Aspi, mini Aspi o Naspi? Ecco gli ammortizzatori sociali nell’era Renzi

Se di Aspi e mini Aspi abbiamo sentito parlare più volte, adesso è il turno di un nuovo acronimo: Naspi, ovvero la nuova assicurazione sociale per l’impiego. A parlarne per la prima volta è Filippo Taddei, responsabile economico della segreteria Pd renziana. Ecco di che cosa si tratta.

Aspi, mini Aspi o Naspi? Un balletto di acronimi al quale non eravamo ancora abituati, ma che rappresenta il work in progress in materia di ammortizzatori sociali che sta contraddistinguendo la prima fase del new deal renziano, il cui primo scoglio è rappresentato – ovviamente – dalla sfida della lotta alla disoccupazione.

I dati Istat e le proposte di Renzi

La doccia fredda sulla situazione occupazionale nel nostro Paese è giunta ieri direttamente dall’Istat, che ha certificato per il mese di gennaio 2014 un tasso di disoccupazione pari al 12,9 per cento, il più alto dal 1977. Un trend che appare ormai inarrestabile: in crescita non solo rispetto al mese precedente (+ 0,2 punti percentuali) ma anche rispetto al 2013, durante il quale hanno perso il proprio posto di lavoro ben 369 mila persone. Numeri da bollettino di guerra, che hanno evidenziato non solo l’urgenza di mettere in cantiere autentiche riforme che possano essere di incentivo al mercato occupazionale italiano, ma anche la necessità di offrire sussidi di disoccupazione ai tanti che – ad oggi – ne sono ancora sprovvisti.

Naspi sì, reddito minimo no

Non si tratta, evidentemente, di un cedimento di fronte alla propaganda grillina e alle affascinanti sirene del reddito minimo di cittadinanza. Più semplicemente – e, soprattutto, più realisticamente – si configurerebbe una versione potenziata dell’Aspi, il sussidio introdotto dall’ex ministro Fornero. Una manovra tale da riuscire a garantire una rete di protezione anche ai più deboli tra i tanti lavoratori precari italiani: i collaboratori a progetto, attualmente esclusi da quasi tutti i possibili sostegni statali.

Il nodo delle coperture economiche

Si fa presto, però, a parlare di sussidio di disoccupazione universale, senza fare i conti con le coperture economiche necessarie. Si parla, infatti, di una platea di potenziali beneficiari ampliata di ben 1 milione e 200 mila unità e di un costo complessivo di circa 8,8 miliardi di euro in tutto. Non una cifra di poco conto, anche se Repubblica, con un articolo a firma di Valentina Conte oggi in edicola ipotizza uno spostamento di risorse che andrebbero drenate direttamente dalla cassa integrazione in deroga, oggi più che mai ammortizzatore sociale destinato all’addio definitivo.

Naspi: cosa cambierà rispetto ad Aspi e mini Aspi?

Sempre secondo Repubblica, inoltre, la nuova Naspi andrebbe direttamente a sostituire Aspi e mini Aspi, con alcune interessanti novità:

  • Spetterebbe a tutti coloro che hanno lavorato almeno tre mesi (ma hanno perso il posto);
  • Durerebbe al massimo due anni per i lavoratori dipendenti e massimo 6 mesi per i lavoratori atipici;
  • L’assegno ammonterebbe a una cifra massima di 1100-1200 euro, con un calo del 15 per cento ogni 6 mesi.

Iscriviti alla newsletter Lavoro e Diritti

Condividi questo post:

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.