La disputa sul riso basmati tra India e Pakistan frena l’accordo commerciale con l’UE

Redazione Money Premium

15 Settembre 2025 - 06:37

Il lungo scontro sulla denominazione del riso basmati rischia di minare i negoziati tra Nuova Delhi e Bruxelles per un trattato di libero scambio.

La disputa sul riso basmati tra India e Pakistan frena l’accordo commerciale con l’UE

La battaglia per il riconoscimento della denominazione geografica del riso basmati si è trasformata in un nodo diplomatico che intreccia rivalità storiche, orgoglio nazionale ed equilibri commerciali globali. Da un lato, l’India, che attende da sette anni il via libera dall’Unione Europea per la registrazione della propria domanda di protezione; dall’altro, il Pakistan, che nel 2023 ha presentato un ricorso concorrente, includendo anche aree del Kashmir amministrate da Islamabad ma rivendicate da Nuova Delhi.

L’UE, pressata dagli emissari indiani, sta giocando la carta della prudenza: riconoscere l’esclusiva all’India significherebbe danneggiare gli esportatori pakistani, ma accogliere la richiesta di Islamabad implicherebbe una pericolosa legittimazione territoriale. Bruxelles, per ora, prende tempo.

Il riso basmati non è solo un prodotto agricolo: è un simbolo identitario. Cresciuto nei campi del Punjab storico, diviso dopo la Partizione, ha accompagnato generazioni di contadini e conquistato i mercati internazionali grazie al suo profumo e alla sua granella lunga. Ma dietro l’immagine di eccellenza si cela un valore economico enorme: il marchio basmati consente ai produttori di vendere con un premio fino a 300 dollari per tonnellata rispetto alle varietà comuni.

Per Islamabad, perdere la possibilità di utilizzare l’etichetta significherebbe un colpo durissimo per i propri esportatori. «Sarebbe una perdita di mercato e di prezzi premium», ha spiegato Ibrahim Shafiq, direttore di una delle principali aziende pakistane. Per l’India, al contrario, la vittoria consoliderebbe la propria posizione come leader indiscusso in Europa.

Non è la prima volta che il basmati si trova al centro di una battaglia legale. All’inizio degli anni Duemila, i due Paesi combatterono insieme contro la texana RiceTec, accusata di “biopirateria” per aver brevettato varietà derivate. Allora India e Pakistan avevano persino ipotizzato una candidatura congiunta all’UE. Ma gli attacchi di Mumbai del 2008 e il successivo deterioramento dei rapporti hanno infranto ogni tentativo di cooperazione.

Oggi la questione pesa come un macigno sui negoziati per il trattato di libero scambio tra India e Unione Europea. Secondo il ministro del Commercio indiano Piyush Goyal, l’accordo porterebbe benefici a imprese e consumatori da entrambe le parti. Ma finché la disputa sul basmati non sarà risolta, Bruxelles sembra non voler accelerare.

La sfida, dunque, non riguarda solo un chicco di riso, ma la capacità di due potenze regionali di trasformare un patrimonio agricolo condiviso in un ponte di cooperazione, anziché in un ulteriore terreno di scontro.