Dietro l’accordo UE–India c’è molto più del commercio. Parla Giuliano Noci (Politecnico di Milano)

Redazione

9 Febbraio 2026 - 10:19

Dalle auto elettriche ai chip: i settori dove l’India può diventare cruciale per l’Europa. Intervista a Giuliano Noci, docente di Ingegneria economico-gestionale al Politecnico di Milano.

Dietro l’accordo UE–India c’è molto più del commercio. Parla Giuliano Noci (Politecnico di Milano)

Il riavvicinamento tra Unione Europea e India non è solo un fatto diplomatico né l’ennesimo capitolo della lunga stagione degli accordi commerciali. Come suggerisce il professor Giuliano Noci, docente di Ingegneria economico-gestionale al Politecnico di Milano, siamo di fronte a un passaggio che intreccia geopolitica, tecnologia, industria e sicurezza economica. In gioco c’è la posizione dell’Europa nel mondo di domani e il ruolo dell’India come potenza manifatturiera, digitale e demografica emergente.

Per anni il dialogo tra Bruxelles e Nuova Delhi è rimasto incagliato tra dichiarazioni di principio e negoziati commerciali lenti. Oggi il contesto è cambiato radicalmente. La pandemia, le tensioni tra Stati Uniti e Cina, la guerra in Ucraina e la crisi delle catene di fornitura hanno reso evidente la fragilità di un sistema troppo concentrato su pochi hub produttivi. In questo scenario l’Europa guarda all’India come a un partner chiave per diversificare le catene del valore, ridurre le dipendenze strategiche, trovare nuovi mercati di sbocco e collaborare su tecnologie critiche e transizione verde. L’India, dal canto suo, vede nell’Europa una fonte di investimenti, tecnologie avanzate e legittimazione geopolitica.

Il tema centrale non è solo il commercio, ma la riarchitettura delle filiere globali. Molte imprese europee stanno valutando strategie di diversificazione che affianchino nuovi poli produttivi alla Cina. L’India è una candidata naturale grazie alla popolazione giovane, alle dimensioni del mercato interno, alle politiche industriali orientate alla manifattura e alla crescente capacità digitale. Questo non significa che la Cina verrà rimpiazzata in modo automatico. L’India presenta ancora burocrazia complessa, infrastrutture disomogenee, protezionismo selettivo e forti differenze tra Stati federati. Più che una sostituzione si profila una strategia di bilanciamento.

La partita si giocherà soprattutto su alcuni snodi strategici. Le tecnologie digitali e i semiconduttori sono centrali perché l’Europa cerca partner affidabili per filiere sensibili mentre l’India punta a sviluppare capacità produttive e di progettazione. La transizione energetica apre spazi enormi su rinnovabili, idrogeno verde e mobilità elettrica, con l’India che rappresenta un mercato di scala quasi continentale. Nel farmaceutico l’India è già un attore globale nei generici e una cooperazione più stretta può rafforzare la resilienza sanitaria europea. Difesa e aerospazio sono ambiti delicati ma in crescita, legati all’autonomia strategica. Anche l’agroalimentare entra in gioco, tra opportunità e tensioni su standard, dazi e tutela delle produzioni di qualità.

Giuliano Noci

Giuliano Noci è un accademico italiano nato a Mantova nel 1967, professore ordinario di Ingegneria economico-gestionale presso la School of Management del Politecnico di Milano, dove insegna Strategia & Marketing e sviluppa attività di ricerca sui cambiamenti indotti dalle tecnologie digitali nei modelli di business e nei processi competitivi delle imprese.
Dopo la laurea in Ingegneria gestionale conseguita al Politecnico di Milano nel 1992, ha intrapreso la carriera accademica nello stesso ateneo, raggiungendo la qualifica di professore ordinario nei primi anni Duemila. Dal 2011 ricopre il ruolo di Prorettore per il Polo territoriale cinese del Politecnico di Milano e in passato è stato delegato del Rettore per la Federazione Russa e per l’India.
Noci è componente del Comitato per la definizione della strategia nazionale sull’intelligenza artificiale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e membro di vari consigli di amministrazione legati all’internazionalizzazione e alla formazione post-laurea. Nel 2023 è stato inserito dalla Stanford University, in collaborazione con Elsevier, tra il 2% dei ricercatori più citati al mondo.

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