Dottorati di ricerca: verso la riforma del ministro Manfredi

Per i dottorati di ricerca si va verso una riforma del nuovo ministro Gaetano Manfredi che dovrebbe portare avanti quanto iniziato e non completato dai suoi predecessori e frenare così la fuga dei cervelli all’estero.

Dottorati di ricerca: verso la riforma del ministro Manfredi

Per i dottorati di ricerca e gli aspiranti dottori ci sono buone notizie all’orizzonte con la riforma del nuovo ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi in carica dallo scorso 10 gennaio e succeduto, con Lucia Azzolina, a Lorenzo Fioramonti.

Il Miur infatti da 10 giorni è stato diviso e l’Istruzione è andata alla pentastellata Azzolina, già sottosegretaria.

Ma intanto, se il Decreto scuola che sancisce i concorsi per le scuole secondarie è stato approvato diventando legge lo scorso 19 dicembre 2019, i dottori di ricerca e tutto il mondo accademico, aspettano una riforma che seppur annunciata dai predecessori di Manfredi, a oggi non è ancora stata realizzata.

Sarà compito del nuovo ministro portare avanti la riforma dei dottorati di ricerca che possa permettere ai dottori che fuggono all’estero di restare a operare nel nostro Paese.

La riforma in arrivo per i dottorati di ricerca

E se le fughe all’estero sono in aumento per i dottori di ricerca, una riforma è necessaria e in dirittura di arrivo. Manfredi dovrà portare avanti quanto progettato e non realizzato dai suoi predecessori. In particolare la nuova riforma per i dottorati in Italia che riguarderà i dottori di ricerca del futuro seguirà quanto già avviato dal ministro dimissionario Fioramonti. Il ministro Manfredi conosce bene la situazione degli atenei nostrani essendo rettore della Federico II di Napoli e presidente del CRUI (Conferenza dei rettori delle università italiane).

La nuova riforma dei dottorati dovrebbe prevedere come riporta Il Sole 24 Ore:

  • valorizzazione dei dottorati innovativi, industriali e internazionali;
  • introduzione del dottorato di interesse nazionale che conterà sui 10 milioni del Fondo di finanziamento ordinario;
  • promozione dei consorzi tra atenei e ogni docente dovrebbe far parte al massimo di due collegi, di cui uno interdisciplinare;
  • il ciclo di dottorato, con buona probabilità rimarrà unico.

Una riforma quanto mai necessaria per il settore laddove la maggior parte dei dottori di ricerca in Italia preferisce trasferirsi all’estero dopo gli studi nella speranza di un futuro migliore e maggiori soddisfazioni lavorative.

Dottorati di ricerca: le fughe all’estero

I dottori di ricerca nel nostro Paese si orientano sempre più per le fughe all’estero sintomo che qualcosa in Italia non va e che vi è necessità di una riforma. In particolare a metterlo in evidenza è l’Istat con un’indagine ripresa nell’annuario statistico 2019 che come riporta Il Sole 24 Ore evidenzia che del 93,8% dei dottori di ricerca del 2012 e il 93,7% del 2014 che lavorano, molti decidono di andare all’estero e di questi vivono stabilmente fuori dall’Italia:

  • il 15,9% dei dottori del 2012 ;
  • il 18,5% dei dottori del 2014.

Rispetto all’indagine precedente il dato è stato incrementato di 4,3 punti percentuali. Senza contare che negli ultimi 12 anni, secondo gli ultimi dati Adi (associazione dottori di ricerca italiani), le borse per i dottorati di ricerca si sono ridotte del 43%.

E se nel nostro Paese la percentuale di chi sceglie l’estero è in aumento i settori che riescono a far registrare una maggiore occupazione sono quelli di ingegneria industriale e dell’informazione (98,3% a 6 anni dal conseguimento del titolo). Il settore che fa registrare un calo dell’occupazione dei dottori del 2012 è invece Scienze politiche e sociali al 90,7%. I posti sono generalmente così suddivisi:

  • nel 24,1% dei casi si tratta di posti all’interno delle università;
  • il 17,3% nel settore della pubblica amministrazione e sanità;
  • il 17% in quello dell’istruzione e formazione non universitaria;
  • il 13,6% in un istituto di ricerca pubblico o privato.

Dati poco soddisfacenti che rendono necessaria una riforma strutturale del sistema dei dottorati di ricerca in Italia.

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