Come i Presidenti USA hanno influenzato il mercato azionario nella Storia

Nonostante molte funzioni di primo ordine siano affidate al Congresso, dalla definizione delle aliquote fiscali all’elaborazione di leggi per regolamentare l’economia, i Presidenti USA hanno nelle loro mani alcuni strumenti per influenzare l’andamento del mercato azionario.

Come i Presidenti USA hanno influenzato il mercato azionario nella Storia

Come influenzano il mercato azionario i Presidenti USA?
Durante il mandato presidenziale il consenso sull’operato degli inquilini della Casa Bianca ruota anche intorno alle alterne fortune dei mercati finanziari. Ma nonostante i Presidenti USA raccolgano critiche ed elogi in base all’andamento della Borsa, in realtà la loro capacità di influenzare il mercato (e l’economia in generale) è ampiamente sovrastimata.

Questa capacità del Presidente, seppur marginale, non è tuttavia nulla. La funzione di implementare le leggi e di farne garantire l’osservanza, che viene affidata al Presidente, offre infatti a quest’ultimo degli strumenti che, unitamente al potere di nominare i vertici di alcune istituzioni cruciali del Paese, gli permettono di incidere.

La mano del Presidente sui vertici della Fed e del Dipartimento del Commercio

Il potere di nomina dei vertici delle istituzioni economiche è indubbiamente, nel set di carte del Presidente, l’asso da sfoderare per apporre la propria impronta sull’economia nazionale.

In questo contesto, il nome alla guida del Dipartimento del Commercio può rispondere a necessità strategiche della Casa Bianca. Il dicastero, dal 2017 nelle mani del Segretario Wilbur Ross, determina le politiche commerciali e sviluppa le infrastrutture e le tecnologie necessarie per lo scambio delle merci.

Ma è la nomina della figura a capo della Federal Reserve, banca centrale Americana, a definire meglio i confini del potere affidato al Presidente. La Fed, su impulso del Presidente e degli altri Governatori, definisce la politica monetaria tesa ad assicurare la crescita economia e a contenere l’inflazione e la disoccupazione.

Le mosse della Fed, che è un organo indipendente, influenzano i mercati finanziari. La natura della persona posta al comando, falco o colomba, ha una consistente rilevanza per l’economia: con l’esercizio del suo potere di nomina, in breve, il Presidente può dare una direzione, seppur indirettamente, all’orientamento della banca centrale.

L’andamento dei mercati da Eisenhower a Trump

Nonostante l’influenza dei Presidenti USA sui mercati e sull’economia sia, come finora argomentato, limitata ad alcuni ambiti, rimane forte nell’immaginario popolare la tendenza ad associare gli inquilini della Casa Bianca allo stato di salute dell’economia e dei mercati finanziari durante il loro mandato.

In tal senso è interessante valutare, prendendo come riferimento il cambiamento dei prezzi nell’indice S&P 500, quali Presidenti hanno legato il loro nome ad un periodo di convergenze economiche favorevoli.

Secondo i dati, che prendono in considerazione il periodo che va dal 1953 ad oggi, la prima versione di Obama (2009-2013) ha visto i prezzi nell’indice salire dell’84,5%, collocandosi dunque al primo posto di questa particolare classifica. Sui due gradini più bassi del podio sempre un Democratico, Bill Clinton, che governando dal 1993 al 2001 si è assicurato le due piazze d’onore (+79,2% durante il primo mandato e +72,9% nel secondo).

Meno confortante il trend economico durante i mandati degli esponenti Repubblicani, con il solo Eisenhower a restare in scia di Obama e Clinton (+70,7%). En plein del partito dell’elefante, invece, per quanto riguarda i mandati accompagnati da una flessione generale delle azioni nell’indice: picco negativo con Bush Jr dal 2005 al 2009 (-31,5%), seguito dal primo ed unico mandato di Nixon (terminato anticipatamente in seguito allo scandalo Watergate, -13,3%) e ancora da Bush Jr (primo mandato, -12,5%). Positiva, ma senza picchi, la prima esperienza di Trump alla Casa Bianca (+46,2%).

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