Petrolio, nuova scoperta nel mezzo di una crisi globale

Ilena D’Errico

10 Maggio 2026 - 22:52

Proprio nel bel mezzo della crisi globale è stato scoperto un nuovo maxi giacimento di petrolio. Ecco chi lo sfrutterà e perché e importante.

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La guerra in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno scatenato una crisi mondiale per il settore energetico che, seppur più lentamente del previsto, sta deteriorando le economie. Quale momento migliore per scoprire nuovi giacimenti di petrolio e rotte di transito? Nessuno per un Paese come l’Iraq, sempre sul podio della produzione petrolifera ma estremamente vulnerabile alle oscillazioni geopolitiche a causa della dipendenza da Hormuz per i passaggi commerciali. Il giacimento individuato nella provincia meridionale di Najaf, al confine con l’Arabia Saudita, potrebbe aprire un nuovo capitolo per il mercato energetico del Paese.

La nuova scoperta di petrolio in Iraq

Le prime esplorazioni del blocco di Qurnain, che copre un’area di circa 8.773 chilometri quadrati, hanno prodotto stime a dir poco interessanti. Secondo quanto comunicato dal ministro del Petrolio iracheno, Hayyan Abdul Ghani, ci sarebbe un’area del blocco con riserve di greggio leggero pari a 8,8 miliardi di barili. I risultati degli approfondimenti sul pozzo esplorativo Shams-11 indicano una capacità produttiva di ben 3.248 barili al giorno, numeri che fanno festeggiare Baghdad e i suoi partner.

Il potenziale industriale su larga scala è ancora da confermare, ma le autorità irachene stanno proseguendo i lavori insieme a ZhenHua Oil, la compagnia petrolifera cinese che fa parte del progetto. ZhenHua Oil, infatti, controlla Qurnain Petroleum Limited, che sta guidando la perforazione esplorativa e le indagini sismiche. Ora l’azienda cinese ha approvato un piano di investimenti accelerato per avviare il prima possibile la produzione commerciale, incoraggiata dai risultati finora ottenuti. Il progetto è stato quindi notevolmente accelerato proprio in questi giorni delicati, dopo che il contratto per lo sviluppo, l’esplorazione e la produzione era stato concluso alla fine del 2024.

Baghdad lavora anche alle rotte

Mentre i lavori nel blocco di Qumain proseguono con enfasi, l’Iraq sta proseguendo la realizzazione di un nuovo oleodotto utile a ridurre almeno parzialmente la dipendenza dallo stretto di Hormuz. Il progetto riguarda un’infrastruttura strategica tra Bassora, nella parte meridionale del Paese, e Haditha, nei pressi del confine con la Siria. Intanto, si pensa anche ai collegamenti verso i porti di Ceyhan, in Turchia e di Baniyas in Siria, insieme a nuovi canali di transito.

Questo nuovo oleodotto dovrebbe raggiungere una capacità di esportazione pari a 2,5 milioni di barili di greggio giornalieri, potendo così contribuire alla risalita irachena. Nonostante le enormi riserve petrolifere, infatti, il Paese ha accusato duramente il colpo della guerra in Medio Oriente e soprattutto delle tensioni sullo stretto di Hormuz, un passaggio chiave per le sue vendite di greggio.

Il petrolio iracheno passa da Hormuz

Come confermato dall’Energy information administration (Eia), l’Iraq ha una quantià di riserve petrolifere intorno ai 145 miliardi di barili. Ciò significa che lo Stato possiede da solo il 17% delle riserve totali del Medio Oriente e l’8% di quelle mondiali. Di fatto, Baghdad è anche uno dei maggiori esportatori di petrolio del mondo. Le stime 2025 dell’Eia indicano un export da 4,33 milioni di barili al giorno, rendendo l’Iraq il quinto Paese del mondo per produzione petrolifera e il secondo Paese dell’Opec, dopo l’Arabia Saudita con i suoi 9,33 milioni di barili giornalieri.

C’è però da dire che circa il 90% del petrolio iracheno passa dallo stretto di Hormuz, tant’è che negli ultimi mesi le entrate dell’Iraq hanno subito una notevole contrazione. Dai 99 milioni di barili di febbraio si è passati a 18,6 milioni di barili a marzo, con ricavi scesi da 6,81 miliardi di dollari a 1,96 miliardi di dollari. Le autorità irachene hanno chiarito che questa diminuzione è legata principalmente al blocco delle esportazioni e non dipendono dalla capacità produttiva, tanto che confidano di poter riprendere a pieno ritmo dopo la crisi di Hormuz.

Di fatto, Baghdad potrebbe semplicemente spedire grandi quantità di greggio già pronto per recuperare terreno, ma è comunque essenziale preparare delle soluzioni per stare a galla finché il blocco perdura, anche perché l’ottimismo non sarà per sempre sufficiente a rassicurare gli investitori.

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