Commodity: ecco le migliori materie prime del 2018

Nonostante un calo di oltre 20 punti percentuali per l’indice dei prezzi delle materie prime, nel 2018 non sono mancate le commodity che hanno messo a segno rialzi particolarmente significativi.

Commodity: ecco le migliori materie prime del 2018

Tempo di bilanci per il mercato delle materie prime. Il 2018 sarà ricordato come l’anno in cui il Brent ha perso il 14% e il suo cugino statunitense, il WTI (prezzi del petrolio), è sceso del 20%. I timori su un rallentamento dell’economia globale hanno spinto al ribasso il rame (-20,4%, prezzi del rame) mentre i prezzi del caffè (-28,8%) hanno dovuto fare i conti con la svalutazione del real brasiliano, il Paese rappresenta il primo fornitore di caffè al mondo, e con una forte componente speculativa.

Nel complesso, lo S&P GSCI ha chiuso l’anno con un rosso di oltre 21 punti percentuali. Ma non solo performance negative. Ci sono anche commodity per le quali il 2018 è stato un anno da incorniciare.

Gas: volatilità in primo piano (ma +22%)

La palma di top performer 2018 è appannaggio del gas naturale, salito in 12 mesi di oltre 22 punti percentuali.

Il balzo produttivo innescato dallo sfruttamento delle riserve non convenzionali, lo “shale gas” (gas di scisto) è ottenuto dalla frantumazione idraulica delle rocce sedimentarie, ha spinto l’export di questa commodity e ridotto le scorte statunitensi, scese sui livelli minori da 15 anni.

Con l’arrivo della stagione fredda, quando oltre metà delle famiglie statunitensi -in special modo nel Nord del Paese- utilizza il Gas per il riscaldamento domestico (in estate il metano è invece utilizzato per produrre l’elettricità che fa funzionare i condizionatori), il prezzo dell’Henry Hub, il riferimento cui è indicizzato il gas liquefatto dagli Stati Uniti, ha registrato un’impennata.

A 3,3 dollari per milione di BTU (British Termal Unit) a inizio novembre, i prezzi in due settimane sono arrivati a sfiorare i 5 dollari e attualmente (prezzi del gas naturale) si attestano sopra quota 3,7 dollari (causa la forte componente speculativa, al Nymex il mercato di questa commodity è chiamato “Gas Vegas”).

Cacao: una miriade di produttori in soli due Paesi

In seconda posizione troviamo il cacao: all’ICE il derivato su questo coloniale da inizio anno è cresciuto di quasi 16 punti percentuali (prezzi del cacao) in scia delle tensioni che circondano un’offerta particolarmente volatile perché soggetta a due fattori peculiari.

Da un lato la produzione di cacao è particolarmente frazionata, dai piccoli produttori arriva più del 90% dell’offerta, dall’altro è concentrata geograficamente, visto che due terzi dell’output globale è appannaggio dei due maggiori produttori, la Costa d’Avorio e il Ghana.

La situazione, stando alle indicazioni in arrivo dal primo produttore mondiale di questa soft commodity, la Costa d’Avorio, sembrerebbe destinata a cambiare. Quest’anno i venti di Harmattan in arrivo dal Sahara, secchi e polverosi, potenzialmente in grado di danneggiare in modo rilevante i raccolti, si sono fatti attendere permettendo alle piante di svilupparsi correttamente.

Secondo le indicazioni riportate da Bloomberg, le esportazioni ivoriane nelle ultime settimane hanno fatto registrare un balzo di oltre 30 punti percentuali rispetto a un anno fa.

Palladio: deficit di offerta fino al 2020

Terza posizione per il palladio. Schivate le prese di profitto dopo un 2017 da record (+50% per le quotazioni), i prezzi di questa commodity (prezzi del palladio) hanno chiuso l’anno con un rialzo del 12% mettendo a segno, lo scorso 13 dicembre, un nuovo massimo storico a 1.199 dollari l’oncia. Il dato è tanto più significativo se rapportato con quello registrato dal platino (-17% nel 2018).

Il palladio è un metallo impiegato nell’industria chimica, elettronica, gioielliera e soprattutto in quella automobilistica (oltre il 65% del totale), dove viene utilizzato nella produzione di marmitte catalitiche per i motori a benzina (per i diesel viene utilizzato il platino). I motori a benzina sono particolarmente sviluppati in due mercati chiave come Cina e Stati Uniti.

Alla luce delle prospettive poco rosee del mercato automotive, il balzo dei prezzi è riconducibile a una struttura del mercato particolarmente sottile, che ben si presta alle speculazioni, e a un deficit di offerta che ormai dura da sette anni. Secondo le stime di Citigroup, la domanda risulterà maggiore dell’offerta fino al 2020.

È la Russia il primo fornitore di questo metallo: il palladio russo arriva dal colosso minerario Norilsk Nickel, dal Gokhran (l’ente statale che gestisce gli stock di metalli preziosi e gemme) e dalla Banca centrale.

Anche se non sono disponibili dati ufficiali, si stima che le riserve del Paese siano quasi esaurite e quindi per questa commodity il momento delle prese di beneficio potrebbe non essere ancora arrivato.

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