Il Covid finirà solo quando lo decideranno le Banche centrali (oppure il sistema salta)

Mauro Bottarelli

13/04/2021

13/04/2021 - 23:34

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Gli Usa bloccano il vaccino Johnson&Johnson per ragioni di sicurezza. Casualmente, il giorno seguente alla provocazione del capo della Fed di St. Louis rispetto a un taper del Qe da mettere in preventivo con il 75% di cittadini vaccinati. Ma a Washington come in Europa, la realtà è una sola: senza politiche espansive strutturali, la giostra si ferma. E nell’attesa di una nuova emergenza, avanti giocoforza con gli stop-and-go pandemici.

Il Covid finirà solo quando lo decideranno le Banche centrali (oppure il sistema salta)

In questo periodo più che mai, porsi delle domande riguardo coincidenze e nessi causali legati alla gestione globale della pandemia equivale a vedersi iscritto di diritto nella schiera dei dietrologi. Se va male, addirittura dei negazionisti. Alla luce di quanto accaduto nelle ultime 36 ore, però, viene da chiedersi come sarebbe il caso di cominciare a definire chi ancora si ostina a negare, minimizzare o derubricare totalmente certe correlazioni, divenute ormai spudorate.

La notizia del giorno è quella che vede gli Stati Uniti richiedere una sospensione della somministrazione del vaccino Johnson&Johnson, proprio nel giorno in cui in Italia sono giunte le prime 184mila dosi del siero statunitense. A darne notizia il New York Times, a detta del quale la Food and Drug Administration e i Centers for Disease Control smetteranno di usare il vaccino nei siti federali e solleciteranno gli Stati a fare lo stesso, in attesa delle indagini relative a sei casi di pazienti che hanno sviluppato una rara patologia, coinvolgente coaguli di sangue, nelle due settimane successive alla vaccinazione.

Una tegola devastante. Per gli Usa del roll out vaccinale record e ancora di più per un’Europa già alle prese con l’affaire AstraZeneca, i lockdown infiniti e la scarsezza di forniture. Ma la battuta di arresto non pare giunta a caso. Bensì, a stretto giro di posta rispetto al vero e proprio stress test dei mercati messo in atto ieri dal numero uno della Fed di St. Louis, James Bullard, nel corso di un’intervista con Bloomberg Tv. La sua tesi? Dopo aver tranquillizzato tutti, sostenendo che oggi sia ancora troppo presto per parlare di una normalizzazione della politica monetaria, Bullard ha però sottolineato come “quando raggiungi una percentuale del 75-80% di vaccinati e il CDC comincia a fornire all’opinione pubblica messaggi più rassicuranti sulle prospettive sanitarie, allora si può iniziare a rilassare un po’ le linee guida emergenziali in atto”. Di fatto, una prima ammissione relativa all’opportunità di aprire un dibattito sul taper del programma di Qe, una volta raggiunta quella quota obiettivo.

E se il primo grafico
J&J1 Bloomberg
J&J2 Bloomberg
mostra la reazione di Wall Street alle parole di James Bullard, il secondo mette la questione ulteriormente in prospettiva. Stando a dati elaborati da Bank of America e confermati dal Bloomberg Vaccine Tracker, circa il 36% degli americani ha già ricevuto la prima dose di vaccino e il 22% anche la seconda. Di più, soltanto la scorsa settimana sono state somministrate 26 milioni di dosi di vaccino, portando il totale a 187 milioni: ben oltre la metà della popolazione totale. Tradotto? Avanti con questo trend, garantito anche e soprattutto dalla peculiarità del vaccino Johnson&Johnson di richiedere un’unica somministrazione, quella quota del 75% sarebbe raggiunta già in giugno. Ovvero, fra due mesi. E attenzione, perché in base al ritmo innescatosi dall’inizio di marzo, entro il 9 agosto si raggiungeranno i 500 milioni di dosi totali. Una vero e proprio livello spartiacque: casualmente, a ridosso del meeting della Fed a Jackson Hole, storicamente l’appuntamento in cui la Banca centrale Usa traccia il sentiero della politica monetaria per almeno i due, tre trimestri a seguire.

La reazione di Wall Street, di fatto, appare decisamente giustificata. E la mossa di James Bullard, pianificata a tavolino. Ma non basta. Perché fra la provocazione dell’uomo di St. Louis e il provvidenziale annuncio della FDA, altre due casualità avevano fatto roteare vorticosamente le sinapsi nelle sale trading.

La prima fa riferimento a questo grafico,
J&J3 Bloomberg/Zerohedge
dal quale si evince come l’America sia ormai una nazione con le spalle al muro. Tradotto, ingestibile e insostenibile a livello economico senza una politica di Qe strutturale, sistemica e totalmente open ended. Nel mese di marzo, il deficit fiscale degli Usa è infatti letteralmente esploso, visto che a livello federale si è speso tre volte e mezzo quanto incassato. Di fatto, traducendo il dato su una base che fa riferimento all’arco temporale dei sei mesi che ci dividono dall’inizio dell’anno fiscale in atto, oggi il deficit americano è a 1,706 trilioni di dollari. Nel medesimo periodo a cavallo fra 2019 e 2020 era a 743,45 miliardi. Gli Stati Uniti non sono più in grado di finanziarsi unicamente attraverso la tassazione, la quale oggi figura come voce al di sotto della quota psicologica del 50%. Altra tegola. I sudori freddi cominciano a scivolare sulle fronti dei traders, imperlandole di un umidiccio gelido e poco rassicurante.

Ma ecco l’altra coincidenza, regalata dalla Sec a mercati chiusi. Dopo mesi e mesi di miopia totale rispetto alla bolla delle Spac, capaci come mostra questo grafico
J&J4 Goldman Sachs
di iniziare il 2021 con il medesimo livello di collocamenti record del 2020, incamerando miliardi sull’aspettativa di non si sa quale rivoluzione in arrivo, l’ente di vigilanza del mercato Usa ha lanciato la sua bomba. Di fatto, d’ora in poi i warrants - titoli di prelazione emessi verso i primi investitori di una Spac, a garanzia di future detenzioni azionarie - non potranno più essere considerati come strumenti di equity.

Tradotto? Fino a quando la questione legata al valore legale dei warrants nei contratti non verrà risolta, di fatto stop alle nuove Spac. La Sec ha fatto scoppiare la bolla, dopo aver furbescamente lanciato l’amo il 7 aprile scorso attraverso un tweet quantomeno irrituale per un’istituzione di regolamentazione.

Perché il mercato non è crollato, allora? Lo mostra questo altro grafico,
J&J5 Bloomberg
il quale sembra confermare la tesi dell’incidente controllato in progress: dopo settimane di collocamenti a pioggia, negli ultimi dieci giorni di trading soltanto 8 nuovi filings. Come dire, la questione della bolla era ampiamente prezzata e nell’aria. La Sec ha soltanto messo il proprio punto esclamativo, ennesimo stress test su un sistema ormai sull’orlo di una quotidiana crisi di nervi.

Poi, la manna dal cielo dello stop al vaccino Johnson&Johnson, di fatto la risposta alla provocazione di James Bullard e ai timori di chi vedeva il combinato di economia forte e inflazione in rialzo mettere a forte rischio il sostegno esiziale della Fed, sempre più legato a quel conteggio da record relativo al numero di vaccinati negli Usa.

E questo ultimo grafico,
J&J6 Statista
relativo allo studio appena pubblicato da Statista, sembra anticipare quale sarà la prossima coincidenza, questa volta al di qua dell’Atlantico. Dopo aver squassato il Vecchio Continente con la sua variante, il Regno Unito potrebbe a breve dover ribaltare di 180 gradi la propria narrativa trionfalistica di riapertura record della società, anch’essa legata al successo della campagna vaccinale. Oltre 1 milione di cittadini britannici, infatti, soffrirebbe già oggi del cosiddetto Long Covid, ovvero una perpetuazione di disturbi come debolezza, dolori muscolari e scarsa capacità di attenzione e concentrazione anche dopo settimane dalla guarigione dal virus. Nuova emergenza sanitaria in vista per Boris Johnson e sudditi, magari a ridosso del rientro in campo della Fed e pronti a mettersi nuovamente in scia espansiva, a fronte di un nuovo lockdown? E l’Ue? Strano il non fare un plissé di Piazza Affari alla comunicazione della FDA. Un dubbio aumenta, ogni giorno di più: modi e tempi della gestione della pandemia sono sempre più legati alle esigenze delle Banche centrali e dei mercati , più che alle evidenze epidemiologiche? Ovviamente, trattasi di dietrologia.

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