I veri motivi dietro il crollo del mercato azionario cinese

Tommaso Scarpellini

5 Marzo 2024 - 17:36

L’aumento delle vendite allo scoperto e la fuga dei capitali dal Paese stanno impattando negativamente sul prezzo delle azioni cinesi. L’intervento del CSRC contribuirà a sostenere le borse?

I veri motivi dietro il crollo del mercato azionario cinese

Il mercato azionario cinese è in perdita ormai da anni, e le motivazioni non sono poche.

Mentre gli analisti si soffermano sui problemi economici del Paese, fra cui il tanto discusso rallentamento nel tasso di crescita del PIL cinese, c’è un’altra evidenza tecnica poco trattata ma che in realtà sembra aver avuto un forte impatto negativo sul mercato azionario del Paese: si parla appunto delle vendite allo scoperto. Senza considerare la fuga da parte degli investitori dai fondi d’investimento che mirano a proporre all’investitore un’esposizione in direzione dei mercati azionari cinesi.

In sintesi, una forte mancanza di fiducia.

Anche per questo motivo, recentemente il CSRC ha introdotto nuove misure per contenere questo genere di attività, da parte dei broker e degli Hedge Fund. Adesso il mercato non sembra assumere una direzione chiara ed in molti si domandano quale potrebbe essere l’impatto di queste nuove misure sui corsi azionari cinesi.

Le vendite allo scoperto affossano i titoli cinesi

L’aumento delle scommesse contro gli stock cinesi è un fattore ormai discusso da anni, non solo nel 2023/24. La dimensione delle vendite allo scoperto in Cina si è praticamente triplicata dal 2020 ad oggi. Si parla di una media di 100 miliardi di Yuan dal 2020, anno in cui l’ammontare delle vendite allo scoperto ha iniziato a farsi pesante.

Ma quanto impattano queste operazioni sul mercato azionario cinese? rispondere a questa domanda, fornisce una chiave di lettura molto interessante. Già a settembre 2023, il valore dell’interesse a breve era salito a 2,1 miliardi di dollari, secondo i dati IHS Markit. In quel periodo, le azioni più vendute erano Nio Inc (NIO), Pinduoduo Holdings (PDD) e Alibaba Group (BABA). Non a caso, due di queste tre sono anche fra le prime 10 capitalizzazioni dei fondi attivi e passivi che mirano a fornire un esposizione completa sul mercato azionario cinese. Il forte crollo del prezzo dei vari veicoli d’investimento ha dato inizio ad una fuga di capitali dai fondi cinesi. Secondo le fonti di Reuters, il 3 gennaio, a dicembre, le azioni del Paese hanno visto un deflusso netto di 3,8 miliardi di dollari.

Basti dare un rapido sguardo al grafico dell’MSCI China per rendersi conto di cosa questa fuga di capitali abbia significato per il prezzo dei titoli.

MSCI CHINA, 1W MSCI CHINA, 1W Grafico a candele dell'indice MSCI China. Fonte: baha.com

Questo ciclo di borsa ormai si ripete da anni: Short selling - crollo dei mercati - deflusso di capitali dai fondi - appesantimento del crollo - stabilizzazione. Non a caso, gli AUM degli ETF hanno registrato una sensibile contrazione nel 2023. Un evidenza che fa molto riflettere.

Come impatteranno le misure di stimolo del CSRC?

Sono molte le misure di stimolo messe in atto dal governo di Pechino e dalla Banca Popolare Cinese (PBOC) per risollevare l’economia cinese.

Una delle misure più discusse nell’ultimo periodo è appunto il taglio delle vendite allo scoperto proposto dalla China Securities Regulatory Commission (CSRC). Il «cane da guardia» del mercato cinese ha mostrato fermezza nelle proprie dichiarazioni: zero tolleranza verso i venditori allo scoperto malintenzionati, «marciranno in prigione».

Ed è per questo che sembra procedere verso la completa sospensione del prestito di azioni soggette a restrizioni sulle borse della Cina continentale.

A chi sembrerebbe rivolta questa misura? l’attenzione del regolatore cinese si sposta verso i Broker e gli Hedge fund, con il presumibile obiettivo di frenare il problema alla fonte.

Quale impatto potrebbero avere queste restrizioni sul prezzo delle azioni Cina?

A seguito delle prime restrizioni, nei mesi di gennaio e nella prima metà di febbraio, le borse cinesi hanno reagito negativamente. A gennaio, l’MSCI China ha registrato una perdita di circa l’8%. A febbraio, invece, ha inizialmente mostrato una contrazione di quasi il 2%, per poi chiudere il mese con un aumento di circa l’8%.
Sebbene la restrizione delle vendite allo scoperto rappresenti una buona notizia per gli acquirenti di azioni cinesi, la decisione del CSRC è stata molto drastica e potrebbe apparire, inizialmente, come un tentativo «disperato» di frenare i crolli. Questo ha spesso spaventato le borse in passato, comportando inizialmente dei dump apparentemente ingiustificati.

In Cina però sembra prevalere la fazione dei rialzisti: dopo i primi ribassi, le borse hanno iniziato a scontare nel prezzo questa novità.

Questo anche perché, anche a livello pratico, le misure del CSRC hanno già dato dei risultati tangibili. Non a caso, gli sforzi per frenare le vendite allo scoperto hanno comportato un calo del 24% dell’attività di prestito titoli, per un controvalore pari a 63,7 miliardi di yuan.

In conclusione, cosa sta accadendo al mercato azionario cinese?

Le vendite allo scoperto sono state uno dei principali motivi del profondo crollo del mercato azionario cinese. O meglio, hanno amplificato il crollo, comportando una fuga degli investitori dal comparto azionario del Paese. Questo ha implicato un forte abbassamento degli AUM nei fondi.

L’introduzione da parte del CSRC di nuove limitazioni alla vendita allo scoperto di azioni cinesi mira proprio a sopperire a uno dei problemi principali per la crescita del prezzo delle azioni: la mancanza di fiducia degli investitori.

Sebbene il mercato abbia reagito inizialmente in maniera negativa, si cominciano già ad intravedere i primi segnali positivi. Non è chiaro se il movimento rialzista delle azioni cinesi dell’ultimo periodo proseguiranno. Però è un dato di fatto che le misure del CSRC stanno dando i suoi frutti.