Meno fertilizzanti oggi, meno cibo domani. Il vero effetto domino della guerra in Iran è questo

Sergio Giraldo

18/03/2026

La chiusura dello Stretto di Hormuz blocca i fertilizzanti nel Golfo. La semina 2026 è a rischio. E il tempo stringe.

Meno fertilizzanti oggi, meno cibo domani. Il vero effetto domino della guerra in Iran è questo

A tre settimane dall’attacco all’Iran, la catena globale del cibo comincia a scricchiolare in modi che pochi avevano previsto con questa velocità. La crisi energetica nata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz si sta trasformando, in silenzio, in una crisi agricola.

Lo Stretto di Hormuz è largo 33 chilometri nel suo punto più angusto. Attraverso quel corridoio passa il 20% dell’energia mondiale, ma anche — dato meno noto — oltre il 30% delle esportazioni globali di fertilizzanti azotati. Finché le navi scorrevano, non era un problema. Ora però il mondo si accorge di quanto sottile fosse quel filo. Il problema specifico dei fertilizzanti è che non esistono rotte alternative. Per l’ammoniaca, per l’urea, per lo zolfo (sottoprodotto essenziale per i fertilizzanti fosfatici) non esiste nulla di equivalente. Quasi un milione di tonnellate di fertilizzanti sono fisicamente bloccate nei porti del Golfo e i principali produttori hanno dichiarato la forza maggiore sui contratti per non incorrere in vertenze contrattuali con i clienti.

Il mercato naturalmente ha reagito e all’hub di importazione americano di New Orleans (il porto attraverso cui entra la maggior parte degli approvvigionamenti esteri di fertilizzanti degli Stati Uniti) il prezzo dell’urea è salito del 32% in una sola settimana, superando i 680 dollari per tonnellata. Dal 15 dicembre al 9 marzo, i prezzi dell’urea sono complessivamente aumentati del 77%.
Gli Stati Uniti importano, negli anni normali, fino alla metà del loro fabbisogno di urea. Oggi sono a corto di circa il 25% delle scorte abituali per la semina primaverile. Le riserve strategiche, a differenza di quanto avviene in Cina, non esistono, poiché il sistema americano di distribuzione dei fertilizzanti funziona in modalità just-in-time.

Questa crisi è strutturalmente diversa da quella seguita all’invasione russa dell’Ucraina. Allora, i fertilizzanti russi e bielorussi colpiti da sanzioni vennero semplicemente reindirizzati verso altri mercati e il sistema si riorganizzò, con prezzi più alti.
Oggi invece il problema è un blocco fisico, poiché le navi non passano e non esiste infrastruttura capace di portare fuori dal Golfo per vie alternative il volume di fertilizzanti necessario ai mercati mondiali. Finché l’Iran non darà garanzie esplicite di sicurezza (cosa che al momento sembra una ipotesi remota) le navi resteranno ferme.

Il calendario però ha le proprie esigenze, poiché ad esempio i fertilizzanti azotati devono essere applicati prima che il seme germogli. Per il mais negli Stati Uniti, la finestra utile si chiude grossomodo entro metà aprile. Passata quella data, qualunque fertilizzante arrivi sarà inutile per il raccolto 2026. Il mais è il raccolto più esposto, essendo quello che richiede più fertilizzanti azotati. Questa pressione sta già spingendo molti agricoltori a valutare uno spostamento di superficie coltivata verso la soia, che richiede meno azoto. Una scelta razionale a livello individuale, ma che collettivamente avrebbe conseguenze significative sui mercati delle materie prime e, alla fine, sui prezzi alimentari globali. Il Fertilizer Institute ha avvertito che, se la finestra temporale viene persa, si rischia un fallimento dei raccolti di proporzioni rilevanti.

La conseguenza è che mentre i fertilizzanti scarseggiano e diventano inaccessibili, i prezzi dei cereali salgono, con il mais che ha raggiunto i massimi da maggio 2025, la soia quelli da maggio 2024. Molti agricoltori americani del Midwest hanno venduto i raccolti dell’anno scorso rimasti nei silos e pre-venduto parte di quelli futuri, approfittando del rialzo. La guerra ha però creato una forbice pericolosa, alzando i prezzi di ciò che l’agricoltore vende, ma alzando ancora di più i prezzi di ciò che deve comprare per produrre. Il margine netto, per molti, resta negativo o appena in pareggio. I guadagni, hanno ammesso gli stessi operatori del settore, non bastano a invertire la crisi strutturale dell’agricoltura americana.

L’amministrazione Trump ha annunciato misure per facilitare le importazioni di fertilizzanti dal Venezuela e sta distribuendo 12 miliardi di dollari in aiuti diretti agli agricoltori. Il segretario americano all’Agricoltura ha dichiarato che il governo sta esplorando ogni strada possibile. Certo, i sussidi forse eviteranno il fallimento di qualche impresa agricola. Ma nessuna di queste misure risolve il problema fisico alla radice.