L’India ha un grosso, grave, serissimo problema con il suo campionato professionistico di calcio. L’Indian Super League (ISL), questo il nome della massima serie indiana, rischia infatti di fallire se la federazione calcistica indiana (AIFF) non riuscirà a trovare un accordo con la Football Sports Development Limited (FSDL), la società privata che gestisce quotidianamente il campionato, in merito allo spinoso dossier dei diritti televisivi.
La stagione 2025-26 dell’ISL avrebbe dovuto prendere il via a settembre, ma la competizione a 14 squadre è stata sospesa a tempo indeterminato a luglio a causa di problemi contrattuali tra l’AIFF e la FSDL. L’attuale accordo sui diritti tra l’AIFF e la FSDL scadrà a dicembre ma finora le due parti non sono riuscite a concordare una proroga.
La situazione di stallo ha spinto tre club della divisione (Bangladesh, Chennaiyin FC e Odisha) a chiudere i battenti perché considerate aziende in attività. I club in questione hanno annunciato che non avrebbero pagato tutto il personale finché la situazione non fosse risolta.
Un amore mai sbocciato
I tempi d’oro sembrano ormai finiti. Dell’ottimismo risalente ai primi anni Duemila non rimane più traccia. Le parole pronunciate nel 2007 da Sepp Blatter, all’epoca presidente della FIFA, secondo cui l’India era il “gigante dormiente del calcio mondiale”, sono evaporate come neve al sole.
La mobilitazione di colossi nazionali, sponsor e burocrazia indiana per plasmare un nuovo movimento calcistico che avrebbe dovuto accompagnare l’ascesa dell’Elefante ha avuto lo stesso effetto di un buco nell’acqua. A poco sono serviti gli acquisti, da parte dei neonati club locali, di grandi campioni internazionali – seppur a fine carriera - del calibro di Aelssandro Del Piero, David Trezeguet, Luis Garcia, Robert Pires, Freddie Ljungberg ed Elano. E a poco è servita anche la creazione di succursali calcistiche indiane da parte di società europee, come l’Atletico de Kolkata targata Atletico Madrid e il Mumbai City riflesso del City Football Group che controlla anche il Manchester City.
La prima stagione dell’ISL prese il via nel 2014 e richiamò allo stadio una media di oltre 24mila spettatori a partita, saliti a 27mila l’annata successiva. Da allora il campionato indiano si è allargato, ha incluso nuove squadre, arrivando a 13 nel 2024/25, ma non è più riuscito ad attrarre nomi altisonanti, e anche per questo è rimasto fuori dai radar dell’opinione pubblica globale.
Accordi e soldi
Non è però per via della sua mediocrità che il campionato indiano di calcio rischia di bloccarsi per sempre. La questione, semmai, si riduce a una disputa tra l’AIFF, l’organo di governo del calcio indiano, e la FSDL che gestisce l’ISL. I motivi del muro contro muro? La struttura futura e la distribuzione dei ricavi commerciali della divisione. Risultato: giocatori, staff, allenatori, dirigenti, arbitri e tutti coloro che sono legati al calcio professionistico in India non sanno quando, o se, la situazione verrà risolta.
Come ha spiegato The Athletic, nel 2010 l’AIFF aveva firmato un accordo per la gestione di un nuovo campionato con FSDL dando vita ad una partnership tra il conglomerato Reliance Industries e la società internazionale di media sportivi IMG. L’accordo, della durata di 15 anni, valeva circa 700 crore, ovvero sette miliardi di rupie, che ai tassi di cambio dell’epoca corrispondevano a poco meno di 100 milioni di sterline (155 milioni di dollari).
L’idea iniziale, molto ambiziosa, per l’ISL era quella di creare una sorta di ibrido tra l’Indian Premier League, il campionato di grande successo e molto redditizio che ora, in un modo o nell’altro, detta legge nel mondo del cricket, e la Premier League inglese di calcio. Già prima della pandemia le presenze allo stadio erano però crollate, attestandosi attorno a una media di 12mila a partita, e l’interesse per questo sport stava iniziando a scemare.
Il prossimo 8 dicembre scadrà il contratto con Football Sports Development Limited (FSDL), la società controllata da Reliance che gestisce il campionato. Le trattative per il rinnovo sarebbero dovute iniziare a febbraio, ma sono state sospese per via di un caso aperto alla Corte Suprema sulla riforma costituzionale della federazione.
Senza gli investimenti di Reliance, il campionato non è infatti economicamente sostenibile. Già ora Economic Times stima che i debiti complessivi dei club siano compresi tra 30 e 50 miliardi di rupie (tra circa 300 e 500 milioni di euro). La questione è anche politica: il governo indiano punta molto sullo sport a livello di immagine, e il primo ministro Narendra Modi ha parlato spesso dell’amore dei suoi connazionali per il calcio. Cosa succederà all’ISL?