Il Giappone scopre un mega giacimento di terre rare. Copre 700 anni di fabbisogno

Alessandro Nuzzo

24 Febbraio 2026 - 19:45

Un giacimento da 16 milioni di tonnellate di terre rare è stato scoperto in Giappone a 6.000 metri di profondità.

Il Giappone scopre un mega giacimento di terre rare. Copre 700 anni di fabbisogno

Le terre rare sono un gruppo di 17 elementi chimici metallici oggi fondamentali per l’alta tecnologia: vengono utilizzate nella produzione di magneti per motori elettrici, smartphone, turbine eoliche e dispositivi medici. A detenere quasi il monopolio del settore è la Cina, che controlla tra il 60 e il 70% dell’estrazione globale e oltre il 90% della lavorazione e della produzione di magneti. Altri produttori significativi sono Stati Uniti, Australia e Russia.

Una nuova scoperta effettuata questa settimana potrebbe però cambiare gli equilibri di questo enorme mercato, portando alla ribalta mondiale il Giappone. Il governo giapponese ha infatti confermato quella che viene considerata una svolta storica per il Paese: la nave da ricerca Chikyu ha estratto con successo campioni di sedimenti ricchi di terre rare a una profondità di 6.000 metri. La scoperta è avvenuta nelle acque che circondano Minami Torishima. Le prime stime parlano di un giacimento da circa 16 milioni di tonnellate di terre rare.

Fabbisogno di terre rare per 700 anni

Se questi volumi fossero confermati, il Giappone disporrebbe del terzo giacimento più grande al mondo, potenzialmente in grado di soddisfare la domanda di componenti strategici per l’industria per diversi secoli. Si parla infatti di riserve capaci di coprire il fabbisogno per oltre 700 anni.

Per il Giappone, che importa quasi il 70% delle terre rare dalla Cina, questo tesoro sottomarino rappresenta un elemento chiave per ridurre la dipendenza dall’estero e rafforzare la propria posizione come potenza tecnologica globale. La scoperta non è casuale: in un contesto di crescenti tensioni in Asia, soprattutto legate alla questione di Taiwan e ai rapporti con Pechino, Tokyo ha avviato da tempo un piano di ricerca per individuare giacimenti nazionali di terre rare.

La stessa premier Takaichi ha dichiarato: «Questo è un primo passo verso l’industrializzazione delle terre rare prodotte localmente in Giappone. Ci impegneremo a creare catene di approvvigionamento resilienti ed evitare un’eccessiva dipendenza da un singolo Paese».

La notizia è stata accolta con grande favore dal governo giapponese, che la considera una vittoria strategica per la sicurezza economica nazionale. Tuttavia, resta ancora molto da fare. La sfida logistica è enorme: passare dalla scoperta all’estrazione e allo sfruttamento industriale di un giacimento di tali dimensioni non è semplice. Si tratta di estrarre sedimenti ricchi di terre rare da una profondità di 6.000 metri, superando ostacoli tecnici significativi.

Non mancano le sfide logistiche da vincere

A queste profondità, infatti, le pressioni esercitate dall’acqua sul fondale marino sono estreme, l’oscurità è totale e le operazioni risultano complesse e costose. Senza contare gli investimenti necessari, che si preannunciano molto elevati. Nonostante ciò, il Giappone punta ad accelerare il processo già dal 2027, con l’obiettivo di estrarre fino a 385 tonnellate di sedimenti al giorno.

Il primo ministro ha sottolineato che, se il Giappone riuscirà a sfruttare in modo regolare questo giacimento, potrà garantirsi una catena di approvvigionamento nazionale per le sue industrie chiave, riducendo in maniera significativa la dipendenza dalla Cina. Dal punto di vista tecnologico, il Paese dispone delle competenze necessarie per affrontare una sfida di tale portata. Resta però da verificare la reale sostenibilità economica dell’operazione e se questa impresa potrà trasformarsi in una concreta realtà commerciale nel lungo periodo.

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