Dalla simulazione del Sole 24 Ore su 46 prodotti emerge una classifica dominata da due forze potenti: gli shock delle materie prime globali e il clima.
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Un chilo di zucchine costa oggi il 51% in più di cinque anni fa. Un chilo di caffè tostato il 50,9%. Le fragole il 48,1%, l’olio extravergine il 46,8%. Sono i primi quattro posti della classifica che emerge dalla rilevazione pubblicata il 31 agosto dal Sole 24 Ore, costruita su 46 prodotti di uso quotidiano confrontando i prezzi di luglio 2021 con quelli di luglio 2026. Ecco i venti maggiori rincari.
| # | Prodotto | Quantità | Prezzo 2026 | Var. 2021-2026 |
|---|---|---|---|---|
| 1 | Zucchine | 1 kg | 2,19 € | +51,0% |
| 2 | Caffè tostato | 0,25 kg | 4,39 € | +50,9% |
| 3 | Fragole | 1 kg | 7,02 € | +48,1% |
| 4 | Olio extravergine | 0,5 l | 3,48 € | +46,8% |
| 5 | Pomodori | 1 kg | 2,82 € | +45,4% |
| 6 | Riso | 0,5 kg | 1,61 € | +43,8% |
| 7 | Patate | 1,5 kg | 2,44 € | +43,5% |
| 8 | Uova | 6 pezzi | 2,26 € | +43,0% |
| 9 | Cavolfiore | 0,5 kg | 1,24 € | +42,5% |
| 10 | Melanzane | 0,5 kg | 1,22 € | +41,9% |
| 11 | Burro | 1 kg | 12,45 € | +37,8% |
| 12 | Succo di frutta | 1 l | 1,99 € | +35,4% |
| 13 | Petto di pollo | 1,25 kg | 17,11 € | +33,7% |
| 14 | Arance Tarocco | 1 kg | 2,03 € | +31,3% |
| 15 | Carne bovina | 0,5 kg | 12,00 € | +31,0% |
| 16 | Cipolle | 1 kg | 1,96 € | +30,7% |
| 17 | Cipolle bianche | 1 kg | 2,37 € | +30,7% |
| 18 | Ananas | 1 kg | 2,27 € | +30,4% |
| 19 | Acqua minerale | 4 l | 11,42 € | +30,4% |
| 20 | Carciofi senza spine | 1 pezzo | 0,91 € | +29,4% |
I prodotti che sono aumentati di più in 5 anni
Il caffè e l’olio extravergine, in seconda e quarta posizione, hanno prezzi che si formano su mercati internazionali e sono finiti al centro di deficit produttivi eccezionali tra il 2023 e il 2025. L’olio ha pagato due raccolti disastrosi nel Mediterraneo, tra siccità e Xylella. Il caffè ha pagato la sequenza di annate sfavorevoli in Brasile e Vietnam, che all’inizio del 2025 ha portato l’arabica a sfiorare i 4 dollari per libbra. Alla stessa logica risponde il burro, che con il +37,8% resta poco fuori dalla classifica.
Zucchine, pomodori, patate, cavolfiore e melanzane occupano invece cinque delle prime dieci posizioni per ragioni che con i mercati globali non hanno nulla a che vedere. Qui pesa il meteo. Cinque anni di eventi climatici estremi hanno compresso le rese stagione dopo stagione, mentre il costo dell’energia per irrigazione e serre faceva il resto. È il motivo per cui la verdura è il comparto più colpito dell’intero paniere.
Le uova, ottave con il +43%, aggiungono una terza spiegazione ancora, di natura sanitaria. L’aviaria ha ridotto ciclicamente il patrimonio avicolo europeo, con effetti sull’offerta che si sono ripercossi sui listini a ondate successive.
La materia prima è crollata, lo scaffale no
L’olio extravergine all’origine è crollato. Secondo le rilevazioni Ismea, a giugno 2026 l’extravergine scambiato all’origine si attestava intorno ai 2,45 euro al chilo, un valore che lo stesso istituto giudica lontano da quelli necessari a sostenere la filiera. Sulle piazze del Sud, a fine luglio, si sono viste quotazioni fino a 4,45 euro/kg a Foggia. Le giacenze italiane a fine novembre 2025 erano superiori del 33% all’anno precedente.
Sul caffè lo schema è identico. I futures arabica a giugno 2026 viaggiavano intorno ai 250-265 centesimi per libbra, oltre il 20% sotto i livelli di inizio anno e vicini ai minimi da novembre 2024, sulla scia del raccolto brasiliano in netto recupero.
Eppure sullo scaffale il consumatore non ha visto quasi nulla. Il prezzo medio dell’extravergine italiano al dettaglio a giugno 2026 era ancora intorno ai 10,79 euro al litro, in calo solo dell’8% su un anno prima, a fronte di un crollo all’origine ben più profondo.
La ragione è nota agli economisti come trasmissione asimmetrica: i rincari della materia prima arrivano allo scaffale in fretta, i ribassi ci mettono molto di più. Tra la quotazione sui mercati e la bottiglia ci sono trasporto, trasformazione, packaging, distribuzione, e ognuno di questi passaggi assorbe una parte della variazione. Nel caso del caffè, poi, la quotazione riguarda il caffè verde, non quello tostato e confezionato.
Cosa non è aumentato. O quasi
In fondo alla lista dei 46 prodotti c’è il vino da tavola, cresciuto in cinque anni dell’1,8%: praticamente fermo, in un contesto di sovrapproduzione strutturale e consumi interni in calo. Poco sopra si trovano le mele Golden (+13,8%) e le banane (+14,1%), i cereali per la colazione (+16,9%), la birra (+17,1%), il cioccolato in tavolette (+18,9%).
Il contrasto con la frutta di stagione è netto: mentre le fragole segnano +48,1%, le due specie più industrializzate e importate a ciclo continuo restano sotto il 15%. Dove la filiera è lunga, globale e destagionalizzata, il prezzo è più stabile; dove dipende dal raccolto locale, oscilla.
Anche il confronto con i beni non alimentari aiuta a inquadrare. Nello stesso quinquennio la benzina self-service è salita del 12,7% e il biglietto dell’autobus del 10,5%. Le visite mediche specialistiche del 5,5%.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
L’inflazione alimentare, oggi, si è sostanzialmente esaurita. A luglio 2026 la divisione «Prodotti alimentari e bevande analcoliche» cresce dell’1,4% su base annua secondo l’Istat, gli alimentari lavorati sono in leggera flessione (-0,2%) e i prezzi della frutta risultano addirittura in calo tendenziale (-0,7%). Il che significa che la classifica appena vista è una fotografia di quello che è successo, non di quello che sta succedendo. Il problema, per chi fa la spesa, rimane il fatto che nessuno di quei rincari è stato riassorbito. Il livello raggiunto è rimasto, e ora è la bolletta energetica a spingere l’indice generale.
Sul caffè e sull’olio, però, esiste un margine reale di discesa che la materia prima ha già scontato e lo scaffale no. Teniamoli d’occhio nei prossimi mesi perché, se entro fine anno i prezzi al dettaglio non cominciano a cedere, il ribasso all’origine sarà stato assorbito interamente dalla filiera.
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