Amazon ha annunciato un’iniezione di oltre 35 miliardi di dollari in India entro il 2030, portando il totale degli investimenti nel Paese a circa 75 miliardi. Si tratta di una delle più grandi scommesse strategiche del gruppo fondato da Jeff Bezos, che arriva in un momento particolarmente delicato per i rapporti commerciali tra Stati Uniti e India, dopo l’imposizione di dazi americani del 50% su buona parte delle importazioni indiane.
La decisione poggia su tre direttrici fondamentali. Come ha spiegato Amit Agarwal, responsabile dei mercati emergenti di Amazon, gli investimenti si concentreranno sulla digitalizzazione guidata dall’intelligenza artificiale, sulla crescita delle esportazioni e sulla creazione di posti di lavoro. L’obiettivo è generare oltre un milione di opportunità occupazionali tra posizioni dirette, indirette e stagionali, mentre sul fronte export l’azienda punta a far salire le esportazioni dei venditori indiani dagli attuali 20 miliardi a 80 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni.
L’India come alternativa strategica alla Cina
La scelta di Amazon risponde a una logica industriale precisa, in cui l’India emerge come l’alternativa più credibile alla Cina. Il subcontinente offre infatti un terreno neutrale per sviluppare infrastrutture critiche, riducendo la dipendenza da Pechino.
Una parte consistente dei fondi sarà destinata al potenziamento dell’infrastruttura cloud di AWS, indispensabile per sostenere la domanda crescente di capacità di calcolo per l’intelligenza artificiale. L’espansione toccherà anche la logistica fisica, i data center e le piattaforme di pagamento, settori ad alta intensità lavorativa che possono trasformare l’India in un vero hub di esportazione globale per i prodotti “Made in India”.
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La corsa dei colossi tech verso Delhi
Amazon non è sola in questa corsa. Microsoft ha annunciato un piano da 17,5 miliardi di dollari per costruire la più grande infrastruttura cloud e AI del Sud-Est asiatico, espandendo i data center a Hyderabad e Bangalore e lanciando un programma per formare 20 milioni di indiani sulle competenze legate all’intelligenza artificiale entro il 2030.
Apple ha invece scelto l’India per la sua transizione manifatturiera, spostando quote massicce della produzione di iPhone dalla Cina. Grazie a partner come Foxconn e Tata Electronics, il gruppo guidato da Tim Cook punta a produrre nel subcontinente il 25% di tutti gli iPhone globali entro il 2026.
Google, dal canto suo, continua a operare attraverso il suo India Digitization Fund da 10 miliardi di dollari, avviando la produzione locale degli smartphone Pixel e stringendo partnership strategiche per alimentare i data center con energia verde.
Un mercato da quasi un miliardo di utenti connessi
Il fattore che rende l’India irresistibile per le big tech è demografico: si tratta della nazione più popolosa al mondo, che si avvicina rapidamente ai 900 milioni di utenti internet. Un mercato interno di proporzioni inimmaginabili altrove, con una classe media digitale in rapida espansione e un governo che incentiva industria e innovazione attraverso agevolazioni fiscali mirate alla produzione.
Per Amazon, consolidare la presenza in India significa anche stare al passo con competitor come Flipkart, sostenuta da Walmart. In più, la relativa saturazione dei mercati occidentali nell’e-commerce impone la ricerca di nuovi bacini di utenza e l’India rappresenta oggi il mercato emergente più promettente.