tutti in India guardavano preoccupati i contanti nei propri portafogli, protagonisti di quella che possiamo definire come una delle iniziative governative più audaci del 21° secolo (per ora).

Il bando dei contanti in India: i fatti

Durante un intervento televisivo a sorpresa, il primo ministro indiano Modi ha annunciato l’immediata annullamento del valore di tutte le banconote da 500 e da 1.000 rupie - l’86% della moneta in circolazione - e ha dato ai suoi 1,3 miliardi di abitanti una finestra temporale di 50 giorni per depositare i contanti incriminati in conti bancari oppure scambiarli nelle nuove banconote coniate.

Questa mossa è stata pensata per essere al 100% una tattica di sorpresa per colpire il mercato nero, nemmeno le banche erano state informate fino al momento dell’annuncio ufficiale - e folle di persone hanno iniziato a mettersi in fila davanti alle porte delle filiali.

Neanche a dirlo, l’operazione non è andata bene come previsto: non c’erano abbastanza nuove banconote per sostituire le vecchie, i bancomat non sono stati calibrati per le nuove banconote, e la gente si è improvvisamente trovata costretta a depositare i propri soldi in banca (la metà delle persone in India ha dovuto aprire un conto bancario per la prima volta).

Centinaia di milioni di persone sono corse in banca, nei negozi di gioielli, agli sportelli di cambio valuta e ai bancomat e sono state in fila per lunghissime ore solo per confermare la ricchezza che già avevano.

L’economia dell’India si è presto fermata, le aziende hanno chiuso, i contadini non sono riusciti a comprare i semi da piantare, i tassisti e gli autisti di risciò non avevano alcun modo di ricevere i pagamenti, i datori di lavoro non avevano modo di pagare i dipendenti, gli ospedali rifiutavano pazienti che avevano solo contanti per pagare, i pescatori hanno visto il pescato marcire per la mancanza di clienti con soldi validi, matrimoni in tutto il paese sono stati annullati e alcune famiglie si sono trovate anche in difficoltà per comprare del cibo. Uno sconvolgimento economico e sociale a tutti gli effetti.

Ma l’India è rimasta in piedi.

Con tutto quello che stava succedendo, oltre ad alcune manifestazioni organizzate da gruppi politici di opposizione, il modo in cui l’India ha gestito questo estremo disagio è stato coscienzioso: la maggior parte delle persone è uscita di casa, è rimasta in fila e ha fatto quello che andava fatto senza violenza o, in gran parte, senza caos. Indiani ricchi e poveri, indù e musulmani, tecno-dipendenti e «antiquati» sono stati improvvisamente gettati nella stessa barca e buttati nello stesso mare. Se non altro, la demonetizzazione ha unito l’India in una missione reciproca: rispettare la politica del governo e riportare nuovamente la vita alla normalità il più presto possibile.

Adesso sono passati quasi otto mesi dalla demonetizzazione - ribattezzato “DeMo” nello slang popolare indiano - c’è da domandarsi che cosa, in qualunque modo, sia cambiato veramente.

La demonetizzazione ha funzionato?

Sul territorio la situazione si è normalizzata, gli sportelli bancomat e circolazione di valuta si è normalizzata - il polverone si è calmato. Ora possiamo guardare indietro e vedere il vero impatto che la demonetizzazione ha avuto sull’India.
Uno degli obiettivi principali della demonetizzazione - come inizialmente spiegato da Modi - era quello di eliminare la circolazione di soldi in nero e le banconote contraffatte. Il pensiero di partenza era che i coinvolti in tali attività sommerse non avrebbero scelto di convertire la propria ricchezza illecita nei nuovi contanti, cancellando così in un solo colpo le scorte valutarie nel mercato nero in India.

Ma ciò non è mai avvenuto: il 97% delle delle banconote annullate sono state convertite, il che significa che ben poco denaro nero è stato bruciato.
Il mercato nero dell’India - dinamico e attivo com’è - raramente immagazzina soldi in contanti a lungo termine, poiché si preferiscono altri modi, come gioielli o beni, per depositare la propria ricchezza. I protagonisti del mercato nero hanno poi, comunque, scambiato i contanti che avevano in mano tramite strategie furbe oppure con la forza.

Sul fronte della lotta al contrabbando, la demonetizzazione è riuscita a cancellare tutte le banconote false in circolazione all’inizio dell’iniziativa, ma le contraffazioni delle nuove banconote da 2.000 rupie hanno iniziato ad emergere non appena sono state emesse.

Gli obiettivi della demonetizzazione per frenare l’economia in nero e eliminare le contraffazioni - due intenzioni che hanno galvanizzato la popolazione e dato sostegno all’iniziativa - sembrano essere stati dei completi fallimenti.

Un altro obiettivo principale della demonetizzazione era quello di interrompere l’economia informale degli scambi in contanti, fortemente detassata, spingendo una grande fetta della popolazione verso l’economia digitale.
Prima della demonetizzazione, gli indiani utilizzavano il contate per più del 95% dei pagamenti e il 90% dei venditori del paese non avevano altri mezzi per accettare transazioni di natura diversa. Anche Uber in India accettava pagamenti in contanti e la maggior parte dei siti di ecommerce avevano l’opzione per il pagamento in contanti alla consegna.

Un aspetto della vita indiana che doveva essere aggiornato sostanzialmente. La demonetizzazione è stata un grande successo nella sua capacità di spingere la gente ad aprire conti bancari per la prima volta e conoscere i sistemi di pagamento elettronici. Il modo in cui si è raggiunto l’obiettivo è stato, come dire, diretto: le persone non avevano altra scelta.

Conclusioni

Guardando alla demonetizzazione ad otto mesi di distanza significa che possiamo anche iniziare a capire quale sia stato l’impatto economico. Agli albori dell’iniziativa, molti analisti avevano previsto che l’impatto negativo sul PIL indiano sarebbe stato significativo. Tuttavia, l’Ufficio Centrale di Statistica dell’India (CSO) ha affermato che ciò non è accaduto e che l’economia del paese è cresciuta di un robusto 7% nel trimestre finale del 2016. Coincidenza? È esattamente ciò che aveva previsto il CSO prima della demonetizzazione di Modi. Quindi, secondo gli indicatori principali dell’India, tutte quelle lunghe file, i venditori non in grado di vendere le proprie merci, gli agricoltori senza denaro per acquistare semi, i lavoratori che non potevano essere pagati, i matrimoni annullato e tutto ciò che appariva essere una completa disgregazione economica, non ha avuto alcun impatto sulla crescita economica del paese.

Un lieto fine degno di nota, ma potrebbe essere troppo bello per essere vero. Secondo un report della HSBC, questi risultati non sono «molto significativi perché il CSO ha utilizzato i dati con riferimento anche a settembre/ottobre, ben prima della demonetizzazione dell’8 novembre».

La Harvard Business Review concorda, affermando che «...Il settore in nero svolge un ruolo sproporzionato nell’economia del paese - crea il 45% della produzione e impiega il 94% della forza lavoro. È un settore per cui è difficile ottenere dati diretti affidabili. Il settore usa anche prevalentemente il contante. Infine, l’India non dispone di dati nazionali affidabili sulle vendite al dettaglio, per cui gli statistici devono utilizzare i dati sulla produzione per stimare la spesa del consumatore».

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