INPS Gestione separata 2016: tutte le novità in materia di maternità

Giuseppe Guarasci

13 Aprile 2016 - 18:57

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Tutte le novità per l’anno 2016 previste per la maternità dei soggetti iscritti alla gestione separata.

Con la pubblicazione in data 5 aprile 2016 del Decreto interministeriale Lavoro-Finanze del 24 febbraio 2016 sono stati fatti ulteriori passi avanti in materia di equiparazione del congedo di maternità tra i lavoratori dipendenti iscritti all’assicurazione obbligatoria INPS e quelli iscritti nella gestione separata. Tale decreto ha previsto infatti anche per le lavoratrici autonome iscritte in gestione separata l’estensione a 5 mesi del congedo in caso di maternità per Adozione e affidamento.
Questo decreto è l’ultimo di una serie di recenti norme intese a percorrere un percorso di equiparazione totale tra la gestione separata e le altre casse previdenziali INPS.

Ecco tutte le novità in materia di congedo di maternità per le lavoratrici iscritte alla gestione separata.

INPS, novità 2016: il congedo di maternità per la gestione separata

Il congedo di maternità è l’astensione obbligatoria dal lavoro della lavoratrice, il periodo che precede e segue il parto, durante questo periodo la lavoratrice percepisce un’indennità economica in sostituzione della retribuzione. Si deve sottolineare inoltre che il congedo e l’indennità di maternità spettano anche in caso di adozione ed affidamento di minori.
La maternità intesa come congedo e indennità ha una disciplina diversa e specifica a seconda della categoria di lavoratori della quale si fa parte e in base alla conseguente cassa di previdenza di riferimento.
Nel caso di maternità per le lavoratrici iscritte alle gestione separata questa è destinata a: lavoratrici a progetto, associate in partecipazione, libere professioniste senza cassa, venditori porta a porta, percettori di assegni di ricerca, ecc).
La durata del congedo di maternità è lo stesso indicato nel caso delle lavoratrici dipendenti: due mesi, salvo flessibilità, per i mesi precedenti la data presunta del parto e tre mesi, salvo flessibilità per i mesi successi al parto.
Da ricordare che le libere professioniste iscritte alla gestione separata Inps non hanno tale obbligo di astensione; tuttavia la permanenza al lavoro comporta la perdita del diritto all’indennità di maternità.

INPS, novità 2016: Jobs Act, maternità e gestione separata

Notevoli le novità novità in materia di maternità per la gestione separata, intervenute con il Jobs Act e con successivi decreti, di cui il recente Decreto interministeriale Lavoro-Finanze del 24 febbraio 2016.
Sono come già anticipato tutte una serie di passi volti alla totale equiparazione tra la maternità per le lavoratrici iscritte in gestione separata e tutte le altre.
Il punto centrale ruota attorno al periodo di congedo di maternità, innalzando a 5 mesi la durata del congedo, non solo per i classici casi, ma anche nel caso di specifiche situazioni di sotto affrontate.

Il Jobs Act è andato a normare il caso di fruizione dell’indennità di maternità o paternità per i genitori iscritti alla Gestione Separata, anche adottivi o affidatari, per un periodo di astensione pari a 5 mesi, nel caso in cui il committente o l’associante in partecipazione non abbia effettuato il versamento dei contributi dovuti.
Nello specifico se ne occupa la circolare n. 42/2016 dell’INPS, fornendo istruzioni di tipo amministrative ed operative, sulla maternità per gli iscritti in gestione separata. Questa definisce che in caso di mancato versamento della contribuzione da parte del committente o associante, la maternità alla lavoratrice iscritta in gestione separata spetta lo stesso. La circolare evidenzia che le nuove disposizioni si applicano in favore delle lavoratrici e dei lavoratori inscritti si in gestione separata ma come “parasubordinati”, in quanto non responsabili dell’adempimento dell’obbligazione contributiva.

In questo caso, la limitazione alla categoria dei parasubordinati è spiegata dal fatto che l’onere contributivo è ripartito tra committente/associante e collaboratore/associato e l’adempimento dell’obbligazione contributiva è interamente a carico del committente/associante, con diritto di rivalsa sul collaboratore/associato per la quota parte a carico di quest’ultimo.
Tali disposizioni sul congedo di maternità non si applicano pertanto in favore dei liberi professionisti, ancorché iscritti alla Gestione Separata, poiché sono loro gli stessi responsabili dell’adempimento dell’obbligazione contributiva.

Infine, il recente Decreto interministeriale Lavoro-Finanze del 24 febbraio 2016 pubblicato il 5 aprile 2016 che ha equiparato, anche per le lavoratrici iscritte in gestione separata, il parto naturale all’adozione o all’affidamento secondo le modalità previste per le lavoratrici subordinate.

Il decreto interministeriale interviene al fine recepire la decisione della Corte Costituzionale (sentenza 19 - 22 novembre 2012, n. 257) che ha dichiarato illegittima la previsione di un periodo di tre mesi anziché di cinque mesi per i soggetti iscritti in gestione separata che abbiano adottato o avuto in affidamento preadottivo un minore.

Ne consegue quindi che, in caso di adozione, nazionale o internazionale, e di affidamento preadottivo di un minore, le lavoratrici iscritte alla gestione separata del lavoro autonomo hanno diritto all’indennità di maternità per un periodo di cinque mesi, secondo le modalità previste per le lavoratrici subordinate ai sensi dell’art. 26, commi 2, 3 e 5 del dlgs.n.151/2001.

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