Questo settore è il vero tallone d’Achille dell’Italia. Pochi laureati, ma tanta offerta di lavoro

Alberto De Pasquale

30/09/2025

Siamo ultimi a livello Ocse per laureati nel settore Tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Così sono a rischio competitività e lavoro.

Questo settore è il vero tallone d’Achille dell’Italia. Pochi laureati, ma tanta offerta di lavoro

Tutti le usano, in molti ne parlano, ma in Italia pochissimi le studiano. Sotto l’etichetta Tecnologie dell’informazione e della comunicazione, o Information and communications technology o ICT, per chi preferisce l’inglese e le sigle, si può classificare una materia decisamente vasta. Dall’informatica all’ingegneria del software, dalla Cybersicurezza all’Intelligenza Artificiale: argomenti di cui sentiamo parlare quotidianamente, ma di cui finiamo per avere una nozione piuttosto superficiale.

Il rischio è restare indietro su tecnologie fondamentali e strategiche, anche da far valere sul mercato del lavoro. Un rischio che si trasforma in certezza nel caso dell’Italia, che risulta ultima a livello Ocse per quota di laureati nel comparto ICT. 

L’Italia sotto la media nelle lauree STEM

La questione riguarda più in generale il settore STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica), nel quale l’Italia è senza dubbio indietro rispetto agli altri paesi più avanzati economicamente. In Italia il 24,6% delle persone laureate nella fascia d’età 25-64 anni proviene da facoltà scientifiche, circa dieci punti percentuali in meno rispetto alla Germania (34,4%) e quasi due al confronto con la media Ocse (26,2%).

Ma considerando le varie materie ricomprese nella categoria STEM, si scopre che nel nostro Paese il 14,8% dei laureati proviene da corsi di Ingegneria e dagli ambiti della produzione industriale e delle costruzioni e il 7,8% da quelli di Scienze naturali, Matematica e Statistica: al confronto con la media, l’Italia è leggermente sotto nel primo caso (14,8% contro 16,1% di media Ocse) ma sopra nel secondo (7,8% contro 4,9%).

Di conseguenza, lo scarto è principalmente nel terzo ambito che costituisce la categoria STEM: quello ICT. I laureati italiani provenienti da studi in ambito Information and Communication Technologies sono infatti appena il 2% del totale, contro una media Ocse del 5,2%. L’Italia non solo ha meno laureati in tecnologie dell’informazione e della comunicazione rispetto a Germania (4,7%), Francia (5%) e Spagna (7,1%), ma risulta di fatto ultima a livello Ocse per quota di titoli per questi corsi.

Le lauree più diffuse in Italia

In numerosi paesi il campo di studi più popolare in assoluto è proprio quello STEM, in 9 membri Ocse su 38 risulta invece una quota maggiore di titoli in Giurisprudenza ed Economia, mentre l’Italia spicca per una concentrazione di laureati in Arte, scienze sociali e comunicazione: oltre il 30% dei laureati italiani ha studiato questi indirizzi, contro una media Ocse di appena il 18,6%.

Campo di studio dei laureati italiani:

  1. Arte, scienze sociali, comunicazione: 30%
  2. Stem: 25% (di cui 2% ICT)
  3. Economia, Giurisprudenza e scienze politiche: 22%
  4. Sanitario: 14%
  5. Educazione: 5%
  6. Agricoltura, silvicoltura, veterinaria: 2%
  7. Servizi: 2%

La Commissione europea è consapevole che in Europa non ci sono abbastanza professionisti qualificati per soddisfare la domanda del mercato: quasi l’80% delle piccole e medie imprese nell’Ue fatica a trovare lavoratori con competenze STEM rilevanti, in particolare per l’ambito ICT, l’Intelligenza Artificiale e l’informatica quantistica. L’obiettivo di Bruxelles è raggiungere almeno quota 32% di studenti universitari nelle materie STEM, tra i quali ci sia una rappresentanza femminile di almeno i due quinti, entro il 2030. In Europa c’è chi può avvicinarsi agilmente all’obiettivo, mentre per l’Italia la strada sembra in salita.