Cina: borsa Shanghai in rosso, industria ai minimi di 3 anni. Tokyo in rialzo

Flavia Provenzani

01/02/2016

01/02/2016 - 08:58

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In Cina borse in rosso dopo la pubblicazione degli indici PMI. Il dato governativo è ai minimi di 3 anni e spaventa i mercati.

In Cina, la borsa di Shanghai è in ribasso nella sessione di lunedì dopo la pubblicazione di dati contrastati sull’andamento del settore manifatturiero e dei servizi sul calendario economico. Tokyo e Sydney segnano invece rialzi diffusi sulle aspettative di un continuo stimolo di politica monetaria all’economia.

L’indice Nikkei 225 ha chiusi n rialzo dell’1.98% e lo S&P/ASX 200 a +0.76%. Lo Shanghai Composite ha perso invece l’1.78%.
Ancora in Cina, scende lo yuan contro il dollaro USA dopo che la People’s Bank of China ha abbassato ancora la quotazione difesa dalla banca centrale per la prima volta in sette sessioni di trading.

Cina: PMI manifatturiero ufficiale sotto le aspettative

I dati ufficiali sull’attività industriale in Cina scivolano al minimo di 3 anni a gennaio, aumentando i timori sullo stato di salute della seconda economia più grande al mondo.

L’indice del Governo sugli acquisti nel settore manifatturiero a gennaio (PMI) è pari a 49,4, leggermente al di sotto del consensus del mercato a 49,6 e in ribasso dal risultato del mese precedente a 49,7. E’ il risultato più debole dal 2012 e segna il sesto mese consecutivo in contrazione.

Il mood è stato aggravato da un sondaggio privato realizzato da Caixin e Markit, che ha mostrato una contrazione sull’attività manifatturiera di gennaio per l’undicesimo mese consecutivo.
L’indice Caixin, che segue imprese più piccole rispetto all’indice governativo ufficiale, si attesta a 48,4, rispetto alla lettura di dicembre 48,2.
Sebbene sia al di sopra delle aspettative, un risultato inferiore a 50 indica una contrazione all’interno del settore.

«I produttori cinesi hanno segnalato un modesto peggioramento delle condizioni operative all’inizio del 2016, con sia la produzione che l’occupazione in calo a tassi leggermente più veloci rispetto al mese di dicembre. Il totale delle nuove imprese nel frattempo è sceso al tasso più debole in sette mesi»,

ha detto Markit in un comunicato.

Ma aiutare a compensare la delusione è stato l’indice separato pubblicato lunedì, che ha mostrato una crescita nel settore dei servizi in Cina al di sopra della soglia a 50. L’indice PMI non manifatturiero ufficiale del Governo cinese si attesta a 53,5, contro il 54,4 del mese di dicembre.

Pechino sta cercando di riorientare la sua economia dalla crescita industriale ai consumi interni; così, quelli sui servizi, il settore immobiliare e la sanità stanno diventando indicatori importanti da monitorare.

Il settore dei servizi in Cina rappresenta già la metà del prodotto interno lordo del Paese. Questo nuovo focus ha portato molti analisti a mettere in discussione il valore dell’indice PMI manifatturiero come indicatore economico guida in riferimento all’economia cinese.

Il taglio sull’eccesso di capacità all’interno delle grandi industrie è stata la chiave per risolvere la crisi attuale.

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