Android a pagamento? Ecco per chi, dopo la maxi-multa a Google

Google annuncia ipotesi Android non più libero dopo la multa UE da 4,3 miliardi. Ecco che cosa potrebbe cambiare per gli sviluppatori.

Android a pagamento? Ecco per chi, dopo la maxi-multa a Google

Dopo la maxi-multa UE a Google da 4,3 miliardi per aver violato le leggi sulla concorrenza si continua a parlare di Android.
La decisione dell’Antitrust, che ha dato a Google 90 giorni per adeguarsi, potrebbe costringere il colosso di Mountain View a slegare dal sistema operativo app come Maps, Search e Gmail, e ha generato la risposta del CEO Sundar Pichai, che è intervenuto sul blog ufficiale spiegando che l’ecosistema Android potrebbe subire delle conseguenze.

Quali sono le possibilità che in futuro l’OS di Google non sia più libero e gratuito e perché potrebbe succedere?

Perché Android potrebbe cambiare

Sundar Pichai insiste su come Android fin dal suo rilascio abbia creato più libertà di scelta, non meno. Scrive poi che gli smartphone provenienti da diversi produttori, tra cui anche quelli europei, “sono tutti diversi, ma hanno una cosa in comune: la capacità di gestire le stesse applicazioni. Questo è possibile grazie alle semplici regole che assicurano la compatibilità, indifferentemente dalla forma e dalle dimensioni del dispositivo”.

Il CEO continua commentando che non esiste nessun obbligo di rispettare tali regole e che gli sviluppatori possono modificare il sistema operativo nel modo che preferiscono. È il caso per esempio di Amazon, che ha seguito questa strada per i suoi tablet Fire.

Con il suo intervento Pichai vuole sottolineare che la modifica voluta dall’UE dell’attuale sistema che prevede l’installazione del bundle di app Google potrebbe portare a uno sbilanciamento nell’equilibrio di Android stesso, creando un OS più frammentato e meno efficiente per tutti. Meno uniformità, quindi, ma anche decisioni da prendere se gli incassi derivanti da queste app venissero meno.

Nel punto più controverso dell’intervento il CEO dice infatti che il sistema operativo è costato e costa a Google del denaro, ma è disponibile sin dal 2007 gratuitamente per sviluppatori e operatori telefonici. “Questi investimenti hanno senso perché possiamo offrire ai produttori l’opzione di scaricare preventivamente un pacchetto di app Google” che consentono un ritorno monetario.

Queste installazioni non sono obbligatorie, ma finora sono state pratica comune: le indicazioni erano che chi volesse inserire Google Play sull’OS dovesse farlo insieme a una suite di altre 11 app.
Nulla impedisce comunque ai produttori di scaricare oltre a queste anche altre applicazioni in diretta concorrenza, come browser o servizi per la gestione delle email.

Android a pagamento?

Sundar Pichai allude quindi alla possibilità che si debbano rivedere il prezzo di Android e alcune delle scelte sulla libertà nello store Google Play nel caso l’azienda perdesse troppo denaro per il mancato utilizzo della sua suite di app.

Il CEO di Google evita però di aggiungere che, anche rispettando la decisione dell’UE, gli sviluppatori di smartphone potrebbero comunque continuare installare volontariamente queste app sui loro dispositivi. È infatti improbabile che la maggior parte delle aziende produttrici rinunci a scaricare preventivamente Search, Play, Chrome, Gmail o Maps sui propri smartphone, vista la popolarità che queste app riscuotono tra gli utenti.

È probabile comunque che nel prossimo futuro non cambi nulla, a parte forse la sporadica presenza di device senza le app dell’azienda di Montain View, che saranno comunque probabilmente scaricate dai singoli utenti.
Visto il dominio che ormai Google ha sui servizi web quello di Pichai sembra più un bluff che un reale avvertimento sulla possibilità di rendere Android a pagamento.

Leggi anche Gmail: come utilizzare più indirizzi da una sola email.

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