La Borsa cinese rinasce a colpi di ETF. Così Pechino pompa il mercato azionario

Redazione Money Premium

3 Febbraio 2026 - 08:05

Il piano segreto di Pechino per sostenere la Borsa passa dagli ETF (e funziona). +2.300 miliardi in un anno e Wall Street resta a guardare.

La Borsa cinese rinasce a colpi di ETF. Così Pechino pompa il mercato azionario

Il mercato cinese degli ETF sta vivendo una fase di espansione senza precedenti, sostenuta non solo dall’interesse degli investitori, ma anche da una precisa strategia delle autorità di Pechino per stabilizzare e rafforzare i mercati azionari domestici. In questo contesto, un importante gestore patrimoniale ha recentemente superato la soglia simbolica dei mille miliardi di renminbi in ETF amministrati, un traguardo che segnala la maturazione di questo segmento finanziario.

Secondo i dati forniti da Wind, il patrimonio in ETF gestito da China Asset Management ha oltrepassato quota 1.000 miliardi di renminbi, mentre anche E Fund si avvicina rapidamente allo stesso livello. Si tratta di numeri che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati irraggiungibili in un mercato tradizionalmente dominato dal trading diretto di azioni da parte dei piccoli risparmiatori.

Nonostante la forte espansione, la Cina resta distante dal mercato statunitense, dove gli asset in ETF superano i 13.000 miliardi di dollari. Tuttavia, il ritmo di crescita cinese è impressionante: solo nell’ultimo anno, il valore complessivo degli ETF è aumentato di oltre 2.000 miliardi di renminbi, portando il totale oltre i 6.000 miliardi entro la fine del 2025.

Un esperto del settore con sede a Pechino ha descritto gli ETF come una vera e propria infrastruttura finanziaria per l’accesso al mercato azionario onshore, sottolineando che la loro diffusione è coerente con l’indirizzo politico promosso dalle autorità di vigilanza.

Dopo anni di ribassi, tra il 2021 e il 2024, che hanno portato l’indice CSI 300 a perdere quasi la metà del proprio valore, il governo ha intensificato l’uso degli ETF come strumento di stabilizzazione del mercato. In momenti di forte volatilità, la cosiddetta “squadra nazionale” — un gruppo di investitori istituzionali sostenuti dallo Stato — interviene acquistando ETF per sostenere i prezzi delle azioni.
Tra questi attori figura anche il fondo sovrano China Investment Corporation, che a metà 2025 deteneva circa 1.600 miliardi di renminbi in ETF, pari a oltre un quarto dell’intero patrimonio del settore, secondo dati di Bloomberg.

Il mercato cinese sta vivendo un processo di “istituzionalizzazione”: strumenti inizialmente utilizzati soprattutto da investitori individuali stanno diventando sempre più centrali per fondi pensione, assicurazioni e fondazioni.
Questa trasformazione contribuisce alla stabilità dei flussi e rende il mercato meno dipendente dall’umore del trading giornaliero, uno dei problemi storici della borsa cinese.

Le autorità hanno accompagnato la crescita degli ETF con riforme mirate a tutelare gli investitori e incentivare investimenti di lungo periodo. Un elemento chiave è stato il drastico taglio delle commissioni: oggi molti ETF applicano costi intorno allo 0,15% annuo, contro lo 0,5% di due anni fa.
Questa compressione dei margini, però, sta mettendo sotto pressione i gestori più piccoli, che faticano a raggiungere la redditività se non superano masse gestite molto elevate, spesso stimate oltre i 500 miliardi di renminbi.

Oltre alle riforme strutturali, anche l’interesse per l’innovazione tecnologica ha contribuito alla ripresa dei mercati, alimentato dal cosiddetto “momento DeepSeek”, che ha riportato l’attenzione sui progressi cinesi nell’intelligenza artificiale.
Nel 2025, l’indice CSI 300 ha registrato una crescita significativa, mentre l’indice tecnologico ChiNext ha messo a segno rialzi ancora più marcati, attirando nuovi capitali verso prodotti indicizzati tematici.

Dal 2020 sono stati lanciati in Cina oltre 750 nuovi ETF, molti dei quali focalizzati su settori specifici come robotica, semiconduttori e intelligenza artificiale. Secondo Meng Lei, stratega azionario presso UBS Securities, gli investitori mostrano una preferenza crescente per strumenti che consentono di scegliere con precisione il tema di investimento, invece di affidarsi alla selezione discrezionale dei fondi comuni.

Parallelamente, anche gli investitori stranieri stanno modificando il proprio approccio: se da un lato i gestori attivi hanno ridotto l’esposizione diretta alle azioni cinesi, dall’altro gli afflussi verso ETF quotati sono aumentati, compensando in parte le vendite, secondo i dati di EPFR.
L’evoluzione del mercato degli ETF in Cina non è quindi solo un fenomeno finanziario, ma anche uno strumento di politica economica. Attraverso questi prodotti, le autorità riescono a convogliare risparmio, stabilizzare le quotazioni e indirizzare gli investimenti verso settori ritenuti strategici per la crescita futura del Paese.

Se questa combinazione di sostegno pubblico, riforme regolamentari e innovazione di prodotto continuerà, gli ETF sono destinati a diventare uno dei pilastri centrali del sistema finanziario cinese nel prossimo decennio.